TESTIMONIANZE
 

 

 

Gioie, dolori, fatiche e speranze

Un posto speciale


Un posto per noi veramente speciale è l'«Infant Mary's Convent» a Mangalore-Jeppoo nello stato del Karnataka in India. Questa meravigliosa missione esiste e sopravvive grazie al lavoro di un gruppo di suore di Maria Bambina.

L'opera comprende una scuola per trecento bambini dai sei agli undici anni, cento dei quali, essendo orfani, vivono all'interno della missione; un reparto per disabili mentali; un padiglione di tre piani per uomini e donne di tutte le età con problemi diversi: disabilità fisica, difficoltà economiche, solitudine o abbandono da parte delle famiglie; un centro sociale di aiuto per gli abitanti di Mangalore e dei paesi circostanti, in cui le suore si recano periodicamente per dare supporto materiale e spirituale alle famiglie; una 'guest house' per persone provenienti da tutto il mondo in missione umanitaria o in visita; un convento con quaranta suore, alcune delle quali anziane e non autosufficienti.


 

La prima volta siamo state a Mangalore nel novembre 2010 per un mese; vi siamo andate quest'anno per un altro mese. Abbiamo deciso di tornare perché non riuscivamo a considerare conclusa la nostra esperienza all'«Infant Mary's Convent», ma anche per il desiderio di rivedere le persone che sono diventate la nostra seconda famiglia.

Della precedente esperienza ricordiamo l'impatto con una realtà totalmente differente dalla nostra, con persone diverse per costumi, lingua, abitudini, alimentazione... che ci hanno stupite per la loro disponibilità all'accoglienza e per l'affetto che ci hanno dimostrato da subito. Grazie alla completa libertà di azione che ci è stata data da suor Emma, superiora della comunità, abbiamo iniziato la nostra esperienza missionaria con molto entusiasmo, anche se con la paura di non essere all'altezza delle aspettative sia delle suore sia dei residenti. Abbiamo pensato che il modo migliore per individuare i bisogni delle persone fosse la condivisione della quotidianità. Solo vivendo insieme ogni momento della giornata, potevamo capire davvero come essere d'aiuto. Di fatto ne è nata un'amicizia che si è consolidata nel tempo.

La voglia di tornare all'«Infant Mary's Convent» era mista alla paura che quella bellissima esperienza, per vari motivi, non si potesse ripetere, ma le nostre paure sono state vanificate dalla calorosa accoglienza e dalla felicità di tutti nel rivederci. Questo ci ha molto commosse perché non pensavamo che la nostra presenza fosse stata così importante per loro.

Anche questa seconda esperienza ci ha completamente appagate: ci siamo sentite come a casa, accolte, amate, e abbiamo avuto piena collaborazione da parte di tutti nelle attività da noi organizzate. Con loro abbiamo lavorato, pregato, giocato, cantato e mangiato, condividendo la gioia dello stare insieme, ma anche l'ansia e la paura per un intervento chirurgico e la tristezza per la perdita di una persona cara. Tutto ciò ci ha fatto comprendere quanto sia importante avere intorno delle persone che vogliono bene e come le difficoltà, stando insieme, diventino superabili.

Non è facile esprimere con le parole quello che abbiamo provato e continuiamo a provare per queste persone, che ci hanno fatto cambiare il modo di vedere e di vivere la vita.

Da questa esperienza abbiamo imparato il valore dell'accoglienza e della tolleranza verso l'altro, il diverso, senza pregiudizi o preconcetti per l'handicap fisico o mentale, per la diversità di lingua, di religione, di cultura, di colore della pelle. Tutte queste barriere che noi costruiamo possono essere abbattute semplicemente con un sorriso, un abbraccio, una carezza, una stretta di mano: basta volerlo.

Il nostro grazie a tutti: suore, donne, uomini e bambini, che con la loro semplicità ci hanno dato un grande esempio di vita, ricambiando abbondantemente l'amore che abbiamo dato loro. A tutti auguriamo di trovare, almeno una volta nella vita, un posto così speciale.



Gulluà Loretta e Gorini Costanza

 


 





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