TESTIMONIANZE
 

Con infinito amore

Missione di volontaria



Vincenzina Minenna, classe 1920, dal 1985 ha offerto il suo sostegno in molte carceri pugliesi. Nata a Bitonto, in provincia di Bari, suor Vincenzina ha prestato il suo servizio negli istituti di Bari, Turi e Trani; nel minorile di Fornelli e nelle carceri di Altamura e Spinazzola.

Oggi, all'età di novantadue anni, si è ritirata a Telve in provincia di Trento ma nelle carceri pugliesi nessuno ha dimenticato la sua opera di volontariato. L'attività della suora è viva nella memoria di tutti gli operatori, ma anche dei tanti detenuti che ha sostenuto e che spesso ha raggiunto nelle carceri di tutta Italia quando venivano trasferiti in altre strutture.



 

«Vincenzina!!!». Era il mio grido nelle sezioni del carcere di Trani ai primi degli anni '90 e per tutto il decennio successivo all'ora del rientro a casa, ma lei era introvabile, persa nei meandri dei corridoi, attaccata alle celle per dare un'ultima parola di conforto prima di andar via e mancare per una sola settimana. La dovevo trascinare con forza per correre a casa e ricordo con rammarico tutte le volte in cui mi sono arrabbiata con lei per i ritardi a cui mi sottoponeva. Ma prima di lasciare i suoi detenuti, raccomandava a tutti i poliziotti, senza far distinzione di grado, di essere comprensivi e pazienti, sollecitandoli con la mitica frase «mi raccomando, più buoni che giusti».

Non vi è stato alcuno che non abbia condiviso questo mandato. Tutti correvano verso di lei e le spiegavano quanto è difficile e sfibrante lavorare per tante ore al giorno in situazioni particolari e delicate. Erano gli anni '90 e Trani, ancora supercarcere, pullulava di terroristi e mafiosi, ma Vincenzina, indomita li incontrava tutti e per tutti aveva una parola di conforto e un santino, una coroncina, una Bibbia da regalare, ma anche tanta umanità e bontà.

Erano gli anni successivi all'emanazione della Legge Gozzini, quando la voglia di riscatto era tanta, ma il pericolo delle evasioni perdurante e giornaliero. Lì a Trani, grazie a una direzione illuminata - il compianto dottor Luigi Carlo Greco - s'intravedevano i barlumi di un reinserimento sociale tanto agognato con la concessione dei primi benefici di legge a detenuti ristretti nell'allora sezione blu, energicamente tallonati da suor Vincenzina che li conosceva tutti e ad essi si rapportava senza alcun timore, compreso quello di dir loro la verità, nel bene e nel male.

La chiamavo suora beat perché era al di fuori di tutti gli schemi a cui siamo abituati, rigida talune volte, furbetta altre, intuitiva nello scrutare i misteri dell'animo umano, ma tanto vera e sincera. 'Streghetta' era il termine con cui l'apostrofava una sua vecchia superiora e ritengo che questo ritratto sia quello più efficace per ricordare la figura e il lavoro di suor Vincenzina, che per limiti di età ha dovuto lasciare il suo incarico dopo oltre cinquant'anni di volontariato penitenziario.

E così è partita veramente per Telve!



Maria Carmela Linsalata
responsabile del settore Trattamento e lavoro del Prap di Bari (da «Le due città» - maggio 2012)

 






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