18 giugno: SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO
Enrico Masseroni



Deuteronomio 8,2-3.14-16: Ti ha nutrito di un cibo che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto. 1Corinzi 10,16-17: Un solo pane, un solo corpo noi siamo, pur essendo molti.

Giovanni 6,51-58: La mia carne è vero cibo, e il mio sangue vera bevanda.



UN NUTRIMENTO PER LA VITA

Oggi non si fa memoria di un mistero della vita di Gesù come in occasione del Natale o della Pasqua, ma si celebra una presenza viva: il permanere del Risorto nei segni del pane e del vino. Forse nessun segno è così «scandaloso » come quello del pane. Giovanni, al capitolo 6 del suo vangelo, annota l'ottusità di molti: incomprensione, ironia, abbandono; ma pure la fede limpida dei discepoli. Come ieri, così oggi.

Il pane
L'evangelista ci porta sulle colline della Galilea. C'è un miracolo, la moltiplicazione dei pani, un gesto di compassione nei confronti di una folla affranta. Ma pure un segno che doveva preparare un altro prodigio, ben più esaltante: l'epifania dell'amore di Dio per l'uomo nel nane della cena eucaristica. Ma la folla fraintende.


 

 


Crede d'aver trovato il suo leader e vorrebbe «farlo re». Gesù allora si ritira sul monte, «tutto solo». Ancora la preghiera, come sempre, prima dei grandi eventi; prima della rivelazione più sconcertante del «pane dal cielo». Il capitolo 6 gravita tutto attorno al segno del pane.

Voce mai sola, ma attrezzata da parole sorprendenti. Gesù parla di un «pane dal cielo», un «pane vero», un «pane vivo», un «pane di Dio», un «pane della vita». Insomma non c'è solo il pane che sopisce la fame fisica dell'uomo, ma un altro pane per la vita eterna.

Gesù procede gradualmente, senza lasciarsi frenare dall'ottusità dei suoi uditori. Il pane, nella prima parte del suo discorso (vv. 26-50) è la sua parola, come la vera grande novità di un Dio paziente che rinnova il suo patto di amicizia con l'uomo; il «pane dal cielo» è la missione del Figlio di Dio dono ben più grande della manna che ha sfamato il popolo di Israele nel deserto.
Un pane che provoca ad andare oltre il cibo sbriciolato sui prati verdi di Galilea. Gesù è chiaro: «Procuratevi non il cibo che finisce, ma quello che dura per la vita eterna» (Giovanni 6,27).


Nella seconda parte (vv. 51-58) il pane ha invece un senso ancora più dirompente. Un significato eucaristi-co. Anzi la parola «pane» sembra indicare solo il quadro di un mistero che mette a dura prova la fede di chi ascolta. Ricorre solo al versetto introduttivo (v. 51) e a quello conclusivo (v. 58), perché Gesù va dritto al cuore del mistero: «Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Il passaggio è ardito: la carne e il sangue. Parole concrete, precise.
Esse non indicano due componenti della persona: appunto la carne e il sangue. Bensì evocano la vicenda terrena di Gesù.
La carne è tutta la persona, rivestita di umanità, la sua storia. Il sangue è la sua morte, il sacrificio cruento. Allora mangiare il suo corpo e bere il suo sangue significa attingere alla fonte di tutta la sua esistenza umana, e segnatamente della sua passione e morte.
Carne e sangue dicono l’unico sacrificio, di Gesù nell’Eucaristia.

Di qui l'inaudita provocazione racchiusa nel segno del pane spezzato: chi mangia la «carne» e beve il «sangue» vive un'appartenenza abissalmente nuova con il Signore, pari alla comunione che Gesù vive con il Padre. Il discepolo vive in vista di lui, la stessa vita di Dio. Ancora.
Accogliere il Signore, partecipare alla sua mensa garantisce la «vita eterna» attraverso l'esodo liberante della risurrezione (v. 54). Senza dubbio il passaggio è scioccante: dal pane alla carne e al sangue, alla vita eterna. Era dunque prevedibile lo scandalo del rifiuto.
Molti se ne vanno scrollando il capo: «Questo linguaggio è duro».
Il Gesù del «pane moltiplicato» viene cercato; Gesù del «pane eucaristico» viene abbandonato.
Ma c'è pure la fede pronta di Pietro: «Da chi andremo, Signore? Tu solo hai parole di vita eterna».

 

Anche noi alla mensa
Piace Gesù che riempie le ceste di pane: la gente accorre, c'è ressa sui verdi declivi di Galilea. Gesù che parla di pane vivo delude: si fanno i vuoti davanti a lui. La storia si ripete.
Una Chiesa solidale sta bene; dà fiducia. Il mondo ha pur sempre bisogno di cuore.
Una Chiesa che invita alla mensa del «pane vero» infastidisce. Di qui una domanda.
La gente sta alla larga solo perché il vangelo è un «discorso duro» (v. 60) o perché chi sta attorno a quella mensa non sa vivere di quel pane?
Nutrirsi del Corpo del Signore non è un rito, che lascia il credente tale e quale. Spezzare il pane significa cambiare il cuore, entrare nel dinamismo pasquale del far morire il vecchio uomo dalle molte ostinazioni e chiusure, per far vivere l'uomo nuovo, che parla, pensa e ama come il Signore.
Il quale si è fatto come noi perché noi diventassimo come lui. Nutrirsi del Corpo del Signore significa crescere e far crescere nella comunione: in famiglia, là dove l'incontro va ritessuto ogni giorno attraverso i sentieri ardui del dialogo. del perdono. dell'amore; nella comunità e nella vita sociale, là dove la passione per la comunione diventa gioiosa testimonianza di servizio, di rispetto per la persona, di attenzione alla fatica dei deboli, di misericordia paziente. Insomma, incontrando chi si è nutrito del Corpo del Signore nasce il desiderio di tornare allo stesso Pane, sovente dopo un lungo digiuno?





da: Enrico Masseroni - La Parola come pane - Il Vangelo della Domenica
Edizioni san Paolo 1998 - pp 125-127




 

 

 

 

 

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PROPOSTE DI MEDITAZIONI  - Desideriamo offrire testi spirituali, che possono essere di aiuto per nutrire la nostra fede e rafforzare la nostra vita in Cristo: sono un'occasione per confrontare la nostra esperienza cristiana con quella di testimoni 'antichi' e contemporanei. I testi sono presi da: Meditazioni per l'anno liturgico. Dagli Autori di tutti i tempi.

Ascensione: le impronte sulla pietra - Luigi Pozzoli
Pentecoste: la missione dello Spirito Santo - sant'Ireneo
Corpus Domini
- Papa Benedetto XVI
La Speranza cristiana. Rendere ragione della speranza... - papa Francesco
Pasqua del Signore - Enzo Bianchi
Benedetto colui che viene nel nome del Signore... - sant'Andrea di Creta

 

 

 

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