17 dicembre: TERZA DOMENICA DI AVVENTO
Alessandro Pronzato



UNA VOCE INSOLITA...

Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
Egli non era la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce... Giovanni 1,6-8.19-28



Ancora in primo piano Giovanni, «uomo mandato da Dio» con il compito specifico di «rendere testimonianza alla luce».
È un tipo strano, inquietante, «selvatico», che, pur confinato nel deserto, richiama attorno a sé le folle. Logico che la sua predicazione, proiettata verso l'avvento imminente di un Personaggio misterioso, desti serie preoccupazioni nelle autorità religiose del tempo.
Neppure a pensarci che quello si presenti a Gerusalemme dinanzi al Sinedrio per essere interrogato. Bisogna rassegnarsi a mandargli una delegazione ufficiale, una specie di tribunale ambulante, che ascolti la sua «testimonianza» in quella solitudine aspra.
Obbligato a precisare la propria identità, Giovanni si definisce come «voce». Lui è semplicemente una voce. «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore».
La cosa, oggi, non ci impressiona più di tanto. Ci sono molte voci che «gridano» nei nostri paraggi, sulle piazze dei mercato e dei comizi, per le vie, dalle colonne dei giornali, nei microfoni più assortiti e più assordanti. Voci che entrano nelle case attraverso il piccolo schermo della televisione.

[...]

La voce di Giovanni è unica, insolita: «Preparate la via del Signore».
Quasi ad ammonirci che le nostre strade più battute ci fanno mancare l'appuntamento decisivo. Ad avvertirci che il Signore arriva da un'altra parte.
Forse la «testimonianza» tipica del cristiano è proprio questa: essere, nel gran frastuono, voce «diversa». Che ha il coraggio, vorrei dire l'ingenuità, di denunciare la «non praticabilità» di certe strade, pur frequentatissime, in rapporto alla salvezza. Dire che le nostre corse affannose risultano inconcludenti rispetto all'unica ricerca degna dell'uomo. Chiarire che, sulla strada dell'avidità, dell'egoismo, della «recita», dell'inganno, è impossibile, non solo improbabile, trovare Dio.
E non importa che questa voce risuoni nel deserto dell'indifferenza, dell'ostilità preconcetta, del sarcasmo più volgare. La verità va detta, quelle denunce vanno fatte, indipendentemente dall'accoglienza.


 

 

 

 

[...]


Giovanni, dopo essersi definito come «voce», dissipa anche gli equivoci sulla propria persona. Lui non è il Cristo. Non è neppure uno dei grandi profeti del passato.
Il precursore indica l'arrivo del Protagonista, non ha alcuna pretesa di accentrare l'attenzione sulla propria persona.
E non appena lo «Sconosciuto» appare nei paraggi, non esita ad additarlo, invitando i suoi ascoltatori e i suoi discepoli a seguire Lui.
Giovanni è testimone verace perché non parla di sé, non si costruisce il proprio monumento, rispetta le parti, è capace di scomparire.
Mi sembra di poter definire il credente come «uno che dà spazio».
Ossia, il vero testimone non è mai ingombrante, asfissiante, accentratore, invadente.
Dà spazio all'Altro.
Dà spazio alla libertà degli altri.
Sa che il suo compito è quello di provocare l'incontro, favorirlo, prepararlo. Ma allorché questo avviene, lui non sta a fare da incomodo, e neppure da maestro delle cerimonie, e nemmeno da invitato d'obbligo. Si tira, invece, discretamente in disparte.

[...]

In altre parole, il testimone autentico è uno che sa sparire al momento giusto, per lasciar sgombro il campo ai veri e insostituibili protagonisti dell'incontro.
Un incontro che lui ha preparato, atteso, sofferto, sperato, «pregato», facilitato, desiderato intensamente. E di cui ora paga il prezzo forse più difficile: l'andarsene in punta di piedi, per non importunare, senza neppure attendere un cenno di saluto, o un invito per la festa!...

Si tratta di imparare dal precursore questa lezione importantissima: il coraggio di dire «non sono io».
Ossia l'onestà di presentare Colui che è l'atteso, Colui che offre tutte le garanzie, Colui che non delude, senza tentare il gioco pericoloso dello scambio delle parti.

Si tratta di imparare esattamente il tempo dell'azione. E, soprattutto, il tempo dell'uscita...
Un ritardo, in questo senso, può risultare fatale, oltre che esporci al ridicolo.
Ah, dimenticavo. Nel caso il Protagonista tardasse ad arrivare, il nostro compito è quello di alimentare, sostenere l'attesa, purificare lo sguardo per essere in grado di riconoscerlo. Non quello di sostituirlo.




da: Alessandro Pronzato “Pane per la Domenica” – Commento ai Vangeli Ciclo B

Gribaudi Editore 1984 - pp 21-24


 

 

 

 

 

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PROPOSTE DI MEDITAZIONI  - Desideriamo offrire testi spirituali, che possono essere di aiuto per nutrire la nostra fede e rafforzare la nostra vita in Cristo: sono un'occasione per confrontare la nostra esperienza cristiana con quella di testimoni 'antichi' e contemporanei. I testi sono presi da: Meditazioni per l'anno liturgico. Dagli Autori di tutti i tempi.

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