TESTIMONIANZE
   
 

Il cuore si allarga

Legalità e lotta alla criminalità

 

 

Due auto veloci, quattro agenti alle porte della sala, un clima di attenzione tesa e professionale: l'inizio della giornata è stato decisamente emozionante per gli studenti del «collegio Bianconi» di Monza.
A parlare loro è venuto il dott. Otello Lupacchini, sostituto procuratore della Corte d'Appello di Roma, giudice istruttore in alcuni importanti processi contro la criminalità organizzata, tra i quali famoso è quello contro la cosiddetta «banda della Magliana» nella capitale.

L'occasione era di tale rilievo che il Collegio ha avuto l'onore di ospitare tra gli uditori il colonnello comandante provinciale dei carabinieri, il commissario della polizia di stato, il capo di gabinetto della prefettura di Monza e Brianza, l'assessore alla cultura del comune di Monza, che ci ha aiutati a organizzare l'incontro.


 

Stimolato dalle domande e dall'introduzione del dott. Marrazzo, direttore del quotidiano on line «Avanti», il dott. Lupacchini ha iniziato ricordando i motivi della sua scelta, proseguendo poi con il racconto di alcuni momenti decisivi della sua carriera, spesso incrociatasi con fatti salienti della vita politica e sociale italiana degli ultimi venti-trenta anni.


Alcuni passaggi dei ragionamenti svolti sono risultati particolarmente significativi. Il dott. Lupacchini, per esempio, ci ha ricordato l'importanza della tolleranza tra idee differenti, persino tra principi ispiratori diversi: la sua esperienza di bambino cresciuto in una famiglia anticlericale e laicista, ma iscritto a una scuola cattolica (delle suore di Maria Bambina nelle Marche, abbiamo scoperto con reciproco stupore e piacere) è stata occasione per sottolineare come un sereno e pacato confronto può essere uno stimolo educativo importante. Questa riflessione ci ha indotti a chiederci come anche le nostre diversità possano essere utilizzate per crescere e non per escluderci reciprocamente.

 

 



Anche le riflessioni più legate all'esperienza professionale sono state di grande interesse. Al di là della emozione di sentire parlare 'da vicino' di eventi che hanno plasmato la storia d'Italia (omicidio Dalla Chiesa, caso Moro, Magliana ecc.), i giudizi forniti per esempio sulla relazione tra momento preventivo e momento repressivo della giustizia ci hanno aiutati a capire alcuni meccanismi che spesso al cittadino sfuggono. Capita, infatti, che oggi si tenda a enfatizzare il momento repressivo, quello della grande indagine, del processo, il momento insomma nel quale il colpevole viene scoperto e punito. Ma questo significa dimenticare che se si è giunti a quel punto è solo perché l'azione preventiva non è riuscita, quindi la società ha subìto una ferita che poteva e doveva essere evitata. Una tesi che non ha mancato di suscitare domande, ma che certo ci ha aiutati anche a interrogarci sulla consapevolezza che noi stessi abbiamo della complessità dell'amministrazione della giustizia. Dico questo considerando anche un altro punto sul quale il dott. Lupacchini si è soffermato, quello della comunicazione di massa in relazione ai 'casi' giudiziari.


Forse alla base dell'enfatizzazione del momento repressivo sta anche il nostro atteggiamento di cittadini che si appassionano in modo discutibile agli aspetti più sensazionali delle vicende giudiziarie, decretando il successo di trasmissioni che, senza il necessario discernimento e la competenza precisa, puntano alla spettacolarità più che all'approfondimento. In questo modo si finisce anche per creare intorno alle persone coinvolte, sia come vittime sia come possibili colpevoli, un clima di giudizio preventivo che comunque non aiuta a comprendere in modo corretto la situazione.


In qualche modo, dunque, anche noi 'spettatori' siamo responsabili di un sistema che talvolta produce effetti negativi.
A seguito delle domande di alcuni studenti, che evidentemente erano ben preparati all'incontro e si sono dimostrati non solo attenti, ma anche partecipi, il dott. Lupacchini ha approfondito il tema del 'pentitismo', indicando la differenza tra pentimento in senso morale e collaborazione in senso giuridico: un tema ampio, che qui può solo essere indicato, ma che ha attirato l'attenzione di tutti.


Da ultimo, il magistrato ha raccontato anche la sua personale esperienza di persona minacciata dalla criminalità e costantemente sotto scorta: un aspetto trattato con ammirevole serenità.
Un'altra giornata molto densa si è così inserita perfettamte nella programmazione educativa del Collegio, che cerca sempre di prestare attenzione al tema della legalità e della educazione alla cittadinanza attiva e consapevole.


Favorendo una conoscenza oggettiva delle problematiche attuali, è possibile promuovere lo sviluppo integrale della persona, educare all'accoglienza dell'altro e al discernimento della verità, alla solidarietà e alla condivisione, alla mondialità e alla pace, alla legalità e alla responsabilità etica del bene comune.

 


prof. Marco Riboldi

web site official: www.suoredimariabambina.org