TESTIMONIANZE
   
 

Con infinito amore

Un generoso slancio di donazione: suor Angela, 1878-1907



Dalla sua città di Zara in Jugoslavia Maria
(1) era giunta a Milano per lavorare nella redazione di un giornale e aiutare così la sua famiglia, che si trovava in difficoltà economiche. In seguito però un sacerdote con cui si confidava e che probabilmente non la vedeva sicura, così giovane e sola, in quell'ambiente, le propose come alternativa un posto di insegnante nella scuola che le suore gestivano a Lecco. Maria accettò e trovò ad accoglierla la superiora suor Teresa Soster, che intuì subito le belle doti d'animo che la giovane nascondeva sotto la naturale esuberanza tutta propria dei dalmati. Se ne prese cura e si può pensare con quanto amore sapendola lontana dal suo contesto di vita. E, poiché Maria capiva che le voleva bene, si affidò a lei e ai suoi consigli come una figlia affezionata.

Evidentemente c'era in questo intreccio di circostanze un disegno provvidenziale di Dio perché, a un certo punto, Maria si scoprì attratta dalla vita religiosa. E fu una vocazione provata, soprattutto per l'opposizione del padre che comprensibilmente, tra le sue ragioni, poteva addurre anche quella di vedere la sua famiglia privata di un supporto economico. Maria però era così ferma nella sua decisione che, pur passando attraverso tanta sofferenza, seppe far fronte a ogni ostacolo.


 

Il 7 ottobre del 1901 potè infatti entrare in noviziato a Milano. Dicono le memorie che trascorse quel tempo di formazione impegnandosi a fondo così da «fare passi da gigante» nella vita spirituale. Soprattutto continuò a distinguersi per «la larghezza di cuore» con cui abbracciava ogni sacrificio e ogni obbedienza. Voleva farsi santa a ogni costo.

Il suo generoso slancio di donazione la spinse infine a farle desiderare la vita missionaria. I superiori non l'accontentarono appieno, ma credettero di appagare ugualmente il suo desiderio mandandola comunque lontana, in un contesto culturale diverso, con un altro clima.

La destinazione era Bari e vi giunse appena vestito l'abito religioso e con il nome nuovo di suor Angela. Ben presto - raccontano le note biografiche - in quella casa «si diffuse il profumo delle sue virtù». La natura l'aveva dotata di un temperamento deciso, risoluto, che però essa cercava di ammorbidire riconoscendo con molta umiltà i propri sbagli ed esercitandosi a sottomettere la sua volontà.

Alla scuola, in cui insegnava italiano e tedesco, si applicò con grande passione, senza calcolare fatiche, anzi, come in ogni altro servizio, non lasciava neppure capire che faceva sacrifici.

Dava poi sfogo alla sua ilarità, divertendo la comunità quando si radunava la sera per la ricreazione. Era solita comporre poesie scherzose sul suo aspetto fisico non bello e un po' difettoso, e le leggeva davanti a tutte per ridere insieme. Era in questo emula della Gerosa che, volendo vedere allegre le sue suore, diceva loro: «Se non avete materia per divertirvi, parlate dei miei difetti».

Suor Angela viveva così i suoi anni giovani ed erano belli, entusiasti, operosi, ma finirono presto. Proprio nel bel mezzo di quelle giornate le sopraggiunse infatti uno strano male di occhi che segnò l'inizio di un rapido declino fisico. Venne curata da specialisti che le applicarono rimedi energici procurandole solo dolori indicibili. Subentrarono poi febbri altissime e, quando finalmente i medici capirono che erano causate da turbercolosi, venne mandata a Sammichele per cambiare aria e ricevere un'assistenza adeguata.

Il male però proseguiva inesorabile così che i superiori pensarono di richiamarla a Milano. Suor Angela accolse la notizia con un lampo di gioia, dicendosi contenta di morire ai piedi della Santa Bambina. Poco dopo però le passò per la mente uno strano presentimento che confidò a un sacerdote. «Il mio viaggio -disse -è di poche ore». Eppure quella sera volle che le suore si divertissero ancora con una delle sue poesie. Più tardi l'infermiera le portò un tuorlo d'uovo con un po' di vermut. Lo prese e ringraziò soggiungendo che sentiva il bisogno di riposare. La suora tornò dopo qualche ora e la trovò quieta con una mano appoggiata alla testa. Ripassò ancora e, vedendola nella medesima posizione, si impensierì, si fece più vicina e costatò che non respirava più.

Non erano ancora giunte a destinazione le carte da viaggio spedite da Milano quando da Sammichele partiva il telegramma con l'annuncio della sua morte. Una sincope aveva fermato la sua esistenza terrena a 29 anni. Le suore, accorse, la trovarono distesa nel volto senza segni di sofferenza, bella come non era mai stata e, raccogliendosi attorno, la guardavano con visibile stupore.
Se ne era andata il giorno dopo l'Assunzione, perciò la pensarono accompagnata in Cielo da Maria a cui era devotissima.



(1) Suor Angela Nani (Maria) nacque a Zara il 14 aprile 1878; entrò nell'Istituto il 7 ottobre 1901; emise i voti a Bari il 29 settembre 1904 e morì a Sammichele di Bari il 16 agosto 1907.

 
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