TESTIMONIANZE
 
 


Lacrime da asciugare, speranze da sostenere
Piccoli passi


Da quanto é nato ci sono stati piccoli passi, ma io ho paura per il futuro del mio 'piccolo uomo di qurant'anni', ancora oggi.
Piccoli passi, perché ora non lo guardano schifati quando passa nella strada e ricambiano il saluto se lui lo fa. Piccoli, passi, perché qualcuno gli sorride soprattutto da quando lo ha conosciuto in "Fede e luce" o ha incontrato la mia famiglia durante il suo percorso. Piccoli passi, perché al lavoro, che finalmente ha trovato e speriamo per molto più del contratto a tempo determinato, si sente uomo con tanta gente che gli vuole bene e che gli dà ordini trattandolo come gli altri. Piccoli passi, ma ... quanta strada c'è ancora da fare e io ne ho sempre di meno da poter percorrere insieme a lui.
Mi si obietta: adesso lavorano, ci sono realtà dove possono trascorrere spazi della loro vita, ci sono associazioni che li portano in ferie, ci sono case-famiglia per il 'dopo di noi'. Non è sufficiente per sentirsi sicura?

E' vero, quarant'anni fa tutto questo non c'era, ma se tutto fosse veramente migliorato, perché per gli altri è così difficile sentire 'il mio uomo di quarant'anni' come uno di loro? Perché dobbiamo fare la messa di "Fede e luce" in parrocchia?
Vorrei che quest'ultima parte della mia strada la percorressimo a balzi e non a piccoli passi. Vorrei, ma ormai non so che sperare! Vorrei dirmi: "Ora è tardi per le grandi battaglie ... pensa al poco che possiamo avere consolidato". Grazie a Dio, la mia altra figlia non lo lascerà solo. Forse sarò egoista, ma vorrei essere accompagnata da tutti in questa strada. Vorrei che si accorgessero come è fondamentale per noi famiglie con un ragazzo disabile sentire di avere intorno una rete di persone che ci sostengono e ci accompagnano. Noi non lo diremo mai perché abbiamo la nostra dignità, ma come sarebbe bello almeno per una volta sapere che oltre la porta di casa nostra non c'è il buio, ma un posto in cui questi ragazzi possono camminare da soli, senza la necessità che noi siamo sempre lì!

Come mamma di un disabile, mi sono accorta che tutta la nostra società è affamata di amore. Mi hanno spiegato che ci sono 'Facebook', 'mySpace', con i quali si ritrovano amici che non si vedevano da tempo; ma perché lo facciamo attraverso un computer? Perché è così difficile vivere la nostra realtà accanto, perché è meglio cercare qualcuno lontano centinaia di chilometri e non conoscere
i nostri vicini di casa? Perché abbiamo così paura di dire a chi ci sta accanto: "Sono fragile, debole, non perfetto, ma ti voglio bene!". Che cosa strana! Questa è l'unica cosa che il mio piccolo uomo di quarant'anni dice sempre alle persone che a lui si avvicinano! Questo vorrei che tutti sapessero e apprezzassero in lui: è da sempre capace di dire: "Ti voglio bene!".

una mamma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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