TESTIMONIANZE
   
 

Il cuore si allarga

L'entusiasmo di un ardente giovinezza: suor Elisabetta Merati, 1883-1907



Angelina aveva visto la sorella Agostina lasciare giovanissima la famiglia per farsi religiosa. Nel segreto del suo cuore anche lei coltivava lo stesso ideale e non voleva attendere troppo per seguirla.
Compiuti i diciannove anni, il 10 dicembre del 1902 faceva infatti il suo ingresso nel noviziato di Milano. Portava con sé l'entusiasmo di un'ardente giovinezza, ben fondato nella ferma volontà di donarsi tutta al Signore.


 

Con questo fervore trascorse il periodo di formazione. Era mite anche per dono di natura; non parlava molto ma in tutto manifestava un «gran cuore». E forse perché era anche piena di salute e di energie, dopo la vestizione religiosa, venne mandata nel reparto dei malati di tubercolosi presso l'Ospedale Maggiore di Milano. Giunse lì con il nome nuovo di suor Elisabetta e subito si immise nel suo servizio con grande dedizione, considerando veramente «suoi» quei malati. Fosse notte o giorno, la si trovava sempre pronta a rispondere ai loro bisogni; accorreva mossa da quella carità che non calcola i sacrifici, non misura né tempo né incomodi.

 

Si appassionava in quel servizio e la sua sana costituzione faceva sperare che resistesse al contagio. Ma non fu così, e si può immaginare lo sgomento di tutti quando anche in lei apparvero i sintomi dell'infezione. Eppure si sperava ancora di salvarla e si tentarono di fatto tutti i rimedi allora possibili. Il male però era sordo a ogni cura, progrediva inesorabile e anche per suor Elisabetta non rimase infine altra via che il ricovero nell'infermeria di Castegnato. Trovandosi esausta in un letto, sempre più consumata dalla febbre, ripensava ai suoi ventiquattro anni ormai senza prospettive terrene. Li sentiva pochi per la sua gran voglia di lavorare per il bene dei suoi malati; pochi anche quelli vissuti nell'Istituto, cinque, ma tutti donati nella carità. Amava la vita per donarla e provava pena nel vedersela sfuggire così presto.

Ma, in quelle lunghe ore, nel suo animo passavano anche altri pensieri, quelli della fede: ...ma se il Signore vuole altro...; se il Cielo mi aspetta... Abbandonandosi in questi ritrovava pace e gioia. Come una sposa in attesa delle nozze, si occupò allora dei preparativi: si dispose serenamente al sacrificio della vita e orientò il suo desiderio alle «cose di Lassù»; emise i voti perpetui con tutto lo slancio del cuore; infine, nel marzo del 1907, ricevette il santo Viatico. Sembrava infatti imminente la sua fine: le mancava ormai il respiro e il corpo era tutto un gonfiore. Soffriva ma resistette ancora, superando anche il mese di maggio in cui, forse perché dedicato a Maria, sperava cadesse il suo giorno. La chiamata venne invece il 13 giugno.


Non aveva fatto grandi cose in quei cinque anni di vita religiosa, non ne aveva avuto il tempo, eppure nella sua necrologia, breve come la sua vita, suor Elisabetta viene ricordata come piccola «martire della carità».

 
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