TESTIMONIANZE
   
 

Un dono di Dio

Sapeva dove trovare forza e serenità: suor Francesca del Giorgio, 1857-1906

 

Il 6 dicembre del 1880 Anna partiva dalla sua casa a Chiavenna (Sondrio) e, allontanandosi, salutava con un lungo sguardo la Valtellina e con essa tutto il suo piccolo mondo di affetti.
Meta di quel viaggio era il noviziato di Milano, dove aveva deciso di realizzare il sogno che coltivava. Portava con sé la patente di maestra di grado inferiore, che in seguito avrebbe perfezionato ottenendo il diploma di abilitazione all'insegnamento elementare. Si presentava dignitosa e umile nel portamento e tra le compagne di noviziato si distinse presto per la serietà dell'impegno.


  Vestì l'abito religioso il 9 aprile del 1882 ricevendo il nome di suor Francesca. Poco dopo era nel collegio Bianconi di Monza, già tutta occupata nel suo primo servizio. «Lo disimpegnava ottimamente», attestano senza aggiungere altro le note biografiche. Eppure `fare scuola' le costava e a volte sentiva perfino una certa ripugnanza.
La superiora, suor Giovannina Renzanigo, che la teneva d'occhio, aveva capito che era di 'stoffa buona' e si ricordò di lei anche dopo il suo trasferimento a Crespano. C'era in quel paese una scuola comunale che aveva bisogno di incremento e suor Francesca le sembrava proprio la persona adatta per quell'emergenza. La indicò quindi ai superiori che gliela accordarono. Secondo le testimonianze, anche a Crespano essa svolse «il suo ufficio bene in tutta l'estensione del termine». Seppe soprattutto fermentarlo di una «carità a tutta prova» e usare quella pazienza che le circostanze richiedevano. Più ancora, sapeva dove trovare la forza e la serenità del sacrificio.

Le era di aiuto anche la devozione a Maria Bambina che nutriva tenerissima in cuore. Quelli erano anni vicini alla sua manifestazione gloriosa nella casa generalizia di Milano, e anche nel collegio di Crespano le era stata dedicata una cappellina. A tenerla pulita e ordinata ci pensava proprio lei, suor Francesca, nei ritagli di tempo delle sue giornate. La vedevano allora salire svelta al Belvedere, cambiare una tovaglia, ravvivare un lume, porre un fiore, con sguardi furtivi alla sua 'Reginetta' e sprizzando amore da ogni gesto. Chi poi sostava nella cappella a pregare godeva anche dell'armonia e della proprietà delle cose.

Da Maria Bambina suor Francesca ottenne tanti favori, tra i quali quello specialissimo della perfetta guarigione da una grave forma di pleurite, che la portò sul punto di morire. Questo fatto, peraltro finito bene, fece però pensare alla sua superiora che l'impegno nella scuola comunale fosse troppo gravoso per la sua salute. La trattenne perciò in collegio, affidandole il compito di maestra delle orfane.
Le note biografiche la ritraggono in mezzo a loro nell'attitudine di una madre, decisa a sviluppare tutta la sua capacità di amare. Sorgevano piccole ribellioni, serpeggiavano scontenti, trapelavano sofferenze dovute alle situazioni familiari? Suor Francesca raddoppiava le sue cure, pazientava, medicava, si sacrificava tutta e, dovendo ammonire qualcuna, usava una grande dolcezza. Le amava davvero come «sue carissime figliole».

E poi aveva davanti a sé l'esempio luminoso della superiora, che per le sue orfane non si risparmiava in nulla. Anche per suor Francesca non esistevano né giorno né notte di fronte al bisogno, finché non tornò la malattia a interrompere il corso di quelle giornate così percorse da carità paziente e premurosa e - potremmo pensare - così necessarie a quelle bambine. Si trovò allora lei stessa bisognosa di cure e circondata di attenzioni.
 
 
La comunità gliele prodigava con tanto amore, ma nessun rimedio valse ad arrestare quell'insidiosa nefrite. Nel frattempo si aggravava e, il 25 aprile 1905, moriva la superiora, e anche per suor Francesca ormai le speranze si affievolivano. Poco dopo dovette, infatti, venire ricoverata nell'infermeria di Castegnato.
Nei mesi che seguirono, la malattia progredì «a passi di gigante» e nei primi giorni di febbraio del 1906 sembrava ormai imminente il suo decesso, tanto che le furono subito amministrati i Sacramenti con gli altri conforti spirituali. Sopravvisse invece fino al 26 febbraio. Quella mattina, nella stanza attigua, si. era improvvisamente aggravata suor Annunciata Semplici di appena ventotto anni, alla quale, di fatto, rimasero soltanto il tempo e un filo di voce per leggere la formula dei voti perpetui, che non aveva ancora emesso, e per supplicare: «Presto, anche l'olio santo e la benedizione papale!». Spirava, dopo averli ricevuti, verso le ore sette. Un'ora dopo suor Francesca la raggiungeva nella nuova vita.




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