L’INCONTRO CHE CAMBIA LA VITA: L’ESPERIENZA PASQUALE
Mons. Bruno Forte



All'inizio vi fu l'esperienza di un incontro: ai pavidi fuggiaschi del Venerdì Santo Gesù si mostrò vivente (cf. At 1,3). Quest'incontro fu talmente decisivo per loro, che la loro esistenza ne venne totalmente trasformata: alla paura si sostituì il coraggio; all'abbandono l'invio; i fuggitivi divennero i testimoni, per esserlo ormai fino alla fine, in una vita donata senza riserve a Colui che avevano tradito nell’”ora delle tenebre”. Uno iato evidente sta, quindi, fra il tramonto del Venerdì Santo e l'alba di Pasqua: uno spazio vuoto, in cui è accaduto qualcosa di talmente importante, da dare origine allo sviluppo del cristianesimo nella storia. Che cosa? Dove lo storico profano non può che constatare l’inaudito “nuovo inizio” del movimento cristiano, rinunciando semplicemente a spiegarne le cause dopo il fallimento delle varie interpretazioni liberali della nascita della fede pasquale, che tendevano a farne un'esperienza puramente soggettiva dei discepoli, l'annuncio registrato nei testi del Nuovo Testamento confessa l'incontro col Risorto come esperienza di grazia: ad essa ci danno accesso specialmente i racconti delle apparizioni.
I cinque gruppi di racconti (la tradizione paolina: 1 Cor 15,5-8; quella di Marco: Mc 16,9-20; quella di Matteo: Mt 28,9-10.16-20; quella lucana: Lc 24,13-53; e quella giovannea: Gv 20,14-29 e 21) non si lasciano armonizzare fra di loro nei dati cronologici e geografici: essi, tuttavia, sono costruiti tutti su una medesima struttura, che lascia trasparire le caratteristiche fondamentali dell'esperienza di cui parlano.
Vi si ritrova sempre l'iniziativa del Risorto, il processo di riconoscimento da parte dei discepoli, la missione, che fa di essi i testimoni di ciò che hanno “udito e visto con i loro occhi e contemplato e toccato con le loro mani” (cf. 1Gv 1,1).

   


L'iniziativa è del Risorto: è Lui a mostrarsi vivente (cf. At 1,3), ad “apparire”. La forma verbale “ófte”, usata in 1Cor 15,3-8 e Lc 24,34, se può avere tanto un senso medio (“si fece vedere, apparve”), quanto un senso passivo (“fu visto”), nell'Antico Testamento in greco è adoperata sempre per descrivere le teofanie, e dunque nel senso di “apparve” (cf. Gen 12,7; 17,1; 18,1; 26,2): essa dice pertanto che l'esperienza degli uomini delle origini cristiane non fu solo frutto del loro cuore, ma ebbe un carattere di “oggettività”, fu qualcosa che capitò loro, qualcosa che “venne” a loro, non qualcosa che “divenne” in loro.
[...]
Ciò non esclude, naturalmente, il processo spirituale che fu necessario ai primi testimoni per “credere ai loro occhi”, per aprirsi, cioè, interiormente nella libertà della coscienza a quanto era avvenuto in Gesù Signore: è quanto ci dice l'itinerario progressivo del riconoscimento del Risorto da parte dei discepoli, sottolineato con cura dai testi del Nuovo Testamento contro possibili tentazioni “entusiastiche”.

È il processo che porta dallo stupore e dal dubbio al riconoscimento del Risorto: “Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero” (Lc 24,31).
Questo processo dice la dimensione soggettiva e spirituale dell'esperienza fontale della fede cristiana e garantisce lo spazio della libertà e della gratuità dell'assenso nell’incontro col Signore Gesù. Si crede non ignorando il dubbio, ma vincendolo mediante un atto di affidamento che - pur non essendo solo razionale - non esclude mai il discernimento anche razionale dei segni che ci vengono dati. Si compie così l'esperienza dell'incontro: in un rapporto di conoscenza diretta e rischiosa, il Vivente si offre ai suoi e li rende viventi di vita nuova, testimoni di quell'incontro con Lui che ha segnato per sempre la loro esistenza: “Andate in tutto il mondo, predicate il vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15).“Dio lo 5 ha risuscitato da morte, e di questo noi siamo testimoni” (At 3,15; cf. 5,31s., come pure 1,22; 2,32; 10,40s).

