TESTIMONIANZE
   
 

Gioie, dolori, fatiche e speranze

Famiglia, chiesa domestica


 

Siamo una famiglia fra le tante, con un cammino di trentaquattro anni alle spalle e una storia dai tratti normali, intessuta di lavoro, di gioie e dolori, di fatiche e speranze, senza alcunché di eccezionale.

Abbiamo con gioia celebrato il nostro matrimonio cristiano nel lontano 1978 (l'anno di papa Giovanni Paolo I e di Giovanni Paolo II: eravamo a Roma in viaggio di nozze), convinti che proprio il legame solido con Gesù potesse fare la differenza nella vita. Gesù Risorto, presenza viva al nostro fianco, che ci conduceva e illuminava. Gesù, via, verità e vita per la nostra famiglia, sorgente dell'amore e della fedeltà. Un Gesù esigente, che ci chiedeva di seguirlo in un amore senza sconti: «Amatevi come io vi ho amati». Amore dalle altezze e profondità vertiginose, che ci affascinava e calamitava, e che amavamo contemplare declinato nella vita di tanti coniugi santi: Gianna Beretta Molla e Pietro, Zelia e Luigi Martin, i coniugi Beltrami Quattrocchi... Sono e continuano a essere i nostri fratelli maggiori che, con la loro potente intercessione e incisiva testimonianza, ci ammae-strano e ci orientano. Desideravamo così fondare la nostra famiglia sulla roccia, perché le eventuali tempeste non la potessero travolgere. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e l'essere stati ancorati a questa 'roccia' ci ha permesso di avanzare senza smarrirci.

Più che parlare di noi, desideriamo esprimere la nostra gratitudine al Signore che ci ha chiamati alla vocazione matrimoniale e poi accompagnati e protetti con la sua infinita pazienza e fedeltà.

Il percorso non è stato facile, con molti tratti in salita: eravamo molto giovani, con ideali e sogni grandi, e con questa carica ci siamo lanciati nell'avventura matrimoniale senza tanti calcoli.

 

Il Signore ha modellato giorno dopo giorno, negli anni, il nostro cuore. Abbiamo appreso, cammin facendo, attraverso le prove della vita, la logica del chicco di grano che, se non muore, rimane solo, se invece muore, produce molto frutto. Abbiamo sperimentato che, solo morendo a noi stessi, non permettendo al nostro io di prevaricare, la famiglia si costruisce, perché è nella rinuncia e nel sacrificio che l'amore si corrobora e cresce. Abbiamo scoperto quanto è vera l'affermazione di padre Pio: «Ai piedi della croce si impara ad amare». Gesù ci ha insegnato ad avere un cuore largo: «Rimanete nel mio amore... Il tralcio unito alla vite porta molto frutto... Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine...». Queste parole di vita costituiscono ancora oggi l'ossatura della nostra spiritualità. Occorre, infatti, ingaggiare ogni giorno una lotta contro tutto ciò che può minacciare questo amore, cioè contro tutte le forme di egoismo e di chiusura; una lotta faticosa di conversione che ci porta in ogni momento a ricominciare, per scrivere pagine nuove di reciproca donazione. Abbiamo cercato ogni giorno, con le armi della preghiera e della parola di Dio, di difendere e di far crescere il nostro amore sponsale.

 
 

Il matrimonio cristiano è molto più di un progetto di vita, perché è una vocazione. E il termine 'vocazione' coinvolge Dio nella scelta di due persone. Ne siamo più che convinti: la comunità familiare, fondata sul sacramento del matrimonio, nasce dal cuore di Dio. Egli l'ha voluta come 'Chiesa domestica' dentro la comunità ecclesiale. Anch'essa è un dono dello Spirito Santo. Famiglia e Chiesa allora stanno tra loro in un rapporto strettissimo: non c'è autentica famiglia secondo il disegno di Dio senza la Chiesa, e non c'è comunità cristiana senza il dono della vocazione coniugale.

