TESTIMONIANZE
   
 
Grazie!!!

E' arrivato un amico

Sei venuto da noi accompagnato dal tuo parroco.
Il tuo incedere a gambe allargate e le braccia penzoloni serviva a mantenerti in equilibrio. Sembravi uscito dalla giungla tanto il tuo aspetto era trascurato e in disordine.
Ti abbiamo accudito, ripulito, messo a nuovo.


 
Tu seguivi quanto facevamo con uno sguardo attonito, da cane bastonato. Da quel giorno hai continuato a venire per l’igiene personale e poi ti fermavi per il pranzo. Ma c’era un grosso problema da risolvere: l’incontinenza.
Era questo il motivo per cui i ragazzi che ti vedevano al pontile del vaporetto (dove tu passavi le giornate) si prendevano gioco di te. Abbiamo iniziato a prendere contatti con il tuo medico di base per una visita specialistica, quindi, dopo un’attesa di ore al Pronto soccorso, anche il neurologo ti ha visitato e ha programmato un ricovero ospedaliero per accertamenti.
Durante la degenza ci siamo impegnate a portarti indumenti e quanto serviva e a venirti a visitare. Inoltre ci siamo premurate a contattare i servizi sociali del comune e dell’ospedale per poterti assicurare, alla dimissione, una vita dignitosa.

La casa dove vivevi era diventata una topaia mancante della luce e dell’acqua. Finiti gli accertamenti in neurologia, sei stato trasferito in lunga degenza in attesa che i servizi sociali trovassero un posto dove inserirti, assicurandoti un’assistenza adeguata alla tua situazione patologica. La difficoltà era anche l’età. A sessantuno anni non si è considerati anziani anche se non autosufficienti.

Il 1° aprile era il tuo compleanno. Per la prima volta nella tua vita avevi qualcuno che ti ricordava con un biglietto augurale e dei dolci. Anche il personale del reparto ti ha festeggiato e ti sei accorto con stupore che eri oggetto di attenzione e di affetto.
Sono trascorsi sei mesi dal giorno del ricovero, ma nessuno della tua famiglia, pur numerosa (sette tra fratelli e sorelle), si è ricordato di te.
Ora, finalmente, sei ospitato in una casa di riposo, completamente non autosufficiente, trascorri le giornate in carrozzella, ma sai che c’è qualcuno che ti vuole bene e che quando può ti viene a visitare o si fa vivo con una telefonata o una cartolina. Quando sei chiamato al telefono, ancora ti prende il nodo alla gola e riesci a stento a parlare.

Forse ti sembra impossibile che qualcuno, non solo non ti derida, ma ti ricordi con tanto affetto. A ogni incontro i tuoi occhi, da ‘cane bastonato’, si imperlano di lacrime per la commozione.

Grazie, Roberto, di essere passato per la nostra vita a ricordarci quanto noi siamo fortunate per i doni che continuamente riceviamo senza nostro merito e per essere visitate, ogni giorno, dal Signore attraverso tanti fratelli che si trovano in situazione d i difficoltà, bisognosi di attenzione, di accoglienza e di uno sguardo affettuoso.
 


comunità della «casa san Giuseppe» - Venezia

 
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