ASCENSIONE: LE IMPRONTE SULLA PIETRA
Luigi Pozzoli




“Vi precede in Galilea” (Mt 28,7)
Dopo gli eventi pasquali i discepoli si ritrovano restituiti alla loro Galilea. “Ecco che vi precede in Galilea: lì lo vedrete” (Mt 28,7) aveva fatto sapere l’angelo della risurrezione. L’appuntamento è sulla riva di quel lago da cui erano partiti per seguire Gesù. La Galilea era una strana regione senza una precisa identità. Si potrebbe dire che la sua identità era quella di non averla, visto che era un crocevia di popoli e vi si intrecciavano culture diverse con la netta prevalenza, dal punto di vista religioso, del paganesimo. Minacciata un tempo dall’invasione assira era ora esposta alla notte pagana. A partire da questi dati si è tentati di stabilire un collegamento con il mondo nel quale ci troviamo. È ancora un mondo cristiano o non è piuttosto un mondo ritornato pagano? È un fatto che vi si parlano linguaggi differenti in ordine, per esempio, ai grandi temi morali, con una tendenza a trasferire sentimenti e giudizi sul piano di un esasperato soggettivismo. Forzando di poco i termini del problema, è il caso di dire che ciascuno ha la sua morale, la sua religione, il suo Dio, la sua Chiesa e, all’interno di questa, la sua sottochiesa. Anche nelle comunità cristiane si fa sentire infatti questo spirito soggettivo: soggettivo e a volte umorale perché dettato da stati d’animo irrazionali che hanno l’equivalente espressivo nelle parole: “Mi piace... non mi piace”. È una situazione per tanti aspetti rattristante (ormai è Galilea dappertutto), ma anche, al tempo stesso, appassionante. “Vi precede in Galilea”: i discepoli avrebbero sperimentato la forza dell’annuncio e della testimonianza a partire da una terra che non sembrava la più promettente. Il Signore manda noi ora in questa nuova “Galilea delle genti” perché misuriamo la tenuta della nostra fede nel confronto con le tante difficoltà che abbiamo sotto i nostri occhi. Che importa se lo scenario si presenta piuttosto tenebroso? Isaia aveva promesso che la luce si sarebbe levata sul paese delle ombre (9,1).
C’è sempre una luce all’orizzonte. Beati quelli che lavorano nella speranza della luce e per la luce.


Andarono in Galilea sul monte (Mt 28,16)
È inutile cercare questo monte: non lo troveremo mai. È un monte non geografico ma simbolico e teologico. Nella Bibbia i monti hanno spesso un ruolo privilegiato in ordine ai grandi avvenimenti della storia della salvezza, tanto che Jahvè è stato chiamato il “Dio delle montagne e delle colline eterne”. Accanto al Sinai, al monte delle beatitudini, a quello della trasfigurazione e a diversi altri va ricordato anche questo monte di Galilea il quale, in rapporto con l’invisibile e l’eterno, viene a suggerire ai discepoli il senso della missione che stanno per iniziare. Ci sono le case degli uomini, e ci sono le dimore presso il Padre. Ci sono le città degli uomini, e c’è la Gerusalemme celeste. Ci sono i banchetti per rallegrare questa vita, e c’è, ancor più bello, il convito nuziale che esalterà la pienezza della gioia.
Chi non sale sulla montagna di Gallica resterà legato alla visuale della pianura che è quella della dimensione orizzontale della vita. Si procede allora attraverso la successione dei giorni senza sollevare lo sguardo verso ciò che è ampio, sconfinato, immenso, divino. Si resta perciò prigionieri di un orizzonte angusto che soffoca la speranza, esaspera i problemi contingenti, suggerisce le scelte più opportunistiche, cancella il gusto della mitezza e della pietà.Perché tante volte non si è capaci di lasciare da parte ciò che è futile e dispersivo per fare invece scelte essenziali centrate sui grandi valori del Vangelo? E perché anche nel trattare i problemi ecclesiali, ci si perde spesso in discussioni piuttosto sterili senza avere il senso del mistero nel quale respiriamo e che tutti ci accomuna in un’avventura appassionante? Da certe tristezze ci si salva solo se si riesce a guardare quella sommità che ci permette di vedere in una trasparenza nuova tutte le occasioni della vita e di sentire quel battito di eternità che dalla casa del Padre risuona dentro le nostre troppo rapide stagioni.


