12 marzo: SECONDA DOMENICA DI QUARESIMA
Enrico Masseroni




Genesi 12,1-4:
Vocazioni di Abramo, padre del popolo di Dio.

2Timoteo 1,8-10:
Dio ci chiama e ci illumina.

Matteo 17,1-9:
Il suo volto brillò come il sole.



TRA IL TABOR E LA PASQUA C’È LA CROCE

Lo squarcio di luce della trasfigurazione si colloca tra due annunci di passione. La reazione di fronte a quella prospettiva di croce sul futuro dì Gesù è nota: i discepoli vanno in crisi, non sono diversi dalla gente. Anche nella loro testa c’è un’immagine falsa di Messia: trionfatore e potente.
Dura a morire. Quando Gesù «cominciò a dire apertamente che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto» (Matteo 16,21), si scatenò in loro una sorta di reazione scandalosa. Pietro in testa. Il quale si busca una severissima risposta: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo».

Povero Pietro! Nello stesso capitolo 16 veste i panni del « primo » tra i Dodici e i panni di satana il tentatore: «beato» per la sua fede e «scandaloso» per la sua opposizione alla missione di Gesù. Figura migliore non fanno tutti i discepoli. Matteo in modo lapidario annota: «Ed essi furono molto rattristati» (17,23). Insomma, la croce stenta a entrare nel loro cuore: li manda in crisi. Per questo Gesù prepara i suoi agli eventi prossimi della passione. La trasfigurazione, pertanto, è un’anticipazione del Cristo pasquale. il velo della sua umanità viene sollevato per lasciare intravedere il divino. Ma pure sul Tabor Pietro non capisce. Vorrebbe piantare le tende; sperimentare la gloria messianica senza l’ignominia della croce.


Così anche l’evento del monte è una grande lezione per i discepoli in cammino verso Gerusalemme. Un’altra esperienza di Gesù, un altro passo avanti per capire che cosa vuol dire condividere da vicino il suo destino.


   


Il Messia sofferente

Nello splendore della trasfigurazione si sprigionano tre bagliori sul volto del Signore. Gesù vi appare contemplato da Mosè ed Elia, dal Padre e dai tre discepoli. Tre angoli diversi di osservazione.
I due testimoni dell’alleanza antica «conversano» con Gesù: Matteo non va oltre. Luca sì. Mosé ed Elia parlano della futura dipartita, degli eventi salvifici della Pasqua. Nessun dubbio quindi sul nesso tra Tabor e Calvario. Gesù nel quadro di Luca appare come il vero atteso dall’umanità, il vero Messia.
E su di lui c’è «una nube luminosa» e «una voce che diceva... ». Sono i «segni» del manifestarsi di Dio: come era accaduto sul Sinai (Esodo 19,16) o nella tenda del convegno nel deserto (Esodo 40,34).
Per la voce dall’alto Gesù è il «Figlio prediletto »; ma questa parola evoca pure la figura del « servo » e, con essa, la strada dolorosa della missione. Non si può dunque equivocare sul destino di Gesù: su di lui la voce del cielo e quella dei profeti — Mosè ed Elia — dicono la stessa cosa: la verità del Messia sofferente.

Ma che vedono invece i tre discepoli, afferrati dall’onda di luce del Tabor? Non solo il Messia alla vigilia della sua passione; non solo il Figlio prediletto del Padre; ma il «profeta», che essi devono ascoltare. Matteo ha sottolineato in modo particolare il Messia come «profeta», venuto a dire una parola definitiva sulla storia (cap. 25).
E così i tre imparano a diventare discepoli. Matteo sembra infatti cogliere il turbinio dei sentimenti che succedono nel loro mondo interiore. Essi sono chiamati ad «ascoltare» Gesù. E l’ascolto è l’inizio, ma pure il cammino, il destino del discepolo. Senza ascolto non si capisce né si condivide; non si entra nella vita nuova della Pasqua.

Ma insieme all’ascolto c’è il «timore». Sempre, l’uomo biblico, quando incontra Dio, ne coglie l’infinita distanza: la sproporzione tra la propria creaturalità e la sua grandezza. Il timore non è la paura; è il rispetto della duplice verità: di Dio e dell’uomo, è il preludio dell’amore. Gesù infatti incoraggia i tre: «Alzatevi, non temete».

E poi l’ordine del «silenzio» su quanto è accaduto. L’ascolto diventa sequela, discesa dal monte, salita a Gerusalemme, condivisione del destino di Gesù attraverso la morte. È l’ora di una fede silente; non ancora il tempo della testimonianza, che sarà la consegna del Risorto. Gesù chiede rispetto dei tempi di Dio.


«Ascoltatelo»
La tentazione di Pietro e amici è quotidiana. Ricordo l’immagine suggestiva di un grande vescovo, catechista televisivo americano, Fulton Sheen. Il mondo è diviso in due, diceva: da una parte c’è chi vorrebbe un Cristo senza croce. Edulcorato, addomesticato. Un vangelo da salotto. Secondo lo stile di Pietro. Dall’altra c’è una croce senza Cristo: il mistero del dolore senza la speranza del Risorto.
La missione del cristiano sarebbe di restituire a Gesù la sua croce e portare Gesù nel groviglio delle disperazioni umane.

Certo non è facile riparlare di Quaresima come via della Pasqua. Dire Quaresima significa rimettere in circolazione una parola inconsueta, terribilmente scomoda; ma soprattutto una parola che è gravemente censurata sulle piazze sguaiate del mondo: il sacrificio, la croce. È difficile una simpatia sincera per valori come la fedeltà, l’amore, la giustizia, la coscienza pulita, senza mettere in conto il prezzo della croce.
Di fronte a essa il mondo svicola, guarda altrove. La croce non ha senso. Si pensa come Pietro prima maniera.
Ma Gesù parla chiaro:
«Se uno vuol essere mio discepolo... ». Sta qui il paradosso della sapienza cristiana. Nell’ora della prova, del sacrificio, c’è una formidabile occasione per crescere e far crescere i valori più grandi. Il presente della vita non è il Tabor.

Bisogna scendere; e nella discrezione del silenzio, masticando vangelo, c’è la possibilità di andare nella direzione giusta: verso la pace gaudiosa della Pasqua.






da: Enrico Masseroni - La Parola come pane - Il Vangelo della Domenica
Edizioni san Paolo 1998 - pp 70-73




 

 

 

 

 

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PROPOSTE DI MEDITAZIONI  - Desideriamo offrire testi spirituali, che possono essere di aiuto per nutrire la nostra fede e rafforzare la nostra vita in Cristo: sono un'occasione per confrontare la nostra esperienza cristiana con quella di testimoni 'antichi' e contemporanei. I testi sono presi da: Meditazioni per l'anno liturgico. Dagli Autori di tutti i tempi.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele - sant'Andrea di Creta
Cristo, la risposta che ci è donata - Alessandro Maggiolini
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Il deserto condizione del cristiano - Anna Maria Canopi OSB
Cristo è via alla luce, alla verità, alla vita - sant'Agostino
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