L'esperienza pasquale - oggettiva e soggettiva inseparabilmente - per la grazia dell'incontro fra il Vivente e i suoi si presenta, infine, come un’esperienza trasformante: da essa ha origine la missione, in essa trae impulso il movimento che si dilaterà fino agli estremi confini della terra. Come sarà per l’apostolo Paolo e per tutti i testimoni della fede in Cristo, non si annuncia se non Colui che si è incontrato, di cui si è fatto e si fa esperienza viva e trasformante.
È l’esperienza - oggi come allora - di una triplice “identità nella contraddizione”: la prima è quella fra il Cristo risuscitato e l'umiliato della Croce; la seconda quella fra i fuggiaschi del Venerdì Santo e i testimoni di Pasqua; la terza quella fra i testimoni del Risorto e coloro cui essi annunciano la parola della vita perché anche loro siano gli stessi e non più gli stessi grazie all’incontro che cambia la vita.
Nel Risorto viene riconosciuto il Crocifisso: questo riconoscimento, che lega la suprema esaltazione alla suprema vergogna, fa sì che la paura dei discepoli si trasformi in coraggio ed essi divengano uomini nuovi, capaci di amare la dignità della vita ricevuta in dono più della vita stessa, pronti perciò al martirio. Il loro annuncio - frutto di un’incontenibile sovrabbondanza del cuore - raggiunge e trasforma la vita di chi ricevendolo crede, e credendo si apre alla vita nuova offerta in Gesù, Signore e Cristo.

[...]

Cristo, immagine radiosa del Padre,
principe della pace,
che riconcili Dio con l'uomo e l'uomo con Dio
Parola eterna divenuta carne,
e carne divinizzata nell'incontro sponsale,
in Te soltanto abbracceremo Dio.
Tu che Ti sei fatto piccolo
per lasciarTi afferrare dalla sete
della nostra conoscenza e del nostro amore,
donaci di cercarTi con desiderio,
di credere in Te nell'oscurità della fede,
di aspettarTi ancora nell'ardente speranza,
di amarTi nella libertà
e nella gioia del cuore.
Fa' che non ci lasciamo vincere
dalla potenza delle tenebre,
sedurre dallo scintillio di ciò che passa.
Donaci perciò il Tuo Spirito,
che diventi Egli stesso in noi
desiderio e fede, speranza e umile amore.
Allora Ti cercheremo, Signore, nella notte,
vigileremo per Te in ogni tempo,
e i giorni della nostra vita mortale
diventeranno come splendida aurora,
in cui Tu verrai, stella chiara del mattino,
per essere finalmente per noi
il Sole, che non conosce tramonto.
Amen. Alleluia!

 

 

 





da: Bruno Forte – "Essere missionari: “Andate!”

 

 

 

 

 

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PROPOSTE DI MEDITAZIONI  - Desideriamo offrire testi spirituali, che possono essere di aiuto per nutrire la nostra fede e rafforzare la nostra vita in Cristo: sono un'occasione per confrontare la nostra esperienza cristiana con quella di testimoni 'antichi' e contemporanei. I testi sono presi da: Meditazioni per l'anno liturgico. Dagli Autori di tutti i tempi.

Ascensione: le impronte sulla pietra - Luigi Pozzoli
Pentecoste: la missione dello Spirito Santo - sant'Ireneo
Corpus Domini
- Papa Benedetto XVI
La Speranza cristiana. Rendere ragione della speranza... - papa Francesco
Pasqua del Signore - Enzo Bianchi
Benedetto colui che viene nel nome del Signore... - sant'Andrea di Creta

 

 

 

 

sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org