Ecco perché occorre avvertire sempre il bisogno di un responsabile inserimento nella vita comunitaria; quando la famiglia si apre alla comunità cristiana in un atteggiamento di scambio, di servizio, di testimonianza, questo non può che far bene alla famiglia stessa. Il contatto vitale con la parrocchia consente di ricevere gli aiuti necessari per andare avanti: pensiamo alla preghiera comunitaria, al grande dono della parola di Dio, dei sacramenti, della testimonianza data e ricevuta, dello scambio spirituale e umano.

Con il cuore pieno di ideali ci siamo così messi subito a disposizione della parrocchia come catechisti e animatori della Liturgia; per anni abbiamo prestato il nostro servizio, sempre più coinvolgente. La scelta dei poveri, poi, ha dato un'ulteriore svolta al nostro impegno: si è aperto uno 'sportello Caritas' e si è avviata un'esperienza di accoglienza di extra-comunitari, prendendo in affitto una casa. L'esperienza è durata diversi anni ed è servita a sensibilizzare la comunità parrocchiale ai valori della solidarietà e dell'attenzione ai fratelli più deboli ed emarginati.

Il lavoro è stato grande e proficuo, finché un giorno la Provvidenza ci ha aperto un orizzonte completamente nuovo, facendoci incontrare con un dono inaspettato: accogliere in casa nostra un sacerdote, provato dalla malattia. Un dono che abbiamo accolto a braccia aperte!

Il nostro parroco (con cui avevamo collaborato intensamente per oltre quindici anni), don Gianni, veniva colto da ictus il giorno delle Palme del 2006, proprio alla fine della S. Messa; sono seguiti sette lunghi mesi in vari ospedali. Lo abbiamo accompagnato ogni giorno nel suo calvario, peregrinando con lui di ospedale in ospedale, almeno per fargli sentire il calore della nostra amicizia.

Appressandosi il giorno delle dimissioni, abbiamo sentito forte l'impulso di proporre a don Gianni un qualcosa che ci era nato dentro il cuore, crediamo, per pura grazia: condividere con noi due il resto del cammino della vita. Don Gianni ha sorriso, contento, e ha accettato! Da allora viviamo insieme condividendo tutto, con tanta gioia e gratitudine verso il Signore che ci ha voluto così bene nell'indicarci questa strada!

Dopo aver ringraziato (e non sarà mai abbastanza!) il buon Dio per il grandissimo dono, ci rivolgiamo al nostro don Gianni:

Caro don Gianni, grazie per averci permesso di condividere con te la nostra vita familiare; grazie per questa avventura ricca, inedita, feconda, che abbiamo intrapreso insieme: siamo ben consapevoli che stare accanto a un sacerdote segnato dalla croce è una grande grazia e un immeritato privilegio.

Il pensiero corre alla nostra casetta in via Giotto, allargatasi un poco per creare un ambiente accogliente e adatto alla nuova composizione familiare, e che frequentemente si trasforma in piccola cappella per la celebrazione della S. Messa; non è facile ridire la commozione che ci assale ogni volta che questo avviene. Gesù, per le mani consacrate del sacerdote, si rende presente realmente fra le nostre povere pareti domestiche, come se fossimo in una cattedrale!

Un'altra cosa che ci lascia stupefatti, ma anche pieni di gioia, è il costatare ogni giorno il passaggio di tanti fratelli con le loro storie spesso cariche di pesanti fardelli; bussano alla nostra porta in cerca di un po' di solidarietà, sprovvisti del lavoro o assillati dalle bollette o dall'affitto troppo gravoso; i più in cerca di un riparo dal freddo e di un pasto caldo.

D'altronde, perché meravigliarci? Don Gianni è sempre stato così; «i poveri sono suoi amici» da una vita, e noi, cresciuti con lui, non possiamo che esserne contenti e partecipi.

Nella nostra giornata un momento molto bello e importante è la recita del Salterio, la preghiera biblica dei Salmi che riempie di luce e dilata il cuore ai confini del mondo, facendoci sentire in comunione con la Chiesa universale.

Grazie, don Gianni, per il dono condiviso del tuo sacerdozio! Grazie per aver permesso a questa nostra famiglia di sperimentare, in modo nuovo e vivo, la bellezza del cammino dietro a Gesù, Maestro e buon Pastore.


Elena e Franco




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