TESTIMONIANZE
   
 

I panni di chi è povero

Chirundu, vita di villaggio



Un po' di tempo libero e decido di preparare una torta. Non ho ancora deciso la ricetta e mi guardo in giro in cucina e l'occorrente non c'è. A milano mi sarei scoraggiata al pensiero di dover prendere la macchina e andare al supermercato qui invece mi è sufficiente uscire in giardino, recuperare 5 uova dal pollaio e cogliere tre limoni dall'albero. Raccolgo nella brocca dell'acqua e nel bicchiere un po' di olio, farina e lievito dalla magica dispensa di sr Agata.


 

Ricetta veloce della mamma e l'impasto è pronto. Inforno e ho 45 minuti a mia disposizione.

Lascio sr Giovanna a vegliare mentre pulisce in po' di verdura e decido di scendere al fiume.

Non so perché ma mentre esco dall'ospedale mi accorgo che
il cancello di Mtendere Mission Hospital è il più bello dei tre cancelli esistenti a Chirundu: il secondo è quello della casa parrocchiale e il terzo quello della dogana.
Mentre cammino sul sentiero non incontro nessuno e inizio a pensare che il cancello delle case ha sempre attirato la mia attenzione perché e' il biglietto da visita presentato da chi vive dentro. Ma qui a Chirundu le case e le capanne non ce l'hanno e il biglietto da visita sono i bimbi che giocano davanti casa.

Il cancello dell'ospedale è in ferro battuto dai vivaci colori africani che animano animali del luogo. Si apre innumerevoli volte durante il giorno e la notte, pronto ad accogliere chiunque o a restituire alla vita di villaggio chi e' rimasto con noi.
Chiunque entra indipendentemente dal colore della pelle, della religione, dal tipo di malattia o da quello che ha combinato dopo un bicchiere di birra in piu'. Naturalmente quest'ultimo si subisce la paternale della suora di turno.
Molti escono dal cancello guariti dopo un operazione, ristabiliti dopo cure mediche oppure con un fagottino in braccio dove e' avvolto un figlio. Alcuni purtroppo sono portati da altri, destinati al riposo eterno.

Vengo distolta dai miei pensieri da un "Wa sister", saluto pieno di rispetto che si rivolge a chi è anziano. Sono alcuni bimbi che si stanno lavando al fiume e cercano di attirare la mia attenzione. Mi siedo su un sasso ad osservarli.
Una giovane donna prende il più piccolo, lo insapona ben bene, lo sfrega e poi lo asciuga con un pezzo di stoffa. Lo lascia a riscaldarsi al sole mentre si avvia alla cancellata della casa parrocchiale dove ha appeso i vestiti lavati ad asciugare. Seguo con lo sguardo tutta la cancellata e sorrido nel vedere che è usata da chi è povero come stendibiancheria.
Magliette, calzoni, mutande colorate e bucate mi rendono questa cancellata cara. E' come se i poveri si sentissero a casa tanto da stendere i loro panni sul recinto della missione, sapendo che il loro prete non si vergogna a mettersi a servizio della gente di qui anche così.

Sento che sono felice di essere parte di questa comunità cristiana che non si scandalizza se un giorno anch'io appenderò i miei panni bucati e sporchi alla cancellata.

Chissà magari potrà accadere anche a voi di trovare appesi al cancello di casa vostra i panni di chi è povero e vi vive accanto!



Settembre 2012
sr Erminia

 

 





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