TESTIMONIANZE
 
 
A contatto con un'altra realtà

Rimane molto da fare

Il Brasile è un Paese che occupa buona parte del continente sud americano; qui arrivo dopo tredici ore di volo per la quarta esperienza di volontariato con le suore di Maria Bambina. Sono le 5.20 quando inizia la fase di atterraggio su Rio de Janerio e l'alba si fa notare per le varie sfumature di colori che vanno dal rosso all'arancione al giallo ma che ben presto spariscono ai miei occhi quando l'aereo attraversa i nuvoloni neri che incombono sulla grande metropoli.

Da qui un volo mi porta a Joao Pessoa, dove trovo ad attendermi suor Zita e suor Nazarena con le quali percorro i 170 Km per arrivare ad Alagoinha, sede della missione. La cittadina si trova nella regione del Paraiba, una delle zone più povere, in cui negli anni '80 arrivarono le prime suore di Maria Bambina.
Tragica la realtà apparsa a loro: tre bambini alla settimana morivano per sottonutrizione. Fortunatamente la situazione ora è cambiata, anche se rimane molto da fare. Le vie sono lastricate con pietre, ricavate probabilmente da cave locali; a lato sono allineate semplici case in muratura dai vivaci colori che sembrano piccole ma si estendono in lunghezza. Scorgo qualche vecchia casa di argilla che spesso durante il periodo delle piogge si sgretola.


 

Nella comunità delle suore, suor Zita è la superiora. Il suo compito è di redigere i progetti che una volta approvati si attuano nelle case comunitarie. Cura inoltre la parte burocratica e le pubbliche relazioni, oltre a essere responsabile della formazione delle giovani che vogliono scegliere la vita religiosa.
Suor Nazarena, religiosa di lunga esperienza, è un punto di riferimento importante per tutti. Segue la formazione religiosa dei ragazzi con il catechismo. E' sempre allegra e dinamica: giustamente, come dice suor Zita: "suor Nazarena non cammina, vola".
Suor Flavia, studentessa di pedagogia, è coordinatrice dei progetti e segue gli adolescenti.
Suor Maria de Jesus collabora al progetto nazionale riguardante il controllo della crescita dei bambini e la situazione delle famiglie più disagiate, nelle quali mi accompagna per distribuire quanto ho portato dall'Italia.
Maria José, giovane postulante, attende alla catechesi dei bambini. Al mio arrivo ho conosciuto anche la superiora provinciale suor Maria José de Gouveia con la quale ho conversato, dopocena, su argomenti di tipo sociale. Ho appreso che l'analfabetismo è ancora presente non solo tra le persone anziane, ma anche tra quell giovani.

Un lavoro, che paragono al fenomeno dello 'schiavismo', riguarda i tagliatori di canna da zucchero. Essi partono al mattino, quando è ancora buio e, dopo una giornata trascorsa sotto il sole cocente, rientrano quando è già buio, poiché il tramonto avviene alle 17.30. La loro pelle è cotta dal sole e il loro compenso è alquanto inadeguato.

Le suore attendono alla formazione educativo-religiosa.
I figli delle famiglie più povere vengono supportati nella preparazione scolastica. E' a disposizione una piccola biblioteca e si svolge anche l'attività teatrale.
Gli adolescenti possono frequentare un corso di dattilografia, superato il quale accedono a quello dell'informatica. Il sostegno economico proviene da un'associazione italiana l'A.Pi.Bi:mI. (Associazione promozione infanzia bisognosa del mondo impoverito) e la manutenzione informatica è effettuata dal comune.





Anch'io mi inserisco nei gruppi dei bambini svolgendo alcune attività: lavorazione della pasta di sale, riciclaggio di vasi di vetri con l'utilizzo di semplici materiali, disegno e qualche ora di italiano. Mi è sufficiente andare nelle case di argilla localizzate sul versante della collina, fuori dal centro cittadino, per rendermi conto della povertà in cui vivono certe famiglie con tre, quattro, cinque figli. Il pavimento è di terra battuta e molte volte non hanno un letto dove dormire e neppure cibo sufficiente.
A Guarabira è presente da più di quarant'anni padre Luigi Pescormona, originario di Alba. E' arrivato nel 1977 per svolgere attività diocesana-sociale iniziando a difendere i diritti umani e in particolare quelli dei contadini senza terra. Nel 2001 ha fondato la "Comunità Talità", dove accoglie ragazze adolescenti escluse dalla convivenza socio- familiare e in situazione di altissimo rischio. Garantisce loro vitto, alloggio, vestiario, cure per la salute, la scuola per l'avvio a una professione, oltre a curare la loro formazione educativo-religiosa. All'interno vi sono corsi di computer, estetista, pettinatrice, artigianato locale. Le ospiti sono seguite da uno psicologo e da educatrici. Gli aiuti provengono da persone locali, dal governo, dal municipio e da amici italiani.

Putroppo anche questa volta arriva il giorno della partenza. Il mattino successivo in Italia, al risveglio, non vedo più le lunghe e verdi foglie del banano che scorgevo attraverso la piccola finestra della mia stanza, non sento il canto del gallo ; quando esco non vedo i visi sorridenti degli adulti, non mi sento più chiamare "irm
ã" o "italiana" dai bimbi che quando mi vedevano per la strada mi venivano incontro per salutarmi. Sono ormai nel mio mondo dove tutto è diverso e spesso mi chiedo se tutti coloro che ho conosciuto nelle mie esperienze sarebbero felici nel mio Paese, come io lo sono stata nel loro. E' difficile dare una risposta.

I miei ringraziamenti vanno alla mie figlie Barbara e Sabrina che mi sostituiscono nella conduzione della casa, quando io sono assente, e a tutte le persone che mi hanno aiutata e con le quali ho collaborato.


Daniela Pravoni

 
web site official: www.suoredimariabambina.org