16 aprile: PASQUA - RISURREZIONE DEL SIGNORE
Enrico Masseroni




Matteo 28,1-10: È risorto e vi precede in Galilea.




GESÙ NON È QUI, È RISORTO!


Ecco il punto più luminoso del tempo. Ogni esperienza di fede della comunità cristiana è piena di questa notizia. Ecco la vera rivincita della vita. Nessuna notizia è più sconvolgente di questa: «Cristo è risorto!». Anzi, è «il Risorto» in cui si decide ogni destino umano. Che l’uomo lo sappia o non lo sappia.
Sullo sfondo del Risorto sta il sepolcro, il segno biblico e universale della morte e degli inferi. Il simbolo d’ogni sconfitta della vita; il silenzio più assoluto d’ogni passione e violenza. Il sepolcro: il trofeo vincente della morte, l’abisso più inquietante per ogni uomo.


   


Comunità adorante
Le donne, «Maria di Magdala e l’altra Maria», andarono a visitare il sepolcro. L’alba del primo giorno della settimana è piena di angoscia. Anche Gesù appartiene al passato; anche lui è un povero corpo ormai spento sotto le pieghe di una sindone, pietosamente consegnato alla memoria. È il «crocifisso», osserva Matteo, e basta. Ma ecco l’irruzione del futuro, assolutamente inedito, invincibile. È davvero l’alba di un giorno nuovo. Il racconto, come in uno squarcio di luce, si snoda tra due incontri: la donna intimorita al sepolcro e le donne adoranti ai piedi di Gesù. I due incontri presentano il Risorto dal punto di vista di Dio e nell’esperienza della comunità credente.
L’incontro delle donne al sepolcro viene descritto con i toni e i colori del mondo futuro. Appunto sullo sfondo di una rivelazione piena di Dio vittorioso sulla storia. Il terremoto, l’angelo del Signore, il rotolare della pietra tombale, il sedersi dell’angelo sopra la bocca del sepolcro stanno a indicare il «grande giorno» di Dio che viene a giudicare tutte le genti. Allora, nell’intento di Matteo, «il primo giorno della settimana» è anticipo dell’ultimo giorno. La vittoria del Risorto è azione di Dio che prelude l’ultima vittoria, quando sconfiggerà per sempre la morte. Le parole sono scultoree: l’angelo «rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa». Davvero l’ultima parola non spetta alla morte, al male. L’ultima parola è di Dio, del Cristo risorto, vittorioso sul sepolcro. La sua potenza vince il mondo della morte.


Che cos’è invece il Risorto per la comunità credente? Matteo lo dice con parole chiare. Gesù è colui che mette nel cuore l’impazienza dell’annuncio. Le donne infatti «con timore e gioia grande corsero a dare l’an-nuncio ai suoi discepoli». Il sepolcro diventa l’epicentro di una notizia che i poteri umani non possono più soffocare, nonostante i tentativi di menzogna per mettere a tacere le guardie, pure sconvolte dall’evento. La notizia risulta ormai incontrollabile: perché non parte dagli uomini, ma viene dall’alto. È l’eco di una vita risorta che dà un senso al vivere e al morire d’ogni creatura umana. E così l’esperienza del Risorto diventa «fede adorante» (v. 9).
Le donne, dopo il sepolcro, sorprese dalla presenza di Gesù ormai entrato nella gloria, reagiscono con un gesto di gioiosa adorazione. La comunità riconosce nel Risorto il suo Signore. A Matteo piace il verbo «ado-rare»: ripete l’atteggiamento dei Magi davanti al bambino di Betlemme e anticipa quello dei discepoli sul monte di Calilea prima dell’ascensione (28,17). La fede adorante è il riconoscimento della divinità del Signore e della sua vittoria regale sulla morte.

L’incontro con il Risorto, infine, diventa esperienza di fraternità. La consegna alle donne è di portare l’annuncio ai discepoli chiamati «fratelli». L’accento è commovente: «i miei fratelli». Gli uomini scelti da Gesù, dopo il tradimento e la fuga, sono richiamati alla comunione con il Signore. Dopo la diaspora si ricompone la comunità. Anzi i discepoli fratelli sono invitati a recarsi in Galilea, perché di là, dove Gesù ha dato avvio al ministero, avrà inizio la grande avventura missionaria. In Galilea, Gesù prometterà di non lasciarli orfani, lui stesso starà con loro, «sino alla fine del mondo».


Donne in prima linea

Dovevano essere le donne del pianto, della pietà, del sepolcro vuoto. E invece sono diventate le donne del Risorto, del futuro, della speranza pasquale. È costante la presenza femminile accanto a Gesù; anzi la vicenda terrena del Signore si pone tra la maternità verginale di Maria e la testimonianza di due donne «apostole degli apostoli». Alle sorgenti dei due eventi che datano la pienezza dei tempi — incarnazione e risurrezione — c’è il protagonismo audace della donna. Per accogliere la vita e comunicarla.

Forse anche oggi urge questa presenza accanto a tanti sepolcri di coscienze spente. Soffiano infatti i venti del cosiddetto secolarismo, in cui s’incrociano indifferenza e ostentazione di pace senza Dio. La coscienza sembra tranquilla. Ma presto o tardi il terremoto può succedere. E allora ci vuole la presenza vigile di qualcuno capace di decifrare l’agire di Dio.

È indubbio che la donna, col suo genio ispirato alla fede, alla preghiera, alla pazienza e alla testimonianza, è capace di restituire la voglia di «fare Pasqua», il desiderio di cambiare vita.

Anche là dove il sepolcro pare sigillato può sorgere l’alba d’un nuovo giorno, la speranza.
Grazie a chi ha già incontrato il Signore.

 





da: Enrico Masseroni - La Parola come pane - Il Vangelo della Domenica
Edizioni san Paolo 1998 - pp 92-90




 

 

 

 

 

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PROPOSTE DI MEDITAZIONI  - Desideriamo offrire testi spirituali, che possono essere di aiuto per nutrire la nostra fede e rafforzare la nostra vita in Cristo: sono un'occasione per confrontare la nostra esperienza cristiana con quella di testimoni 'antichi' e contemporanei. I testi sono presi da: Meditazioni per l'anno liturgico. Dagli Autori di tutti i tempi.

La Speranza cristiana - Rendere ragione della speranza che è in noi - papa Francesco
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Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele - sant'Andrea di Creta
Cristo, la risposta che ci è donata - Alessandro Maggiolini
Dio piange, sapete?... - Paolo Curtaz
Il deserto condizione del cristiano - Anna Maria Canopi OSB

 

 

 

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