TESTIMONIANZE
   
 

Una più profonda esperienza di Dio

Ancora insicurezza

 

Il 3 febbraio 2010 un gruppo dell'Unione Europea, guidato dal consigliere Christopher Manet, ha discusso sulla situazione de! distretto di Kandhamal con i funzionari governativi, il più alto rango della polizia di Stato, i leaders cristiani, esponenti della società civile e attivisti sociali di Bhubaneswar.
Hanno poi visitato Kandhamal, dove hanno costatato che i residenti della zona colpita vivono in un rifugio temporaneo, perché non si sentono sicuri nel loro villaggio. Il gruppo UE ha promesso di offrire quindici milioni di euro per la riabilitazione delle famiglie colpite. Dopo questa visita i! ministro dell'Orissa, Naveen Patnaik, ha ordinato all'amministrazione del distretto di accelerare la messa in atto dei progetti di ricostruzione.

«Ci aspettiamo risultati positivi», sperava Pramila Naik, appartenente a una delle cinquantacinque famiglie vittime della sommossa, che rifiutano di ritornare nei loro villaggi per paura della violenza da parte degli hindù. Il governatore dell'Orissa, Murlidhar Chandrakant Bhandare, ha visitato per la prima volta, dopo lo scoppio della violenza pubblica, Balliguda, la sezione più grande del distretto di Kandhamal, per la supervisione del programma di ricostruzione. Gli è stato riferito dalle vittime di quel posto che il risarcimento governativo era ancora inadeguato e la situazione dei cristiani ancora insicura.

 
La vera pace nei distretto di Kandhamal è un sogno lontano. La maggior parte dei cristiani, che sono fuggiti dai loro villaggi, è ritornata a prendere possesso di ciò che è rimasto, dopo la distruzione. Hanno riparato le loro case con l'aiuto ricevuto dal governo e da varie ONG (organizzazioni non governative), ma il risarcimento non è sufficiente per i lavori di riparazione o di ricostruzione e non hanno mezzi di sussistenza.

Molti uomini lavorano come operai alla giornata e le donne come domestiche per guadagnarsi da vivere. Molti bambini vengono portati dalle ONG in altri distretti per i servizi educativi, mentre i giovani hanno abbandonato gli studi e hanno cercato altrove il lavoro. I cristiani della parrocchia di Batticela, che hanno conteso a lungo con gli hindù, non possono entrare nel proprio villaggio e viene loro negato il diritto alla proprietà.
 


Su ripetuta richiesta delle autorità ecclesiastiche, l'esattore del distretto ha concesso, in G. Udayagiri, pochi ettari di terreno da dividere fra le cinquantacinque famiglie per costruirvi le case. Una vittima di trentacinque anni si è espressa così in un giornale: «Siamo contenti di quello che ci è stato dato, ma non abbiamo alcun lavoro per sostenerci».
I cristiani sono discriminati per religione e casta e sono loro negati i benefici che il governo concede alle minoranze (borse di stu¬dio ecc.). Sembrano considerati cittadini di seconda classe. Anche l'investigazione sulla violenza pubblica non è stata soddisfacente. A partire dal 2008, la polizia ha preso in considerazione soltanto 831 casi sui 3.232 presentati. Alla fine di febbraio 2010, le corti hanno chiuso circa 60 casi, accusato 89 persone e assolte 251. L'alta percentuale di assolti è stata il risultato di una scorretta investigazione e di un'insufficiente assistenza legale professionale, secondo le rappresentanze del Forum di avvocati religiosi per Kandhamal, un gruppo di volontari composto di 54 preti, religiosi e suore.

