TESTIMONIANZE
 

 

 

I panni di chi è povero

Grazie. Thanks. Zikomo


Agosto 2012. Di sicuro questa è una delle date che resterà per sempre scolpita nella mia memoria e nel mio cuore. Chi mi conosce sa che fin da piccola ho coltivato dentro di me il desiderio di fare un'esperienza missionaria e che, quando mi mettevo a fantasticare su questa possibilità, mi immaginavo immersa nei colori e nell'accoglienza del popolo africano. Ma nessuno, inclusa me, pensava di vedermi partire da Santa Venere, il piccolo paese aspromontano in cui abito, per andare a vivere venti giorni a Chirundu, paese Zambiano nel cuore dell'Africa.



 

Ed invece il nostro buon Dio, il nostro imprevedibile Dio, che opera silenziosamente nelle nostre vite e interviene al momento opportuno, che ama stupire e coccolare i suoi figli, ha creato tutti i presupposti per farmi vivere la gioia di un'esperienza missionaria.

Sono venuta a conoscenza del gruppo di Monza, che si stava preparando a partire per l'Africa, grazie a sr Claudia, la superiora delle suore di Maria Bambina che vivono nella mia comunità parrocchiale, la quale mi ha messo in contatto con la sua consorella che stava organizzando il tutto.

E dopo pochi giorni ero già pronta per prenotare i biglietti e aggregarmi alle altre nove ragazze che avrebbero vissuto con me questi giorni.

Non conoscevo le mie compagne di avventura e inoltre la mia difficoltà nell'inglese aveva aumentato in me paure ed insicurezze. Nonostante questo il 5 Agosto ho preso il volo per Milano, dove mi sarei unita al gruppo, facendo tesoro dei consigli di coloro che mi hanno aiutata a prepararmi per vivere al meglio l'esperienza. Ovvero imparare a "vivere di Fede" non facendo affidamento solo sulle mie forze ma ricordando che tutto è Provvidenza e allontanando le mie paure con la consapevolezza che c'erano già pronte delle "scialuppe di salvataggio" qualora ne avessi avuto bisogno.

Siamo arrivate a Chirundu lunedì sera e già da subito siamo state circondate dall'accoglienza calorosa delle bambine del "Mudzi wa moyo" che, incuriosite e divertite dal nostro arrivo, hanno fatto a gara per presentarsi e stringerci, ad una ad una, la mano. Con loro abbiamo trascorso la maggior parte dei nostri pomeriggi ed è stato commovente vedere con quanta semplicità e verità si creavano relazioni di scambio tra noi e loro, con quanta gioia ci attendevano, con quanta partecipazione accoglievano le nostre proposte, il nostro modo di fare e di essere lì e con quanto orgoglio cantavano e ballavano per noi e con noi le loro musiche, desiderose di farci conoscere un po' della loro vita.

Per queste ottanta bambine, quasi tutte sieropositive e con molti problemi a casa, vivere nel "villaggio della vita", gestito dalle suore di Maria Bambina, è come aver trovato un'oasi preziosa in mezzo all'aridità del deserto. Basta infatti oltrepassare i confini di questo orfanotrofio o quelli dell'ospedale, il Mtendere Mission Hospital, per trovarsi di fronte ad una realtà ben più triste e complicata.

Ma nonostante le tante povertà economiche e sociali in cui versa gran parte della popolazione, quello che ha colpito un po' tutte noi è che si respira un'aria serena. Tutti quelli che incontravamo per strada, che fossimo a piedi o sopra Il furgoncino delle suore, ci salutavano gioiosi, era un susseguirsi di "hello" e "how are you" a cui, da subito, anche noi ci siamo trovate a rispondere in modo naturale e spontaneo.

Molti ci hanno reso partecipi della loro quotidianità condividendo con noi il loro cibo e le loro tradizioni ed è stato bellissimo vivere questa realtà così diversa dalla nostra eppure così "familiare" tanto che ci sembrava di essere sempre state lì.

 



 



Se c'è una parola che può rappresentare i miei sentimenti in questo momento è "Zikomo" che in chinyanja vuol dire "grazie". Un grazie a Dio per tutti i doni che in così poco tempo mi ha concesso: dalle ragazze che hanno condiviso con me l'esperienza, con alcune delle quali è nata una bella amicizia, alle bambine del "Mudzi wa moyo", con le quali ho imparato quanto che è bello lasciarsi andare e vivere attimo dopo attimo senza l'ansia e la paura di programmare ogni cosa; dall'incontro con persone speciali che lavorano dietro le quinte per rendere tutto efficiente a quelle in prima linea che, instancabilmente, si donano per il bene del prossimo; dalla possibilità di godere delle bellezze della terra d'Africa a quella di partecipare, insieme al popolo africano, a tanti momenti di vita non solo quotidiana ma anche di chiesa, durante i quali era bello ed emozionante pensare di essere lì, persone con culture diverse e provenienti da continenti diversi, a vivere l'esperienza evangelica "uniti in Cristo".
Sono passati un po' di giorni dal rientro in Italia e sono consapevole di aver conosciuto solo una piccola parte di questa realtà che è molto più complessa e articolata, ma conoscerla ha per me significato molto. Il mio desiderio è di non dimenticare nulla, di custodire ogni cosa come un tesoro prezioso, e di impegnarmi a rispondere all'invito, che ho sentito forte e chiaro, di avere più FIDUCIA e , riprendendo una frase di don Tonino Bello letta negli ultimi giorni a Chirundu, di mettermi nella condizione di chi continua "ad attendere come dono, come semplice dono, Il Suo imprevedibile Dio".


Zikomo, Nicolina CUZZOCREA, 20 settembre 2012






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