3 dicembre: I DOMENICA DI AVVENTO - Mc 13,33-37
Francesco Lambiasi



VEGLIATE!

Non sapete quando il padrone di casa ritornerà



«A tutti dico: Vegliate!». Sono le ultime parole di Gesù prima della sua passione; non sembra esagerato considerarle il suo testamento spirituale, riportato nel vangelo di Marco, che iniziamo a leggere, da questa Prima Domenica di Avvento, per tutto l'anno liturgico.
Infatti, come secondo il vangelo di Giovanni il testamento di Gesù si può riassumere nel richiamo all'unità tra i credenti - in forma di supplica ardente al Padre «perché tutti siano uno»- così l'ultimo grande discorso di Gesù, riportato da san Marco al cap. 13 - il più lungo di tutto il suo vangelo - è scandito dal richiamo alla vigilanza, che ricorre come un ritornello per sei volte, di cui tre negli appena cinque versetti del brano odierno (vv. 5.9.23.33.35.37).


1. Un appello tanto incalzante non è la rappresaglia di un gendarme sempre in agguato: è una supplica insistente di Gesù rivolta a noi discepoli, non certo per incuterci terrore, ma per dirci la paura che lui, buon Pastore, nutre nei nostri confronti: la paura di perderci. Di qui quella vibrazione di urgenza che percorre i suoi pressanti richiami alla vigilanza:
vegliate! state attenti! vigilate! tenetevi pronti!

Il motivo è sempre lo stesso: il giorno del Figlio dell'uomo viene senza preavviso, e la sua ora non arriva con il preavviso di messaggini sul cellulare o di raccomandate con ricevuta di ritorno. Dunque occorre vigilare: la sua venuta imprevedibile e improvvisa è come l'assalto del ladro per chi lo teme, ma può essere anche come l'arrivo dello sposo per chi lo cerca e lo attende.


 

 

 

 

Ma cosa significa vigilare? Gesù stesso ce lo spiega, con alcuni accostamenti : “Vegliate e state attenti”.
La parola greca (agrypnéo) indica uno che pernotta in aperta campagna, attento al iù impercettibile rumore, per evitare che il raccolto venga rubato o il campo danneggiato da qualche furfante. Essere "attenti" significa essere “tesi-a”, “pro-tesi”, oppure “tesi-per” per non essere sorpresi da una sciagura incombente. Vigilare significa essere sempre all’erta, stare di sentinella. Non è un caso che l’appello alla vigilanza si trovi, in bocca a Gesù secondo Marco, immediatamente prima del momento drammatico della passione, quando i discepoli verranno sorpresi addormentati.

Altro accostamento: «Vegliate e state pronti» (cfr. Mt 24,44).
Qui nel Vangelo di Marco, il richiamo allo star pronti viene reso con l’immagine del portiere, il quale deve essere costantemente preparato ad accogliere il padrone di casa che da un momento all’altro ritornerà: il suo arrivo è imminente, fulmineo; perciò l’unico atteggiamento saggio e sicuro è la vigilanza.


2. Tanta insistenza sulla vigilanza si spiega con una duplice preoccupazione dell’evangelista: nella sua comunità ci dovevano essere dei cristiani, i quali, visto che gli anni passavano e del “giorno del Signore” non si vedeva neanche l’ombra, avevano finito per abbandonare ogni vigilanza e per adattarsi fin troppo bene a questo mondo. Altri invece erano sotto la sindrome della fine imminente e stavano sempre lì a fare calcoli e previsioni sul “quando” e sul “come”. Ai primi Gesù raccomanda: State attenti, vigilate! Ma agli altri avverte: Non è ancora la fine! Paradossalmente la conclusione è identica: nella grande notte del mondo i discepoli sono come posti come sentinelle.

Ricordiamo la chiara lezione del Concilio: “Ignoriamo il tempo in cui saranno portati a compimento (consummandae, non consumendae) la terra e l’umanità e non sappiamo il modo con cui sarà trasformato l’universo (GS 39).

Proprio perché ignoriamo il momento dell’ultima venuta del Signore, noi siamo quelli che "aspettano la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo (II lettura). Proprio perché non conosciamo né il giorno né l’ora del supremo compimento, noi dobbiamo essere pronti per qualsiasi ora e per qualunque giorno, ben sapendo che ogni giorno egli viene, perché, da quando è venuto ad abitare in mezzo a noi, rimane con noi per sempre, «tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

3. Ma cosa significa per noi oggi vegliare, stare attenti, essere pronti?
Significa non dimenticare mai che la vita è un pellegrinaggio, non un fortunoso vagabondaggio, e non è neanche una più o meno piacevole gita turistica: quindi non dobbiamo mai illuderci di essere già arrivati e non possiamo mai dimenticarci di dove siamo diretti. Perché il Signore viene!

Significa attrezzarsi per il “santo viaggio” con un equipaggiamento leggero, con la “bisaccia del pellegrino”, munita dell’essenziale: altrimenti non ci muoveremo di tappa in tappa, ma ci sposteremo solo di poltrona in poltrona. Perché il Signore viene!

Vegliare significa considerare gli altri - familiari, amici, colleghi - nostri compagni di pellegrinaggio: quindi significa amare ognuno come un fratello avuto in dono senza mai bramare di possedere alcuno come proprietà privata; significa servire tutti, ma non asservire nessuno. Perché il Signore viene!

Vegliare significa considerare la salute, il lavoro, il denaro, il divertimento per quello che sono: non come privilegi da difendere, ma come doni da condividere; come dei mezzi utili per il pellegrinaggio, non come le mete ultime del cammino. Perché il Signore viene!

Significa compiere il servizio che ci è richiesto, come fosse l’ultimo, ma sempre come «servi inutili»: con i fianchi cinti e le lucerne accese. E sempre pronti a ripiegare le tende per andare là dove siamo chiamati, senza accasarci mai da nessuna parte, fin quando non arriveremo al giorno beato dell'incontro definitivo. Perché il Signore viene!

Significa guardare al futuro non come a un fato incombente e implacabile, né come ad un destino fortuito, volubile e capriccioso: significa sperare che la sofferenza, la malattia, la morte e tutte le catastrofi, naturali o sociali, non siano l’ultima parola della storia.

Significa ricevere, guardare e onorare le creature “come se al presente uscissero dalle mani di Dio” (GS 35); significa pure - secondo una ardita espressione – non esitare a piantare un seme oggi, anche se si sapesse che il mondo finirà domani (M. Lutero).

Maran athà: il Signore viene. Maranà tha: vieni, Signore Gesù


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da: Francesco Lambiasi “STUPITI DAL MISTERO” Riflessioni sul vangelo Anno B

Il Ponte edizioni – Via F.lli Cairoli, 69 – 47923 Rimini – anno 2011 - pp 9-12


 

 

 

 

 

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PROPOSTE DI MEDITAZIONI  - Desideriamo offrire testi spirituali, che possono essere di aiuto per nutrire la nostra fede e rafforzare la nostra vita in Cristo: sono un'occasione per confrontare la nostra esperienza cristiana con quella di testimoni 'antichi' e contemporanei. I testi sono presi da: Meditazioni per l'anno liturgico. Dagli Autori di tutti i tempi.

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