TESTIMONIANZE
  Un dono che mi porto nel cuore
I giorni del fuoco


È azzardato proporre esperienze fisicamente e spiritualmente forti ai nostri ragazzi quindicenni, a quei ragazzi e ragazze che spesso non ci danno garanzia per continuità di impegno e per profondità di motivazioni sia in famiglia sia all'oratorio o nella scuola? È perdere tempo e sprecare energie? È pretendere o puntare troppo in alto come degli illusi, lontani dalla realtà?

La risposta ci viene da quegli stessi quindicenni che sembrano poco affidabili. Sono stati invitati a un'esperienza residenziale di condivisione e di formazione al servizio di carità, come studenti delle scuole superiori, presso l'istituto «Sacra Famiglia» per persone con handicap grave, a Cesano Boscone (Milano).

Per cinque giorni i ragazzi, assieme a molti altri volontari, in un clima di festa, di incontro e di servizio, hanno condiviso con gli 'ospiti' il canto, il gioco e la preghiera, imparando a scoprire il dono prezioso di questi fratelli particolari.

J. Vanier ci offre qualche chiave interpretativa: «Nelle nostre società competitive, che mettono l'accento sulla forza e sull'abilità, gli handicappati fanno molta fatica a trovare il loro posto; sono perdenti in partenza in tutte le competizioni. Ma sull'altro lato della bilancia c'è il loro bisogno e il loro gusto dell'amicizia e della comunione dei cuori: è su questo piano che i deboli possono toccare e trasformare i forti, se costoro accettano di ascoltare una voce che viene dal basso». E i nostri ragazzi hanno proprio accettato di ascoltare - sorpresi - questa voce. È pur vero che «il regno di Dio è come un granello di senape»: esso è invisibile... ma diventa iniziative umili e insieme forti di amore, solidarietà, comunione; diventa seme concreto di grande speranza.

Si riportano alcune testimonianze di ragazzi e di operatori che in questa esperienza hanno colto stimoli di bene per la loro vita.


  Antonia, la ragazza che mi è stata affidata, è molto sveglia, parla, capisce, ascolta ed è consapevole di essere più fortunata degli altri; per questo si dà da fare per aiutare - come può - i compagni. Essa è stata per me un chiaro esempio di carità! Vive i suoi momenti in modo per nulla ordinario, sia perché ha molti problemi fisici sia perché vuole sempre essere importante. Mi ha detto che non bisogna misurarsi con chi è più fortunato di te, ma, anche se tu sei nella difficoltà, devi cercare coloro che hanno bisogno di aiuto e fare qualcosa per loro. Ho riflettuto e sono arrivato alla conclusione che noi non ringraziamo abbastanza il Signore per ciò che ci dona. Dopo questa esperienza in me è cambiato il modo di vedere e di pensare: vedere gli altri non come disabili, carcerati, ma come persone che hanno un cuore per amare.
Giacomo

La vita è un dono, non va sprecata: questo mi insegnano i nostri 'ragazzi' che, nonostante i mille disagi, hanno negli occhi la voglia di vivere e di donare amore. Proprio grazie a questo è cambiato in me il modo di vederli, di giudicarli, perché veramente in questa settimana sono stati loro i miei maestri; ho imparato che la vita va vissuta come un dono giorno per giorno. Sono loro che devo ringraziare per tutte le volte che mi hanno fatto sorridere anche solo con un piccolo gesto e che mi hanno insegnato la vera arte di amare.
Raffaella

Penso di aver capito cosa significhi vivere pienamente in nome di Gesù, anche se non sempre sarà facile mettere in pratica i suoi insegnamenti d'amore per tutti.
Aurora

Noi siamo abituati a volere troppo e difficilmente ci accontentiamo di ciò che ci viene offerto; invece a questi ragazzi basta pochissimo. Non desiderano cose materiali, a loro basta un sorriso, una carezza, un piccolo gesto. Nonostante la loro malattia, essi non si dimenticano di sorridere, trasmettono la voglia di vivere. Ho avuto da loro vere e proprie lezioni di vita che sicuramente mi accompagneranno anche in futuro.
Jessica

