TESTIMONIANZE
 

 

 

 

 

 



Generosità, dedizione, forza e tenacia

Sempre più umile e semplice: suor Maria Gaboardi, 1869-1906.


Si chiamava Celeste; di fatto alle "cose di Lassù" sembrava tendere con tutta l'anima nel tempo del suo noviziato. Era entrata nell'Istituto a Milano il 20 maggio del 1889 e con l'entusiamo dei suoi vent'anni, puntando subito sul sodo, si era proposta di "non lasciar passare giorno senza riportare qualche vittoria su se stessa".

Sapeva che per rivestirsi di Cielo occorreva deporre tutto ciò che appesantiva il cuore, e lei non si sentiva mai arrivata nella virtù. Lavorara perciò tenacemente di scalpello, soprattutto sulle resistenze dell'amor proprio, sempre insorgente e insidioso.
E mantenne fermo il suo proposito anche quando, con il nome di suor Maria, si trovò nella comunità di Melegnano (MI) per la sua prima esperienza apostolica. "Era bello vederla - testimoniava la sua superiora - così vivace e nello stesso tempo intenta a migliorarsi. Aveva una tempra forte, decisa e, perseverando nella pazienza con se stessa, si rendeva sempre più "umile e semplice" nel tratto, precisa nei doveri quotidiani, capace di dominio di sé anche nel fervore dell'operare. E se curava tanto questa sua dignità interiore, era certamente per abbellire la veste nuziale, ma questo veniva custodito come segreto del Re. Per tutti gli altri era semplicemente buona.

Possedeva doti non comuni di avvedutezza e di praticità, così che all'occorrenza sapeva disimpegnarsi bene nei molteplici bisogni della casa. Non sentiva, invece, alcuna propensione per l'insegnamento nella scuola materna, ma proprio in questo servizio consumò tutti i suoi anni di vita religiosa e lo compì con scrupolosa diligenza, come se lo amasse più di ogni altro: il bene dei suoi bambini e perfino i loro lavoretti avevano giustamente la precedenza nella successione delle sue attività. Le rimaneva comunque tempo per occuparsi dell'orto o per dar mano agli attrezzi da falegname e, al bisogno, sapeva destreggiarsi bene anche con la cazzuola e la calcina da muratore. E si sa quanto queste abilità siano preziose in una casa! Trascorse così i suoi diciasette anni di vita religiosa, raggiungendo i trentasette di età. A questo punto, inaspettatamente, la sorprese una malattia che si rivelò subito grave, spegendo ogni speranza di ripresa, tanto che si rese necessario il ricovero nell'infermeria di Castegnato.

Suor Maria vi giunse a fine luglio 1906, ormai disposta a fare volentieri il sacrificio della vita: le tante piccole vittorie su se stessa l'avevano preparata bene all'ultima, la più impegnativa. A Castegnato trovò la comunità in ansia per la salute della superiora suor Filippina Lanfranchi, molto spossata e per i suoi acciacchi
e per il peso delle sofferenze altrui a cui era molto sensibile. Era amata da tutte per il suo "grande cuore", ma suor Maria non poté godere della sua carità, perché la superiora fu costretta a concedersi un po' di riposo pressso l'Istituto "Santa Maria" a Brescia. Proprio lì, dopo pochi giorni, il 15 agosto, l'attendeva la chiamata al Paradiso. Il giorno seguente anche suor Maria compiva il suo passaggio in serenità, confortata dai Sacramenti. Per caso si trovava a Castegnato la superiora di Melegnano che, intuendo la gravità della sua condizione, volle rimanerle accanto fino alla fine. La vide, infatti, in quegli estremi istanti assopirsi in un riposo tranquillo e solo da una lieve contrazione della bocca poté capire che essa era passata a godere la libertà e la gioia dei servi fedeli.

 

 

 

 








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