TESTIMONIANZE
   
 

Una più profonda esperienza di Dio

Un fatto sconcertante

 

«Tutto volge al bene di coloro che amano Dio e confidano in lui». È quanto ho potuto verificare in un recente avvenimento.

Prima di lasciare il Nepal per New Delhi dove ero trasferita, ho voluto fare visita alle nostre suore di Narayangarh. Queste, il giorno dopo, mentre mi accingevo a ritornare a Tansen, mi hanno affidato tre ragazze della tribù Chepang, che dovevano fare il mio stesso percorso ma non erano pratiche della zona. lo non le conoscevo, avendole incontrate solo quella mattina, e neppure esse conoscevano me. Erano sorelle di ragazzi che studiavano presso la «Navodaya School» - Narayangarh, tenuta dai Padri, dove le nostre suore collaborano nell'insegnamento e tengono il pensionato. La comunità di Narayangarh pensava di aiutarle mandandole a Gorbandha perché imparassero ricamo e cucito e io ho acconsentito a essere il buon samaritano che le accompagnava alla loro destinazione.

 
Dopo tre ore di viaggio in pullman siamo arrivate alla stazione di Butwal.
Li dovevamo prendere un altro mezzo per raggiungere Tansen.
Mentre stavamo per salire, alcuni poliziotti, sospettando un traffico di ragazze, hanno interrogato le mie tre compagne di viaggio, che non sono riuscite a dare risposte soddisfacenti, sia perché avevano difficoltà a esprimersi, sia perché non mi conoscevano. Proprio questo ha rafforzato il sospetto su di me. Ho cercato di spiegare come stavano le cose, ma non erano disposti ad ascoltarmi. La situazione si è aggravata per il fatto che una folla di persone, uomini e donne, ci avevano circondate e mi insultavano, convinti che io fossi un'indiana trafficante di ragazze.

A quei punto ho compreso la gravità del momento. Sfortunatamente non avevo portato con me la carta d'identità né alcun altro documento personale, infine ci hanno fatte salire sul furgone e nell'ufficio di polizia siamo state sottoposte a un secondo interrogatorio, dopo il quale tutti erano convinti che io fossi colpevole. Mi aggredivano urlando, mentre le ragazze, per lo choc, davano risposte che li insospettivano ancora di più.

Anch'io ho provato tensione e paura; poi mi sono affidata al Signore e ho continuato a invocare il nome di Gesù e di Maria. A poco a poco mi sono sentita più rilassata e ho cominciato a riflettere con chiarezza.

Ho telefonato a suor Anice, a padre Michael e ad alcune persone che conoscevo e che potevano aiutarci. Padre Michael ha contattato i padri che lavorano in Nepal, e per il loro intervento alcuni loro parenti, ufficiali di polizia in altri distretti, hanno raggiunto l'ufficio in cui eravamo noi.
Dopo una lunga e stressante attesa, il responsabile ha cominciato a parlarci con calma e mi ha chiesto di stendere alcune righe spiegando perché portavo con me le ragazze. Ho quindi dovuto chiamare di nuovo padre Michael che ci ha mandato immediatamente per fax le dichiarazioni necessarie. Erano ormai le quattro del pomeriggio.
 


Nei successivi quindici minuti questa dura prova ha avuto fine. A poco a poco, i poliziotti, che all'inizio erano stati così duri con me, sono diventati affabili: finalmente sapevano chi ero. Essi alla fine mi hanno spiegato che mi avevano arrestata perché in Nepal ci sono stati casi di traffico di ragazze e in numero crescente in questi ultimi anni.
Ci sono volute cinque ore prima che la polizia ci liberasse.

Questo è uno degli avvenimenti dei miei dieci anni in Nepal che non scorderò mai, il più avventuroso, ed è successo proprio prima che io lasciassi questa terra così cara al mio cuore.
In ogni modo, ho imparato che, quando ci spostiamo in una terra straniera, dobbiamo avere con noi dei documenti comprovanti la nostra identità ed essere molto prudenti con le persone, anche quando si tratta di aiutarle per il loro bene.
Sono arrivata in comunità sfinita, anche se senza lo choc e la paura di prima, ma, grazie alle attenzioni e alle cure delle mie sorelle, tutta la pesantezza della situazione si è come sciolta dentro di me lasciando il posto a un grande senso di sollievo.
Qualcuno ha voluto scherzare su questo fatto, dicendo che avevo l'onore di essere la prima suora di carità sotto custodia della polizia. Ora che posso guardare con distacco a questo sconcertante evento, lo racconto con gioia.perché la mia esperienza possa servire ad altre e perché sia sempre glorificato Dio che permette che ogni cosa accada per il nostro bene.


suor Mary Shiny Thottekatt

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