TESTIMONIANZE
 
 


Amare con tutto l'amore di cui siamo capaci
Racconto missionario


Apparteniamo al "gruppo giovani" di Lissone, che quest'anno ha svolto un servizio missionario in Zambia, presso le suore di carità delle sante Bartolomea
e Vincenza. Ripensando all'incontro con l'Africa, capiamo di essere stati 'spettatori' di uno spettacolo incomparabile. Chiamiamo così questa esperienza perché, anche se ha preso casa dentro di noi, ci ha fatti sentire estranei a quella vita, che poi ci si è rivelata bella e buona, dura e sconvolgente.

Ci ha preparato il cuore suor Marianna, accompagnandoci a scoprire prima di tutto l'amore che Dio ha per ciascuno di noi. Un amore che ci raggiunge là dove viviamo e ci conduce a desiderare esperienze che ci insegnano ad amare con tutto l'amore di cui siamo capaci e che da Dio stesso viene riversato nei nostri cuori.
Oltre al percorso spirituale, ci siamo impegnati a sensibilizzare le parrocchie della nostra comunità pastorale, preparando cartelloni che raccontassero la realtà del luogo dove avremmo concretizzato la nostra esperienza. Inoltre, durante gli oratori estivi, i ragazzi hanno dipinto delle magliette che poi sono state vendute con il criterio dell'adozione.

Abbiamo vissuto la nostra esperienza a Chirundu, dove le suore di carità gestiscono un orfanotrofio che ospita ottanta ragazze, un ospedale e svolgono attività pastorale in parrocchia e nei villaggi. Abbiamo provato angoscia quando guardavamo la realtà, così come appariva, nei villaggi: lontanissimi, senz'acqua né luce, sperdute capanne con il nulla intorno, gente in cammino per chilometri a piedi, mercatini lungo le strade principali. Una vita quotidiana sul filo della sopravvivenza. Non si pensa al futuro perché non si sa se sarà contemplato nel tempo. La gente vive e gioca tutto nel presente.

Abbiamo poi avvicinato l'Africa che, con l'aiuto di molti, ha potuto e saputo realizzare dei sogni. Qui lo stupore ci ha presi, perché la vita appare curata, vissuta, in festa ... Al "Villaggio della speranza" la gioia viene incontro, ritorna la speranza perché si intravede un futuro possibile. Con le orfane abbiamo giocato, cantato, danzato, coccolato ... Ci siamo sentitti subito 'appartenenti', coinvolti, presi, diventando così 'luogo' dove trovare un abbraccio, una confidenza. Le ragazze vivono in piccoli gruppi, casette molto accoglienti e linde. A tutte è assicurata una vita dignitosa, la scuola e la cura della loro crescita.

Oltre a stare con loro abbiamo sistemato la stradina principale del villaggio, spalando terra e sassi. Ci è stato possibile 'assaggiare' la terra africana rossa e polverosa, provare la fatica che nasce dalla mancanza di strumenti adatti e la soddisfazione di aver contribuito a rendere più bello il luogo. Abbiamo inoltre decorato fioriere, capanne in muratura con fiori e greche, perché il villaggio si sta preparando alla grande festa del cinquantesimo anniversario di presenza delle suore in Africa. Siamo stati pure in ospedale, unico per un immenso territorio, bello come un'oasi e ben attezzato. Abbiamo visto una lunga fila di mamme, molto dignitose, che vengono per la vaccinazionoi ai bambini e i malati nelle corsie, sorridenti per la nostra animazione. Abbiamo visitato anche altre comunità e ovunque ci è venuto incotro il sorriso di suore che con tenacia e amore incondizionato vivono la carità, nonostante tutto e verso tutti. Abbiamo visto donne appassionate, determinate e fortemente coinvolte. Traspare da loro l'amore per la vita di tutti, che deve essere promossa, come ci ha detto suor Maria Teresa, e curata con armonia e competenza, come ci ha mostrato la comunità di Chirundu.

L'incontro con le novizie ci ha provocati e ha fatto nascere in noi molti interrogativi, specialmente per quanto riguarda la scoperta della propria vocazione. Ognuno di noi custodisce nel cuore 'doni' che ci sono stati offerti e che ora dobbiamo approfondire e trafficare:

- l'accoglienza e lo stimolo a vivere il momento presente, mettendo in atto tutte le risorse che abbiamo,
- la grande sfida dell'adattamento e della scelta del necessario,
- l'attenzione quotidiana rivolta agli altri e quindi il decentramento da noi stessi,
- una più equilibrata cura della salute,
- la gioia semplice e la festa del cuore nonostante la precarietà,
- il sentirsi parte di una comunità che prega e loda il Signore.

I cambiamenti che questa esperienza ci suggerisce nascono da questi 'doni', che ci hanno toccati nel cuore.
A tutti i giovani vorremmo dire di rischiare nella vita esperienze forti, da sentire sulla propria pelle. Lasciare il noto per l'ignoto è una carta da giocare perché apre orizzonti e dà la possibilità di incontrare veramente se stessi, di capire a che punto si è e quali passi fare per andare oltre.

Esprimiamo una profonda gratitudine alle suore che ci hanno accolti e accompagnati con la loro testimonianza di vita ...
Un grazie infinito alla gente che abbiamo cercato di servire nel nome del Signore: quello che ci ha regalato è 'il tesoro' che vogliamo custodire, coltivare e mettere a frutto. Dal cuore, luogo dove ora abita l'esperienza, vogliamo che escano e si propaghino la bellezza e lo spessore di una vita che serve e che, nel Signore, si esprime e si relalizza.

giovani di lissone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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