TESTIMONIANZE
 
 


Generosità, dedizione, forza e tenacia

Dopo un'esperienza di servizio

Sono Ambra, ho 27 anni, sono laureata in Scienze linguistiche ma lavoro come educatrice con bambini e ragazzi fino ai 17 anni presso la"Fraternità Capitanio" di Monza, gestita dalle suore di Maria Bambina.
Io, Piero, ho 29 anni e lavoro in uno studio a Milano come ingegnere civile strutturista.
Nel tempo libero entrambi facciamo parte del gruppo "Abejas" che svolge alcuni lavori: preparazione di rinfreschi, cene, confezione di cesti natalizi …, il cui ricavato viene spedito in alcune missioni dell’"Operazione Mato Grosso"
in Perù.

L’idea di fare un’esperienza di missione esisteva nel cuore di entrambi ancora prima di conoscerci. L’abbiamo poi condivisa e coltivata all’interno del gruppo "Abejas" e quando abbiamo deciso di sposarci ci è sembrato che il viaggio di nozze potesse essere l’occasione migliore per aprirci a quest’esperienza e per dare un valore in più al nostro matrimonio.

Abbiamo deciso di chiedere alle suore di Maria Bambina la possibilità di fare un periodo di servizio all’estero perché sapevamo che, prima della partenza, ci sarebbe stata una serie di incontri di preparazione, che sentivamo importanti per poter vivere appieno il mese nella comunità che ci avrebbe ospitati.
Abbiamo quindi partecipato al percorso organizzato da suor Marianna e da suor Agnese insieme ad altri giovani che condividevano il nostro stesso desiderio. Oltre a questo percorso “spirituale”, di ricerca di significato, abbiamo preso contatti con suor Maria Do Carmo per definire le questioni più pratiche: periodo del viaggio, biglietti aerei, documenti necessari, destinazione.

Quando ci è stato chiesto di esprimere una preferenza circa la destinazione, abbiamo lasciato a Suor Maria Do Carmo la libertà di indirizzarci in una delle comunità dell’America Latina di lingua spagnola, dove vi fosse maggiore necessità. E’ stata una grande gioia, però, sentire che era stata scelta per noi la comunità di San Marcos, un villaggio sulle Ande peruviane che si trova nella zona in cui vive anche padre Ernesto, il missionario salesiano che negli ultimi anni abbiamo aiutato con i lavori del gruppo "Abejas". Ci è sembrato, questo, un primo dono della Provvidenza.

Ci ha accompagnati la consapevolezza che non stavamo andando in Perù per cambiare il mondo, per cancellare i problemi e la povertà di quel Paese ma semplicemente per dare un po’ di quell’amore che noi abbiamo ricevuto, mettendoci a disposizione degli altri in ciò che ci sarebbe stato chiesto di fare.
Ci siamo così donati agli altri in maniera molto semplice, con la nostra presenza e la nostra disponibilità nel fare cose normali, quotidiane. All’inizio ci sentivamo quasi un peso, inutili: e suore ci trattavano benissimo, da ospiti e nei primi giorni abbiamo praticamente fatto i turisti. Poi ci siamo ambientati, abbiamo conosciuto meglio le suore e la realtà locale, e abbiamo capito che quello che ci era chiesto di fare era esserci, vivere in quella realtà. A San Marcos abbiamo seguito suor Edith nella catechesi e nelle visite alle scuole delle comunità attorno al paese; siamo stati tanto con i bambini, abbiamo giocato con loro e ci siamo accorti che era proprio questo ciò di cui c’era bisogno.
I bambini di San Marcos non sono abituati ad avere un oratorio, un luogo in cui trovarsi per giocare e stare insieme e soprattutto non sono abituati ad avere delle figure adulte, o comunque più grandi, che li accompagnino e diano loro attenzioni nel tempo libero.
A 9-10 anni sono già grandi, fanno gli aiuto catechisti quando in Italia avrebbero appena iniziato il percorso di catechesi; rimangono a casa da soli fino a notte fonda perché i genitori stanno lavorando in campi lontani e i fratelli sono fuori. Così noi abbiamo rispolverato giochi come bandiera, castellone, sparviero, strega comanda color, li abbiamo aiutati a scrivere e a colorare, li abbiamo invitati alla Messa, abbiamo preparato da mangiare per loro, li abbiamo accompagnati a casa quando era buio…

 

   
 

