TESTIMONIANZE
 

 

  Un dono che mi porto in cuore
Dì soltanto una parola


«Arancioni, tutti in fila! Blu, il cappello! Gialli e Rossi, svelti a entrare». Tre, due, uno... si va in scena. Le grida e gli applausi della gente che acclama le sue stelle, la luce dei riflettori, gli occhi luminosi, un campetto di calcio tutto rovente, non solo per l'arsura mordace di una calda serata di fine luglio, e l'ansia di arrivare, di mostrare il frutto del proprio lavoro.

No, non si sta disputando la finale degli europei di calcio, né tanto meno una 'soirée' al Teatro La Scala, ma semplicemente il gran galà di fine CRE, evento 'clou' che ha visto brillare circa cento stelle che si sono date appuntamento sabato 28 luglio alle 21,30 presso il campetto dell'oratorio «Maria Bambina» di Canetra.

Ebbene sì, siamo arrivati alla conclusione di quell'avventura iniziata il 1° luglio scorso che ha visto protagonisti i bambini e i ragazzi della parrocchia «San Biagio» in Castel Sant'Angelo, appuntamento tra i più attesi dell'estate nostrana. Nonostante l'agitazione, qualche - in realtà fin troppi - moscerino e un caldo opprimente, i ragazzi sono riusciti a mettere in scena uno spettacolo coinvolgente, sintesi del lavoro di questo mese di CRE, vissuto all'insegna del divertimento e della riflessione.


 

Le quattro squadre, arancione, blu, gialla e rossa, dopo essersi esibite nella sigla di quest'anno, «PassParTù», si sono cimentate ognuna in un balletto diverso, sempre legato al tema chiave del GREST: la Parola. Ad abbellire ancora di più la serata, gli spettatori hanno potuto deliziarsi con una sfilata 'fatta in casa' di abiti realizzati dai ragazzi inerenti ognuno a una parola, e alla fine tutti quanti hanno salutato il CRE sulle note e le mosse del tormentone del momento.

Ma mai come quest'anno il tema è stato così importante e attuale; infatti lo slogan, nonché 'fil rouge' di quest'esperienza, è stato «PassParTù: Di' soltanto una parola». Una chiave, infatti, ha aperto le porte di quest'avventura: la Parola. Un'estate per riflettere sulla sua importanza, su quanto le parole siano importanti, perché con una parola si può entrare dappertutto: nel nostro cuore per dare un nome a noi stessi, alle nostre emozioni; nel cuore degli altri per creare belle relazioni; nel cuore di Dio se abbiamo pazienza di aspettare e voler ascoltare la sua Parola.

La parola, infatti, è la quintessenza dell'uomo, perché gli permette di esistere e di relazionarsi con gli altri.
Si tratta di una parola che salva; non a caso lo slogan di quest'anno «Di' soltanto una parola» fa riferimento al Vangelo di Matteo 8, in cui Gesù esaudisce un centurione romano, e al momento dell'Eucaristia in cui, dopo la preghiera dell'«Agnello di Dio», si recita: «Di' soltanto una parola ed io sarò salvato». Il cristianesimo stesso presenta la figura di Cristo come Verbo (cf Gv 1), ovvero come elemento fondamentale e di coesione dell'umanità.

Quella del CRE, dunque, è stata un'esperienza in cui si è cercato non tanto di
insegnare ai bambini a 'non dire le parolacce', ma di aiutarli a trovare quelle parole che permettono di costruire il mondo.

 

 



Tutto questo è stato possibile grazie al supporto di enti esterni come il comune di Castel Sant'Angelo e la cooperativa «Velinia», ma soprattutto grazie all'impegno di un gruppo di suore alla 'Sister Act', tra cui vogliamo ringraziare suor Luigina, mandata in aiuto alle sue consorelle, del parroco don Marco e di un'équipe di venti 'tutor' e animatori instancabilissimi che hanno sacrificato la loro estate correndo dietro a più di cento ragazzi. È proprio questo il bello di un GREST: è come una grande famiglia in cui i bambini di ieri sono gli animatori di oggi, piccoli grandi uomini che si affacciano alla dura e agognata società, pur rimanendo legati ai propri sogni di vecchi ragazzi. In quest'ottica, dunque, il CRE assume il ruolo di 'palestra di vita' in cui i bambini e i ragazzi sono per forza spinti a confrontarsi tra loro, con il diverso, imparando a capirlo e ad accettarlo. Non si tratta della grande 'baby sitter' economica a cui affidare i propri figli durante l'estate perché troppo presi dal lavoro, ma di un elemento cardine della società che porta a maturazione il seme della solidarietà, dell'altruismo e del miglioramento personale, il seme di Cristo.

Annoverata tra le stelle la squadra arancione, che si è imposta sulle altre per il suo entusiasmo e la voglia di mettersi in gioco sempre e comunque, vincendo le gare disputate durante questo mese, attaccate al chiodo le scarpette da danza e riposti nell'armadio la divisa da animatore e il tanto odiato fischietto, cala il sipario, si spengono le luci dei riflettori su quest'esperienza unica nel suo genere. Ma si accende una luce più grande, più pura, quella di Cristo, nei cuori di queste cento piccole grandi stelle che ora sono chiamate a vivere pienamente ciò che hanno sperimentato al CRE.

La nostra favola per il momento si conclude qui, ma non è ancora stata scritta la parola fine. Occorre continuare esperienze come queste, perché fiabe del genere non hanno mai fine fin tanto che c'è qualcuno che le vive.


Matteo Saulli






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