TESTIMONIANZE
 
 

L'inizio di una nuova realtà

Lo conoscevo

Conoscevo Sergio perché frequentava la mensa della "Caritas". Assetato di letture, chiedeva spesso libri e li preferiva, alla lunga, all'igiene personale. Si poteva pensarlo un sognatore; di fatto i sogni lo hanno portato a lasciare la famiglia per essere libero e non avere regole. La sua casa era diventata la strada. Usava i servizi per le persone senza fissa dimora e, quando il tempo lo permetteva, trascorreva le giornate sulle panchine nei giardini pubblici, leggendo. Tanti hanno approfittato di lui specialmente quando ha iniziato a percepire la pensione.

Ultimamente si era localizzato vicino alla nostra casa e questo mi dava l'occasione di incontrarlo più volte al giorno. Mi attendeva e mi parlava della sua vita. Era nato a Venezia, in questo stesso sestiere e, dopo essersi sposato aveva fatto un viaggio in Australia con la famiglia. Al rientro in Italia aveva preso la decisione di non avere più responsabilità familiari. Era la deriva. Ricordava con dolore la morte di un figlio. Cosciente e lucido ammetteva che era il vino la sua rovina.

Ma anche per lui è arrivato il momento cruciale. Il freddo di quest'ultimo inverno, vissuto all'aperto, gli aveva procurato un congelamento e, come di conseguenza, una cancrena al piede. Inutilmente era stato sollecitato a prendere il pulmino che lo avrebbe portato al dormitorio. Le bevande calde che gli portavo mattino e sera e le coperte non sono state sufficienti per evitare l'irreparabile. E' stato costretto ad accettare un ricovero ospedaliero.


La situazione era molto grave tanto da temere che non si potesse procedere all'amputazione. Gli ho perciò chiesto se desiderava ricevere il Sacramento degli infermi; ha accettato e lo ha seguito consapevolmente.

I giorni di degenza gli hanno fatto comprendere che la libertà di cui aveva goduto si stava allontanando per sempre. Come avrebbe potuto vivere in strada con una gamba amputata? Come sarebbe stato il suo fututo? Ed era molto triste. I libri che tanto amava rimanevano sopra il comodino, chiusi come era chiuso il suo cuore nella tristezza.

Effettuata l'amputazione, dopo quarantotto ore un'embolia stroncava la sua vita. La famiglia che aveva abbandonato ha continuato a ignorarlo e non ha autorizzato la sepoltura. Per circa un mese la salma è rimasta all'obitorio finché una parente ha dato l'OK per il funerale.

Ci siamo trovati per un ultimo saluto nella chiesa del cimitero. C'erano anche le suore della comunità di "San Giuseppe", dove andava a mensa, i giovani "gocce di luce", alcuni volontari, tutte le persone che lo avevano conosciuto e seguito con affetto.
Ora Sergio ha incontrato suo figlio e tanti amici che avevano scelto la strada come la loro dimora e che ora camminano per le vie del cielo per ricevere il caldo abbraccio del Padre.


Una suora della comunità "san Gioacchino" - Venezia
web site official: www.suoredimariabambina.org