In quella realtà abbiamo imparato che non è tanto importante quello che si fa ma come lo si fa, e che quella che per noi è una piccola cosa, un piccolo gesto, per altri può essere qualcosa di grande; abbiamo imparato che è vero che chi possiede meno è chi dona di più agli altri: i bambini di San Marcos, quando hanno saputo che avremmo festeggiato lì il nostro primo mese da sposati, ci hanno voluto fare una festicciola e ci hanno riempito di regalini e di cose fatte da loro,
così come quando li abbiamo salutati per tornare
a casa.
Abbiamo anche imparato ad avere meno preoccupazioni e affanni, ad affidarci un po’ di più alla Provvidenza e agli altri.
Abbiamo inoltre capito che quando si aspira al bene le divisioni spariscono da sole: in Perù non c’era differenza o concorrenza tra "Operazione Mato Grosso", suore di Maria Bambina e altri enti caritativi: tutti si adoperavano per gli altri, si scambiavano aiuti, viveri, servizi…

Di questa esperienza ci sono rimaste impresse la grande forza e operosità delle suore e di alcuni preti, la povertà dignitosa delle persone, il bisogno di accudimento e di affetto dei bambini, il loro bisogno di giocare, di vivere la propria età, i grandi contrasti di Lima, dove ricchezza e povertà estrema, parchi con fontane da record e baracche senza acqua potabile convivono a pochi chilometri di distanza, e anche quelli, meno eclatanti, dei villaggi di montagna, che hanno phone center, cellulari e internet point ma mancano di molte cose più essenziali.
Quest’esperienza ci ha mostrato e ha rafforzato in noi la consapevolezza che le cose importanti della vita sono quelle più semplici ed essenziali, che contano non le cose che riusciamo ad accumulare e a possedere ma le persone che incontriamo e che sempre lasciano in noi un segno.
Così abbiamo lasciato in Perù alcune preoccupazioni che abbiamo capito essere spropositate, abbiamo riflettuto sulla scala delle nostre priorità e abbiamo pensato come impostare la nostra vita insieme, da cosa, e da Chi lasciarci guidare.

 

 


 

 

Abbiamo condiviso l’esperienza fatta in primo luogo tra di noi, sia quando eravamo in Perù, sia tornati a casa. Ne abbiamo poi fatto partecipi molte persone a noi vicine: genitori, fratelli, parenti, amici, ragazzi che fanno parte del gruppo "Abejas", le suore e le ragazze della "Fraternità Capitanio". Ci è poi stato chiesto, da parte delle coppie guida del corso fidanzati del nostro paese, di fare una testimonianza durante l’ultimo incontro del percorso in preparazione al matrimonio e, durante il mese missionario, abbiamo parlato di ciò che abbiamo vissuto in Perù ai bambini della scuola elementare del "Collegio Bianconi" di Monza. Questi ultimi hanno anche raccolto del materiale scolastico da mandare ai bambini peruviani di Lima e di San Marcos, che dovrebbe partire nei prossimi giorni con un container dell’"Operazione Mato Grosso".

Al termine di questa esperienza vorremmo ringraziare in primo luogo il Signore, che, con la vita che ci ha donato e attraverso le persone che ha messo sul nostro cammino, ha fatto nascere in noi il desiderio di allargare il nostro sguardo; ci ha fatti incontrare, innamorare, scegliere di iniziare la nostra vita insieme non richiudendoci su noi stessi ma aprendoci agli altri.
Un grazie di cuore è poi per le suore che ci hanno accolti e che ci hanno sempre trattati come meglio non avrebbero potuto. Il nostro grazie a loro va però soprattutto per l’esempio che ci hanno dato di generosità, apertura al prossimo, dedizione, forza e tenacia, per il loro essere sempre pronte a mettersi al servizio di chi ha bisogno.
L’ultimo grande grazie va a tutte le persone che abbiamo incontrato, che ci hanno mostrato come davvero chi meno possiede più dà agli altri e grazie a quali siamo tornati a casa decisamente più ricchi di quando siamo partiti per andare “dai poveri del Perù”.
Purtroppo non abbiamo potuto accontentare i bambini di San Marcos che ci avrebbero voluto di nuovo tra loro per Natale, ma speriamo di riuscire a tornare da loro quanto prima. Ma se anche così non dovesse essere, siamo sicuri che porteremo sempre con noi i loro nomi, i loro volti, e tutto l’affetto che ci hanno donato in quelle settimane sulle Ande.

Ambra e Piero


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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