2 aprile: QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA
Centro Diocesano Vocazioni Seminario Vescovile di Patti



Ez 37,12-14; Sal 129; Rm 8,8-11; Gv 11,1-45


LA PAROLA DEL SIGNORE

…è ascoltata


In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui.

  Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?».
Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.



…è meditata


Come la samaritana ha assaporato l’acqua viva offerta da Gesù, e come il cieco nato ha ricevuto la vista da colui che ha dichiarato di essere la luce del mondo, così Lazzaro ritorna dalla morte alla vita per la parola di Gesù che dice: “Io sono la resurrezione e la vita”. Il cammino quaresimale si sviluppa in modo omogeneo e continuo: di domenica in domenica, la liturgia ci introduce in modo sempre più efficace nel mistero della Pasqua di Gesù. È questo il primo significato del racconto di Giovanni: la pasqua di Lazzaro, il suo passaggio dalla vita alla morte e poi dalla morte alla vita, è preludio e anticipo della Pasqua di Gesù, come anche dei suoi discepoli. Come lo ha intuito felicemente l’apostolo Tommaso: “Andiamo anche noi a morire con lui”. L’invito è anche per noi: considerare la nostra morte come una vera e autentica Pasqua, un passaggio, un semplice passaggio, nulla di più, nulla di meno!

Ma ci sono due particolari nella Sacra pagina appena proclamata che meritano di essere sottolineati e introdotti dalla frase che segue all’evento della resurrezione di Lazzaro: “Da quel giorno decisero di ucciderlo” (Gv,11,53). Il primo particolare si trova al v.35: “Gesù scoppiò in pianto”. Questo è l’unico versetto in tutto il Vangelo di Giovanni in cui si parla di “pianto” di Gesù; per ritrovare un’espressione simile, dobbiamo andare a Luca 19,4 dove è scritto che Gesù, alla vista di Gerusalemme “pianse su di essa”, letteralmente “fece lamento”: la sua è la lamentazione profetica del messia sulla città impenitente che non ha voluto “conoscere ciò che giova alla sua pace”. Nel brano di Lazzaro invece si dovrebbe rendere il pianto di Gesù con l’espressione: “Versò lacrime”, ossia “pianse a dirotto”. Mentre gli astanti piangono con clamore, Gesù lacrima. Sono lacrime miste di amore e di rabbia, perché per due volte per Gesù si usa il verbo che esprime la collera: “fremette” che letteralmente significa “sbuffare, ansare”; Gesù freme dentro quando si trova davanti all’ultimo nemico, la morte.

Quel fremito rivela un profondo turbamento (v.38): “si turbò”. L’altro dettaglio: quando Gesù si trovò davanti alla tomba dove già da quattro giorni era rinchiuso il cadavere di Lazzaro ormai in corso di putrefazione: “gridò a gran voce: Lazzaro vieni fuori”. Gridò = urlò. Umanissimo Gesù, talmente umano che più umano non si può, perché umano così può essere solo Dio e dunque divinissimo Gesù: uomo come noi, piange di fronte alla morte dell’amico e insieme Dio per noi, grida a gran voce per sbaragliare l’ultimo nemico, la morte. Anche a noi Gesù dice: “Vieni fuori”, dal non senso, dal letargo del peccato, anestesia del mondo che addormenta il cuore… togli le bende e cammina!



…è pregata


Vinci, Signore, il nostro torpore, rendici vigilanti e pronti nel sapere leggere i segni lungo il cammino, donaci il coraggio di cercarti e di riconoscerti nell’umiltà del nostro quotidiano. Amen.

Proposito:

 

Oggi svolgo con umiltà, coerenza e competenza i compiti che mi sono affidati.
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[altre proposte da consultare: 1; 2]




 

 

 

 

 

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PROPOSTE DI MEDITAZIONI  - Desideriamo offrire testi spirituali, che possono essere di aiuto per nutrire la nostra fede e rafforzare la nostra vita in Cristo: sono un'occasione per confrontare la nostra esperienza cristiana con quella di testimoni 'antichi' e contemporanei. I testi sono presi da: Meditazioni per l'anno liturgico. Dagli Autori di tutti i tempi.

La Speranza cristiana - Rendere ragione della speranza che è in noi - papa Francesco
Pasqua del Signore - Enzo Bianchi
Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele - sant'Andrea di Creta
Cristo, la risposta che ci è donata - Alessandro Maggiolini
Dio piange, sapete?... - Paolo Curtaz
Il deserto condizione del cristiano - Anna Maria Canopi OSB

 

 

 

 

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