TESTIMONIANZE
 

 

 

 

 

 


Non sapeva risparmiarsi

Intuito e spirito di sacrificio di una madre: suor Angela Bolla, 1865-1907.


Papà Luigi non sapeva rassegnarsi all'idea di vedere la sua Rosa andarsene in convento: gli era troppo cara e poi aveva soltanto diciotto anni! Eppure Rosa capiva che non poteva resistere a quella chiamata e, sebbene fosse vivo in lei il dolore del distacco dalla sua casa così calda di affetti, sentiva però crescere dentro anche la forza per superarlo.

Entrò nel noviziato di Milano il 6 gennaio del 1884.
Qui - dicono le memorie biografiche - "spiegò" tutto il suo fervore spirituale: apprendeva con amore il nuovo stile di vita, affrontava tutto con umiltà e spirito di sacrificio, era prontissima all'obbedienza e sempre operosa.

Passarono i mesi e giunse il settembre recando la ricorrenza della natività di Maria, che la comunità e le novizie celebravarono con fervore nella loro cappella. La festa si prolungò il giorno seguente tra le ammalate dell'infermeria, dove il vecchio simulacro di Maria Bambina peregrinò di letto in letto, fino a quello della postulante Giulia Macario, gravemente inferma. Tentò anche lei, con la mano non colpita da paralisi, di avvicinare a sé la Santa Bambina che madre Nazari le porgeva e - miracolo! - a quel contatto balzò a terra perfettamente guarita.
Rosa assistette, dunque, da vicino a questo evanto che segnò di una nuova grazia la vita della comunità e dell'intero Istituto. Segnò anche la sua di un contagioso entusiamo nell'amore a Maria Bambina:

Con la vestizione religiosa Rosa divenne suor Angela e subito dopo andò a far parte della comunità dell'istituto "Addolorata" a Milano. Si trovò così in mezzo a tante ragzze, che non tardarono a scoprire in lei, con le doti di una vera educatrice, anche i tratti amorevoli di una mamma. In genere esse avevano alle spalle complicati problemi familiari, perciò di attenzioni materne sentivano più che mai il bisogno. Di una madre suor Angela aveva intuito e lo spirito di sacrificio: le capiva e pensava al loro bene non risparmiando fatiche, vegliando anche di notte per procurare loro quanto occorreva. Per questa sua dedizione esse la stimavano e le erano affezionate.

Suo Angela accorreva, preveniva, provvedeva, preferendo sempre i fatti alle parole. Chi la osservava in questi suoi silenzi operosi capiva subito quanto fossero intrisi di spirito di preghiera e sostenuti da una profonda comunione con Dio. Quello che appariva di fuori, nella laboriosità quotidiana, nelle sollecitudini materne, veniva preparato dentro questo rapporto con il suo Signore.

Trascorsero così diciasette anni: suor Angela aveva accumulato fatiche, sacrifici, veglie e a mano a mano si erano affievolite anche le energie fisiche. I superiori se ne accorsero e pensavano di allegerirle quel peso affidandole la comunità dell'orfanotrofio di Romano di Lomabardia. In realtà non si raggiunse lo scopo, perché suor Angela trovò ancora ba
mbine bisognose di tutto e principalmente di affetto; e proprio perché era superiora non sapeva risparmiarsi. Si ammalò infatti presto. Venne allora richiamata a Milano perché si ristabilisse ma, nonostante qualche segno di ripresa, la sua salute rimaneva ormai segnata. Non resse perciò neppure a Binasco, dove venne trasferita sempre con l'ufficio di superiora.

Non le rimanevano ormai altre prospettive se non il ricovero nell'infermeria di Castegnato, con una debole speranza che cure adeguate e riposo potessero ancora giovarle. L'attendeva invece una lunga malattia, che essa accolse con serena adesione alla volontà di Dio e visse con inalterabile pazienza. Dal suo letto sapeva solo dire grazie e promettere preghiere, che assicurava di presentare al Signore appena lo avesse incontrato in Paradiso. Confortata dagli ultimi Sacramenti se ne andò la sera del 29 gennaio 1907, a 41 anni, lasciando una bella testimonianza di vita e tanto rimpianto nelle sorelle.






 





 

 





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