Nella giornata internazionale della donna, circa 4.500 donne, nella maggior parte hindù, hanno marciato a Balliguda per chiedere armonia interconfessionale a Kandhamat e per rendere giustizia ai sopravvissuti della violenza settaria.
L'arcidiocesi cattolica di Cuttack-Bhubaneswar ha costruito circa 2.400 case, con l'aiuto governativo e della commissione dell'Unione Europea. Altre ONG di differenti denominazioni cristiane ne hanno costruito 1.000. Ne occorrono ancora 2.000, per un totale di 15.000 uomini, donne e bambini, costretti a ripararsi dalla pioggia monsonica sotto tende di palstica. Il problema della sopravvivenza quotidiana è ancora più complesso. La maggior parte dei dalits e dei tribali di Kandhamal aveva una buona istruzione; alcuni avevano un impiego, altri un'attività indipendente come commercio o agricoltura. Quelli che hanno gestito la violenza religiosa hanno avuto come bersaglio la posizione economica dei cristiani. Le strutture di commercio sono state distrutte o bruciate e i terreni agricoli sono stati occupati, provocando così una disoccupazione su la¬ga scala. La Chiesa non è in grado di far fronte a questa crisi, nonostante cerchi di mettere in atto qualche piccolo intervento, attraverso il micro-credito, che aiuti a ricostruire l'economia.

La commissione europea è stata particolarmente colpita dalla condizione dei bambini - dai più piccoli in braccio alle loro mamme ai più grandi che già andavano a scuola, fino agli adolescenti nella fase critica della vita - che sono stati privati del necessario quanto ad alimentazione e a cure mediche. Per due anni sono rimasti senza alcuna educazione, senza nulla che riempisse le loro menti e il loro tempo. Nessuno sa quanto abbiano sofferto nel doversi mettere in fuga con i loro genitori o nel veder bruciare le loro case. I ragazzi - ma specialmente le ragazze - che erano in fase di passaggio alla scuola superiore o già l'avevano iniziata hanno perduto più di un anno scolastico. Molti di loro hanno lasciato del tutto la scuola, senza alcuna prospettiva di potervi tornare. Molte ragazze sono state costrette al matrimonio dai loro genitori, non potendo continuare la scuola e non avendo alcuna possibilità di lavoro e garanzia di sicurezza personale.

Nonostante la situazione sia apparentemente tranquilla, senza distruzioni e attacchi alle persone, persiste tuttavia un'atmosfera tesa, densa di timore e di sospetto. Anche presso l'amministrazione del distretto si è dovuta ammettere l'esistenza di una ventina e più villaggi che si oppongono al ritorno dei cristiani a meno che si convertano all'induismo. Vessazioni tese a impedire la raccolta di legna nei boschi o sabbia dalle rive dei fiumi o acqua dai pozzi pubblici sono a volte una triste esperienza dei cristiani.

L'arcivescovo, mons. Raphael Cheenath, di Cuttack-Bhubaneswar, testimonia come, nonostante la sofferenza e la perdita di persone care e dei propri averi, questi cristiani abbiano rafforzato la loro fede. L'atteggiamento generale delle vititme: "abbiamo perso tutto, ma non perderemo la nostra fede», le ha aiutate a mantenersi saldamente in piedi. Con una più profonda esperienza di Dio durante la persecuzione, esse hanno fatto della Croce il simbolo di vita. L'arcivescovo ama riferire le loro stesse parole: «Gesù ha sofferto per noi e anche noi vogliamo soffrire in suo nome». La gente non cessa di credere che la preghiera l'ha protetta da un danno maggiore e che continua a dare ad essa gioia e sicurezza in mezzo alle sofferenze. Nonostante sia lontana dalla propria casa e soffra il timore della morte, la ribellione, la delusione e l'impotenza, si mantiene in comunione con Dio e in comunione reciproca.

Le autorità della Chiesa cercano di aiutare le vittime a tornare ai loro villaggi e alle proprie case distrutte e a sostituire le cose che hanno perduto o che sono state rubate dagli assalitori. Tutti hanno diritto di vivere nella loro terra con la dignità dovuta, potendo disporre di cibo, di educazione, di medicine, di istruzione come liberi cittadini, praticando la religione.


suor Mary Nellikunnel

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