Grazie a questa esperienza ho capito che non conta voler essere sempre 'all'ultima moda', ma è la semplicità che conta! Matteo, il ragazzo a me affidato, parla solo con lo sguardo: mi ha resa felice quando lo guardavo e lui mi rispondeva con un mega-sorriso per farmi capire che al mondo esiste anche lui.
Francesca

È cambiato il mio rapporto con Dio, l'ho approfondito grazie ai brevi ma intensi momenti di preghiera e di riflessione; da tempo non mi sentivo così vicina a lui. Mi sento felice anche perché sono riuscita a regalare qualcosa a qualcun altro. Grazie a questa esperienza ho conosciuto persone nuove, significative, che rimarranno nel mio cuore.
Martina
 



 

Ho conosciuto Irma e Gino che, nonostante le loro difficoltà, sono stati per me dei fantastici maestri: mi hanno fatto capire che non sono interessati ai loro problemi. I loro occhi brillano di gioia ed è come se dicessero: «Guardami, io sono qui, sono fatta/o così..., prendimi se vuoi, comunque io saprò aspettare». Qui nessuno ha vergogna di mostrarsi per ciò che è realmente; sono consapevoli di essere 'diversi', ma ciò non impedisce loro di donare un sorriso e di diventare dei maestri per noi.
Chiara

Queste persone, apparentemente così fragili, in realtà hanno una gioia di vivere inaspettata e che insegna. Tutto questo mi servirà nei rapporti con le persone e nella vita di tutti i giorni.
Viola

Io impiego tempo a fare amicizia con le persone, invece questi ragazzi, la prima volta che li incontri, ti trattano come fossi uno dei loro migliori amici e ti fanno sentire davvero bene, ti fanno sentire speciale senza guardarti due volte in faccia.
Gioele

L'esperienza mi ha fatto capire che l'uomo è davvero importante per il Signore, anche se storpio e povero. Egli ama ciascuno incondizionatamente e, se noi lo accogliamo, di certo la nostra vita risplenderà sempre, anche nelle fatiche e nella tristezza, perché egli è con noi. Grazie a questi incontri la mia fede è aumentata, mi sono sentita vicina al Signore come mai in questi ultimi mesi.
Lucia

D'ora in poi, quando vedrò un disabile fisico o mentale, non lo eviterò, ma lo saluterò, gli parlerò e - se è il caso - gli farò una carezza per rendere la sua giornata più felice e per non farlo sentire solo. Ho notato che qui gli ospiti esprimono una quotidiana allegria, come se ringraziassero sempre il Signore per ogni giornata che fa loro vivere.
Francesca B.

Queste persone si accontentano di poco e riescono a stringere amicizia con molti, se vengono accolte così come sono. Ieri Aron mi ha fatto il suo primo discorso: anche se non ho capito niente, mi sono sentita felice, perché è stata una prova di amore e di fiducia.
Eleonora

Ho trovato qui realtà che non immaginavo possibili; ho incontrato persone fantastiche, piene di gioia e di voglia di vivere. Sono riuscito a superare alcune paure. Venire qui è stata una fortuna per me, perché ho capito la ragione di vita, nostra e loro.
Filippo

Qui ho incontrato persone con la P maiuscola perché, nonostante le loro difficoltà, i loro disagi, sanno andare avanti. Noi possediamo un bene che purtroppo essi non possiedono: la salute; nello stesso tempo essi possiedono qualcosa che noi non siamo in grado di utilizzare nel modo migliore: il coraggio. Non sono loro i 'poverini'; i poveri siamo noi che abbiamo bisogno di 'cavolate' per essere felici.
Isabel

Il mio sguardo è cambiato. In questo incontro ho imparato a guardare con gli occhi del cuore, e spero veramente, nel più profondo di me, di avere questo nuovo sguardo per il futuro.
Tom

Il 'grazie' era la parola-preghiera che concludeva ogni giornata. Nell'ultima, a più voci, il grazie si è rivolto a Dio, agli ospiti, agli amici dell'esperienza, ai frati, agli autori delle testimonianze, alle suore, senza tralasciare i genitori che hanno permesso questa opportunità speciale ai loro figli.
suor Alberta Bortignon




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