TESTIMONIANZE
 

 

 

Il cuore si allarga

Esperienza che lascia il segno


Ho visitato, con i miei compagni dell'«Istituto Margherita», la casa di riposo «San Gabriele» nel quartiere San Paolo di Bari. Questa esperienza, veramente unica nella mia vita, mi ha dato la possibilità di conoscere una realtà che spesso ignoriamo o che conosciamo in modo molto superficiale.

Inizialmente ho riflettuto sulla condizione dell'anziano nella società attuale. Oggi noi tutti diamo grande valore alla produttività, alla velocità, all'efficienza, al consumo vistoso e immediato, alla competizione esasperata, al cambiamento costante di gusti e di opinoni. Quindi cerchiamo di escludere chi non riesce ad adeguarsi a queste tendenze, come gli anziani che sono lenti nei movimenti, non si adattano ai cambiamenti del mondo del lavoro e della produttività, sono spesso rigidi nelle loro opinioni e rappresentano valori sconfitti dall'attualità.


 

Per questi motivi, le generazioni non si parlano più e condividono sempre meno. Noi giovani siamo figli o nipoti che tutto chiedono e niente danno, ai quali tutto è dovuto, senza alcuna gratitudine per chi ha contribuito alla condizione di cui godiamo. Dopo queste considerazioni, non dobbiamo meravigliarci se spesso accade che i genitori o i nonni 'non più utili' vengano affidati a strutture per anziani che purtroppo hanno una cattiva reputazione, tanto che molti parlano ancora di 'ospizio'.

La mia esperienza presso la casa di riposo «San Gabriele» mi ha dato invece la possibilità di costatare come le residenze per anziani riescano a realizzare una sconfitta della solitudine, che permette di rallentare il declino della persona. Infatti, nel centro da me visitato, si svolgono attività fisioterapeutiche e psicoterapeutiche di notevole spessore professionale e i pasti vengono somministrati in modo accurato. L'anziano riceve attenzioni che rendono piacevoli e significativi, nel limite del possibile, gli ultimi anni della sua vita.

 
 



Questa esperienza ha assunto per me una sfumatura particolare, perché ho avuto la possibilità di viverla proprio nei giorni immediatamente precedenti il Natale, una festa in cui, in genere, ognuno si ritrova con i propri cari, con gioia ed allegria. Ma non per tutti è così. Infatti, se le malattie e la solitudine per gli anziani sono sopportabili in tutto il resto dell'anno, il giorno di Natale tutto diventa più difficile per chi vive in queste situazioni.
Dopo la visita, ho capito che per essere vicini a queste persone basta poco e soprattutto basta volerlo. Infatti, i miei compagni ed io, con l'aiuto dei nostri insegnanti, siamo riusciti a organizzare una visita ricca di canti, di momenti di incontro, anche attraverso la condivisione della mensa, ma soprattutto attraverso lo scambio di sorrisi e di sguardi colmi di dolcezza. Certo non abbiamo cambiato la vita di quegli anziani, ma sicuramente abbiamo trasmesso un messaggio importante: nessuno è solo quando qualcuno si ricorda di lui, e noi abbiamo pensato a loro preparandoci con impegno e cercando di creare con loro un ponte di affetto.
Spero che questa esperienza non si traduca solo in belle parole che si perderanno nel vento e che sono state dette perché era Natale, ma mi auguro che questi sentimenti restino nei nostri cuori anche per il resto dell'anno, in cui spero di poter ripetere questo significativo incontro.


un'alunna

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