19 marzo: TERZA DOMENICA DI QUARESIMA
Enrico Masseroni




Esodo 17,3-7:
Dacci acqua da bere!

Romani 5,1-2.5-8:
L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato.

Giovanni 4,5-42:
Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.



L’INCONTRO CHE CAMBIA LA VITA

Ci sono incontri che lasciano il tempo che trovano; altri lasciano un segno profondo, imprevedibile.
Altri ancora sono già una sorta di cammino, un’esperienza che scava, attraverso la pazienza del dialogo, sino a scandagliare il mistero del cuore umano; e talora sino a cambiare radicalmente la rotta di una vita. Così fu l’incontro al pozzo di Sicar tra la donna di Samaria e Gesù.

La reazione a catena
Secondo la tradizione il pozzo era stato scavato da Giacobbe, alla periferia di Sichem. Un luogo già simbolicamente ricco per le passate generazioni: l’acqua evocava la Legge, la Toràh, dalla quale veniva la sapienza. Ora è Gesù a prendere il posto della Legge, a offrire l’acqua viva. Il silenzio viene rotto da lui, con una domanda che innesca una reazione a catena. A poco a poco viene fuori il vero volto della donna; ma insiee si disvela, proprio a lei, povera creatura da cinque mariti, il vero volto di Gesù. È il caso di dire che la donna incontrando Gesù ritrova se stessa.


   


L’incontro avviene in un’ora inconsueta. A mezzogiorno. È Gesù a prendere l’iniziativa. La donna è trincerata nel suo piccolo mondo. Tra lei e il rabbi seduto stanco sull’orlo del pozzo c’è sì una vicinanza fisica, ma la distanza è abissale. Ci sono molte barriere tra un giudeo e una samaritana: quelle del sesso, della nazionalità, della religione. Ma Gesù abbatte il muro del silenzio e sorprende la donna: «Dammi da bere», Il dialogo comincia di qui: da una parte la donna è provocata a uscire dal suo mondo angusto e assuefatto; dall’altra Gesù è semplicemente un estraneo, apparentemente lontano mille miglia dalla psicologia della donna: «Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono una samaritana?».

Poi il dialogo entra nella svolta del sospetto. Provocato ancora da Gesù: «Se tu conoscessi il dono di Dio...». Nel cuore della donna spunta il dubbio. O, appunto, il sospetto che lo strano uomo che le sta davanti sia più grande di Giacobbe, il padre benefattore del pozzo.

E Gesù, da estraneo, le diventa un personaggio interessante, decisamente importante. Grande come Giacobbe? Così il dialogo genera un desiderio. È sempre Gesù a orientare il sospetto sino a trasformarlo in desiderio. Egli ricorda un’altra acqua, ben più importante di quella che gorgoglia nel pozzo. Va bene la brocca piena; ma c’è il mistero dell’acqua «che zampilla per la vita eterna». E dal cuore della donna esce un desiderio impetuoso, incontenibile: «Dammi di quest’acqua». Gesù non è più soltanto un grande come Giacobbe, ma una persona straordinaria, diversa, potente.

Poi il dialogo fa la verità nel mondo sgelato della donna. Ella si sente scoperta di fronte a Gesù. «Hai detto bene “non ho marito”; infatti hai avuto cinque mariti». Forse è il momento del brivido; non c’è più nulla da nascondere. La povera donna si riconosce qual è di fronte a Gesù,chele appare sempre più grande: «Vedo che tu sei un profeta». Il profeta è un uomo che legge in profondità; evoca addirittura Dio. E così, finalmente, il culmine del dialogo: Gesù parla del culto «in spirito e verità»; il quale si è reso presente qui e ora, attraverso la sua persona. È ormai finito il tempo di monopolizzare Dio sul monte Garizim come fanno i Samaritani o sul monte di Gerusalemme come dicono i Giudei.

I veri adoratori del Padre sono rigenerati dallo Spirito e guidati dalla verità del vangelo. La comunità dei credenti non è legata a un luogo per incontrare il Padre, ma alla persona del Cristo. Gesù infatti passa dal culto in spirito e verità all’autorivelazione messianica.

Cade ogni velo: Gesù non è più un estraneo, e neppure solo un uomo straordinario o un profeta: è l’atteso, il Messia. La sua graduale rivelazione, in questa singolare avventura di mezzogiorno al pozzo di Samaria, ha fatto della donna una persona liberata, un’apostola straordinaria capace di annunciare Gesù, «il salvatore del mondo» (v. 42).


Rinascere
Non è infrequente incontrare uomini o donne profondamente «rotti» dentro, schiacciati da problemi umanamente senza sbocchi, affranti e trincerati in un proprio mondo senza un filo di luce. Alla radice c’è un matrimonio andato male, un fallimento educativo, una morte improvvisa, un dissesto finanziario che hanno distrutto progetti o prospettive di futuro, e persino la voglia di vivere. Si arriva a subire tutto nel grigiore di una routine trascinata in faccia all’indifferenza di tutti. Gli altri non hanno né tempo né voglia di prestare attenzione. E tutto questo sino a trasformarsi talora in un complesso.

Un po’ come nella samaritana: una donna soffocata nelle sue chiusure. Davanti a Gesù è bloccata dal complesso di inferiorità: lei donna davanti a un rabbi. È una persona chiusa in una miserevole idea di Dio. È una vittima del suo disordine morale. Appunto una povera donna di tanti uomini, se non di tutti. L’incontro con il Signore squarcia le nuvole nere e libera un orizzonte esaltante: la donna scopre l’acqua viva.

Ma il segreto è uno solo: tornare al pozzo di Sicar. Che non è l’incontro con il mago, la cartomante di turno, o con gli strani personaggi dell’occulto.
Il pozzo di Sicar è l’incontro con Gesù. Forse con un sacerdote, un gruppo, una comunità, un’esperienza forte. Forse c’è da riconciliarsi nel sacramento della misericordia; c’è da buttare una vita torbida, spenta sotto il cascame del peccato.

Insomma,
è veramente possibile rinascere, ritrovare la gioia di vivere, la passione esplosiva del bene. Grazie a Dio se ne incontrano tante di samaritane (e samaritani) affrancate da complessi paurosi e rinate nell’acqua viva.






da: Enrico Masseroni - La Parola come pane - Il Vangelo della Domenica
Edizioni san Paolo 1998 - pp 74-77




 

 

 

 

 

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