28 maggio: ASCENSIONE
Enrico Masseroni




Atti 1,1-11: Fu elevato in alto sotto i loro occhi.
Efesini 1,17-23: Dio ha fatto sedere Cristo alla sua destra nei cieli.
Matteo 28,16-20: Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.



L'ATTENZIONE ORA È PER TUTTE LE NAZIONI


Curiosa la scena fissata da Luca nel primo capitolo degli Atti. Il Risorto, dopo l'ultima apparizione ai discepoli, «fu elevato in alto sotto i loro occhi». La sequenza è solenne, liturgica. Una nube sottrae Gesù allo sguardo dei suoi, i quali restano a fissare il cielo. Sì, forse Luca coglie nei discepoli un senso di orfananza. Gesù non sarà più con loro visibilmente. Il sottrarsi allo sguardo dei discepoli, come a Emmaus, sta a significare che il Risorto non vive più nella condizione pre-pasquale di comune mortale. È entrato nell'orizzonte della gloria.

Matteo invece non parla di ascensione al cielo. Registra il nuovo progetto di missione, la sua incoraggiante promessa di rimanere con la Chiesa «sino alla fine del mondo». Alla comunità di Luca è richiesta la fede per accogliere «l'assenza» di Gesù; alla comunità di Matteo si raccomanda la fede per accogliere la «presenza» del Risorto. L'evangelista del regno vede così il mistero dell'Ascensione: Gesù è davvero « l'Emmanuele, il Dio con noi (Matteo 1,23) entrato nel tempo degli uomini per restarvi. L'epilogo del vangelo del regno non poteva aver parole più cariche di speranza. Gesù non invita a guardare in alto, ma agli orizzonti sconfinati del mondo.
Un vangelo breve, dunque, quello dell'Ascensione secondo Matteo. Ma luminoso. Sospeso tra il lungo racconto dell'annuncio del regno sulle strade di un piccolo paese, e il mondo senza confini. Non può sfuggire infatti il contrasto: da una parte la Galilea, il monte su cui appare il Risorto, dall'altra «tutte le nazioni» e «la fine del mondo». Il vangelo del regno sembra essere una grande introduzione al vangelo della Chiesa nella sua storia. In questo passaggio delicato, tra la vicenda visibile di Gesù e l'avvio missionario dei suoi, Matteo registra l'ultimo testamento del Signore: la sua definitiva immagine di Risorto, la consegna per la Chiesa e la grande promessa.


   


«Io sono con voi»
Finalmente Gesù svela il suo vero volto messianico: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra». La risurrezione fa di lui il Signore della storia: della vita e della morte, di ogni creatura che sta in cielo e sulla terra. Lo scandalo della croce è ormai vinto dalle ferite gloriose del Risorto. Questa è l'immagine da conservare nel cuore dei credenti.
Poi c'è la consegna ai discepoli, siglata da cinque verbi, da ricordare con cura gelosa nel futuro della comunità credente.

Andate: la missione è stata illustrata da Gesù come il seme o come il lievito che deve fermentare la storia; come luce o come città sul monte quale testimonianza visibile. Ma soprattutto la missione è un « andare ». Quella voluta da Gesù è una comunità della strada. L'orizzonte è apertissimo: deve ammaestrare tutte le genti. Anche questo è un verbo esigente. Non si tratta di portare una dottrina. La missione ha un obiettivo: l’adesione alla persona di Gesù. I discepoli devono «fare discepoli». Il vangelo deve fare breccia su ogni fronte della vita. Diventa urgente decidersi, cambiare rotta. Infatti la nuova storia ha una precisa caratteristica: quella dei «segni». L'imperativo è quello di battezzare «nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Il battesimo realizza la trasformazione profonda dell'uomo; mette in lui un germe divino, una parentela inaudita con Dio, destinandola al Padre in Cristo con lo Spirito, e sottraendola al potere mortificante del maligno. Ma tutto questo non è disgiungibile dall'insegnare. La comunità ecclesiale ha un compito di magistero, che illumina il cammino dell'uomo verso la salvezza. Deve insegnare a vivere, a osservare quanto Gesù ha detto e fatto. Non è possibile separare la Chiesa dal suo Signore. La comunità dei discepoli vive nell'obbedienza a Gesù. Non può sottrarsi. Sarebbe un tradimento. Un suicidio.
Ma per questo c'è una grande
promessa: «Ecco io sono con voi». Per sempre. Solo Matteo chiude il suo vangelo dando la parola a Gesù. L'Ascensione inaugura la storia di una nuova presenza del Signore. I discepoli non restano orfani. Dall'incarnazione sino all'ultimo giorno del tempo Dio è con noi. Nei moltissimi segni di una vicinanza che solo la fede sa riconoscere.


Realismo cristiano
Dov'era Dio nei campi di Auschwitz? Dov'era nei quartieri martoriati della Bosnia? Nei campi profughi del Ruanda? Dov'era Dio nei villaggi massacrati del Burundi? La sequenza è drammaticamente aperta. Soprat-tutto se il volto tragico della storia bussa alla porta di casa nostra. Dov'è Dio accanto alla giovane madre morente con tre figli che la piangono? Dov'è Dio accanto al bimbo minato da un male incurabile? Dov'è Dio nei quartieri di Babele? Domande vere, quotidiane, ma soprattutto laceranti, che impongono il silenzio della ragione perché non sa dare risposte. e il silenzio della fede perché chiede di guardare in alto.

Per scoprire il male oscuro del mondo, il suo mistero. Ma insieme il suo volto luminoso. Per questo il credente, pur sballottato dalle violente burrasche del male, non può cedere al pessimismo.

Le due parole, fede e pessimismo, non possono convivere. Il realismo cristiano pende verso l'ottimismo della speranza. Perché il credente è creatura del Risorto; ha fatto Pasqua. Troppe volte non si sa come Dio sia compagno di viaggio. Ma c'è. Gesù l'ha promesso: «Io sono con voi». Il problema semmai è un altro. Come noi cristiani sappiamo riconoscere e soprattutto come sappiamo produrre i segni di speranza? Vedere e riconoscere Dio nei colori della natura è relativamente facile. È invece più difficile vederlo nei segni della storia, di questa storia. Troppe volte anche il credente è ateo. Non vede Dio all'opera. Brancola nel buio. La speranza sboccia soltanto nel solco della fede.

 





da: Enrico Masseroni - La Parola come pane - Il Vangelo della Domenica
Edizioni san Paolo 1998 - pp 113-116




 

 

 

 

 

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PROPOSTE DI MEDITAZIONI  - Desideriamo offrire testi spirituali, che possono essere di aiuto per nutrire la nostra fede e rafforzare la nostra vita in Cristo: sono un'occasione per confrontare la nostra esperienza cristiana con quella di testimoni 'antichi' e contemporanei. I testi sono presi da: Meditazioni per l'anno liturgico. Dagli Autori di tutti i tempi.

Ascensione: le impronte sulla pietra - Luigi Pozzoli
Pentecoste: la missione dello Spirito Santo - sant'Ireneo
Corpus Domini
- Papa Benedetto XVI
La Speranza cristiana. Rendere ragione della speranza... - papa Francesco
Pasqua del Signore - Enzo Bianchi
Benedetto colui che viene nel nome del Signore... - sant'Andrea di Creta

 

 

 

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