TESTIMONIANZE
  Un dono che mi porto nel cuore
Con cuore nuovo


L'esperienza che ho fatto a Chirundu (Zambia) è stata molto bella, diversa forse da come la immaginavo. È stata dura i primi otto-dieci giorni: tutta sola nella mia casetta, mi sentivo strana, lontana dalle persone care e anche dalla realtà in cui mi trovavo. Mi mancava il coraggio di fare il passo fuori della porta e di buttarmi nell'incontro con le bambine dell'orfanotrofio.
Non sapendo cosa dire e cosa fare, uscivo timorosa. Poi, giorno dopo giorno, le bambine erano sempre più curiose di conoscermi e io a vevo nuove idee da proporre e mi sono così trovata con tante cose da fare e poco tempo per farle!
Le bambine sono state la realtà più bella che ho incontrato: ti entrano nel cuore e vorresti stare con loro e riuscire a parlare e a fare tante cose con loro.


  È stato bellissimo anche incontrare la comunità delle suore che vivono a Chirundu. Mi hanno accolta con estrema generosità e sensibilità, sempre attente e sorridenti, serene nonostante le difficoltà e il dolore che incontrano quotidianamente. Mi sono inserita nella loro 'routine' giornaliera con i miei tempi, ho apprezzato tanto i momenti trascorsi insieme, come in una famiglia! Mi hanno invitata a unirmi alle loro attività nelle scuole, nei villaggi, all'ospedale, in parrocchia, rendendomi partecipe della loro vita.

Spesso mi ritrovo a guardarmi intorno e un oggetto, una persona, un suono mi trasportano in Africa, in un'altra dimensione e arrivano i ricordi 'flash', pezzi di Zambia mi appaiono davanti agli occhi, carichi di quelle emozioni che le foto non trasmettono.

Al rientro dall'Africa la prima volta, tre anni fa, ero completamente stranita, persa. La prima volta è come innamorarsi, si resta con la testa là, attaccata a quell'esperienza, alle emozioni vissute, si fatica a scendere con i piedi per terra, nella realtà italiana della tua solita vita. Questa volta per me non è stato così: da subito mi sono sentita molto più presente alla realtà che vivo. Ma questo non vuol dire che il 'mal d'Africa' sia passato o che l'esperienza non mi abbia toccata, solamente la vivo in modo diverso. Al rientro mi ha impressionata questo mondo pieno di sprechi, di persone che corrono dietro a cose che non sono indispensabili e importanti nella vita, quella vera: tutti quei giochi ai bambini, quel carrello della spesa pieno di cose inutili, la gente che si lamenta per niente, la pubblicità, le mode, i gioielli, i vestiti di marca... Poi ci si riabitua a vedere tutte queste cose; l'importante è che la sensazione del di più, del non necessario non scompaia del tutto. La cosa bella è che rimangano occhi e cuore nuovi, per vedere e capire diversamente.

Spesso quelli che mi interrogano sulla mia esperienza, sentendo che tutto si risolveva in una tranquilla quotidianità, senza colpi di scena, scaricano subito l'entusiasmo. Come se instaurare relazioni con le persone non fosse importante, come se l'incontro tra culture e sensibilità diverse non valesse niente. Per me stare con 128 le bambine e con le suore è stato molto importante, la cosa più bella e profonda che mi è rimasta. Non sono i paesaggi, gli animali esotici, la povertà o la polvere che restano, ma nel cuore si conservano l'amicizia, le ore passate insieme ad altre persone imparando a conoscerle e a volere loro bene.

Mi è servito, per farmi un'idea più completa della realtà, andare nei villaggi con suor Flora e don Michele, accompagnare l'ostetrica nei villaggi per le vaccinazioni, visitare le scuole con suor Sharon, vedere l'ospedale, cercare stoffe con suor Agata per confezionare le borse alle bambine, discutere della realtà zambiana. È stato intenso anche l'incontro con le suore di Lusaka nei due giorni che ho dedicato alla pittura nella scuola dei bambini 'speciali'.

Credo che vivere in Italia con un cuore più aperto agli altri sia il dono che mi fa l'Africa. Ci sentiamo piccoli di fronte a tutto, ma sappiamo che le piccole cose fanno la differenza. Alla scelta, che ho fatto alcuni anni fa di fare volontariato presso alcune associazioni, mi dedico con ancora più entusiasmo e passione. Un altro dono che mi porto nel cuore e che spero non sbiadisca mai è la serenità che ho visto nelle suore in Zambia e che un po' è arrivata anche a me!


Giorgia Bornancin
 










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