TESTIMONIANZE
   
 

Vivere l'incontro

Piena di carità e di compassione: suor Michelina Gregori, 1842-1906

 

Il Sacro Cuore era per suor Michelina il sole delle sue giornate. Si perdeva nella considerazione di un così grande amore e nella familiarità con lui alimentava la sua pietà, trovava il suo bene e, nei momenti di prova, anche il suo riposo.

Non solo! Questa abituale compagnia la rendeva piena di carità e di compassione verso i prossimi, ai quali - dicono le testimonianze - "era carissima", così da attirarsi anche un compenso "umano" di benevolenza, di simpatia.

 
Aveva compiuto il noviziato a Trento, la sua città natale, ma svolse poi per lunghi anni il servizio apostolico a Bergamo. Dapprima fece parte della comunità dell'istituto "Santa Chiara", dove la sua presenza fra le ragazze era molto amata, riuscendo perciò incisiva ed efficace per la loro formazione. In quella casa, che aveva ospiti di tutte le età, non passava inosservato quel suo modo garbato di agire e di avvicinare le persone: qualcuno, intuendone l'anima profonda, lo definì "nobilitato dalla fede".

Dall'istituto "Santa Chiara" suor Michelina passò poi alla "Casa delle donne in ritiro", sempre a Bergamo, un'opera a sostegno delle giovani sviate, che la Gerosa aveva assunto con cuore titubante, solo dopo aver molto consultato il Crocifisso. Da allora l'istituzione aveva cambiato più volte sede finché fu trovata una casa più adatta in Borgo Santa Caterina, ma l'ambiente, per sua natura, continuava ad essere difficile.

Suor Michelina vi andò come maestra delle ragazze, che accolse con il cuore pieno di amore, senza pregiudizi, proprio come aveva fatto suor Maddalena Giudici agli inizi. Con il suo bel tratto educato fece subito presa sul loro animo, si conquistò la loro fiducia e potè così aiutarle a recuperare il senso giusto della vita. Molte di quelle più irretite nel male si lasciarono contagiare dalla sua confidenza nell'amore misericordioso del Sacro Cuore e si incamminarono nella via della fede, ritrovando serenità e pace.

Il campo della sua carità divenne ancora più impegnativo quando fu nominata superiora della casa.
I rapporti allora si estesero e insieme crescava la stima per la sua persona, ma lei sembrava non accorgesene.

Ovviamente le sue giornate non scorrevano senza difficoltà e dispiaceri. "Il Signore - annotava senza scendere a particolari una consorella - permetteva in lei croci non lievi", che essa accoglieva con confidente abbandono, ritenendo comunque amabile ogni sua disposizione. Il suo rifugio era sempre la preghiera, in cui trovava luce e forza per proseguire, così che appariva abitualmente di buon umore. Le piaceva ripetere il detto della Gerosa: "Poco con il confessore e molto con il Signore", e lo praticava con convinzione.


A poco a poco, a quelle prove si aggiunsero disturbi di cuore che segnarono anche esternamente la sua persona. Capì allora che la chiamata del Signore le sarebbe potuta giungere improvvisa: teneva perciò fornita di olio la sua lampada e ogni sera disponeva se stessa e le sue cose come se la sua ora dovesse scoccare proprio in quella notte.
 
La chiamata la colse invece in pieno giorno e dentro il servizio, il 16 giugno 1906. Si trova in parlatorio con un sacerdote, a cui stava leggendo alcune note da un foglio, che a un tratto le scivolò dalle mani. Prontamente il sacerdote glielo raccolse, ma poco dopo la carta era di nuovo a terra. In fretta allora si chinò lei stessa per riprenderla, ma non potè più rialzarsi, colpita da apoplessia.

Fui subito soccorsa tra lo sgomento dei presenti: era ancora cosciente, ma non riusciva a pronunciare parola. Le sue condizioni erano effettivamente gravi, perciò le furono amministrati gli ultimi Sacramenti e poche ore dopo spirò. La casa- dicono le testimonianze - piombò nella desolazione. Suore e ragazze vegliarono la salma per tutta la notte per esprimerle il loro affetto e la loro riconoscenza.

Straordinaria fu poi la partecipazione al suo funerale: c'erano tante suore e una schiera di giovani di varie associazioni; si notarono perfino autorità civili e altri signori e signore della città.
Sul volto di tutti il dolore di chi piangeva una persona amata e l'angoscia per quella perdita improvvisa.

Ma la lampada di suor Michelina ardeva quando le si aprì la sala delle nozze.
web site official: www.suoredimariabambina.org