“Gli cinsero i piedi” (Mt 28,9)
La tradizione vuole che Gesù abbia lasciato sul monte dell’Ascensione l’impronta dei suoi piedi perché la terra si sarebbe fatta molle come cera, forse per la tenerezza di quel distacco. Non è il caso di cercare quel segno, anche se presso Gerusalemme mostrano il luogo e la pietra del prodigio. Noi i piedi di Gesù li conosciamo dal Vangelo. Sono i piedi bagnati dalle lacrime di una donna pecca-trice, piedi asciugati dai capelli di Maria nella casa di Betania, piedi trapassati dai chiodi, piedi abbracciati dalle donne il mattino di Pasqua; piedi soprattutto che hanno camminato molto, sulla terra e perfino sull’acqua; piedi beati perché portatori instancabili della buona novella: “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annuncia la pace, messaggero di bene che annuncia la salvezza” (Is 52,7).

Nasce da questa contemplazione una sorta di parabola perché “chi ha orecchi per intendere intenda”.
I piedi di Gesù parlano di cammino, senza cedimenti e senza smarrimenti. E se noi fossimo invece degli eterni sedentari (“i sedentari del cuore” diceva Saint- Exupéry), incapaci di lasciare il recinto privato dei nostri interessi per affrontare la strada su cui ha camminato Gesù? La strada di Gesù è quella dell’evangelizzazione.
“Andate!” ha detto ai suoi discepoli. Quando riusciremo a capire che come cristiani siamo responsabili della fede degli altri? Quando lo capiranno soprattutto i genitori ai quali spetta in modo particolare il compito di educare alla fede? “Ma se già noi facciamo fatica a credere...” ci capita di obiettare. Come se per portare la fede agli altri si debba aspettare che la nostra sia sottratta ad ogni forma di fragilità. In realtà — è una legge da non dimenticare — la fede si inventa, si approfondisce, si consolida nell’atto stesso di comunicarla. Perché crediamo così poco? Bisognerebbe che ciascuno si domandasse: che passione provo per donare agli altri un po’ di quella luce che viene dal Vangelo? A questo punto bisognerebbe però ricordare che la strada dell’evangelizzazione è anche quella del buon samaritano che si avvicina a chi soffre, con gesti di pietà. C’è il momento della parola e c’è il momento del gesto, più eloquente della stessa parola. Solo percorrendo questa duplice strada (ma Cristo ci ha fatto capire che si sovrappongono a formarne una sola) lasceremo le impronte del nostro passaggio anche sulla durezza della pietra.






da: Luigi Pozzoli - Vedo un ramo di mandorlo - Suggestioni pasquali
Centro Ambrosiano, Piazza Duca d'Aosta 8/B, pp 45-49



 

 

 

 

 

28 maggio: ASCENSIONE
Enrico Masseroni
Curiosa la scena fissata da Luca nel primo capitolo degli Atti. Il Risorto, dopo l'ultima apparizione ai discepoli, «fu ...continua

 

4 giugno: PENTECOSTE
Enrico Masseroni
Che cosa sarebbe il mondo senza lo Spirito? Che sarebbe la Chiesa? Che sarebbe Gesù Cristo? Cosa sarebbe l'uomo ...continua

 

11 giugno: SANTISSIMA TRINITÀ
Enrico Masseroni
Non è facile alzare lo sguardo sul mistero di Dio. Forse viene più spontaneo abbassare gli occhi sulle sue opere: il mondo ...continua

 

18 giugno: SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO
Enrico Masseroni
Un nutrimento per la vita. Oggi non si fa memoria di un mistero della vita di Gesù come in occasione del Natale o della ...continua

 

Celebrare il Tempo di Pasqua:
nota liturgica

La Pasqua è la festa fondamentale del culto cristiano: tutto l’anno liturgico trae da essa l’origine. La singolarità del mistero ...continua

 

DAL RISORTO VERRÀ L'AIUTO
Carlo Maria Martini
Che cosa potevano aspettarsi gli apostoli dal Risorto? Non avevano la coscienza a posto: erano fuggiti, l'avevano ...continua

 

L’INCONTRO CHE CAMBIA LA VITA: L’ESPERIENZA PASQUALE
Mons. Bruno Forte
All'inizio vi fu l'esperienza di un incontro: ai pavidi fuggiaschi del Venerdì Santo Gesù si mostrò vivente (cf. At 1,3) ...continua

 

 

PROPOSTE DI MEDITAZIONI  - Desideriamo offrire testi spirituali, che possono essere di aiuto per nutrire la nostra fede e rafforzare la nostra vita in Cristo: sono un'occasione per confrontare la nostra esperienza cristiana con quella di testimoni 'antichi' e contemporanei. I testi sono presi da: Meditazioni per l'anno liturgico. Dagli Autori di tutti i tempi.

Ascensione: le impronte sulla pietra - Luigi Pozzoli
Pentecoste: la missione dello Spirito Santo - sant'Ireneo
Corpus Domini
- Papa Benedetto XVI
La Speranza cristiana. Rendere ragione della speranza... - papa Francesco
Pasqua del Signore - Enzo Bianchi
Benedetto colui che viene nel nome del Signore... - sant'Andrea di Creta

 

 

 

 

sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org