2 aprile: QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA
Enrico Masseroni




Ezechiele 37,12-14:
Metterò in voi il mio spirito e rivivrete.

Romani 8,8-11:
Lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi.

Giovanni 11,1-45:
Io sono la risurrezione e la vita.




LA PAROLA CHE CHIAMA ALLA VITA

Nessuna esperienza è così universale come il morire: anche l’ombra della vigilia è fitta di interrogativi e timori. È questo che accade nella casa di Betania. L’atmosfera è turbata dall’inquietudine dei discepoli, dal pianto di Marta e Maria. A Giovanni non sfugge il clima che sta sotto il potere dolente della morte.
Il racconto di Betania si colloca tra il libro dei « segni» (quello dei miracoli) e il libro della gloria (quello della passione).

Betania richiama il Tabor, è un intermezzo. I discepoli vengono attrezzati per varcare la soglia dell’« ora» terribile di Gesù. Sono invitati a uno sguardo sul mistero della vita oltre la morte. Ma come affronta la morte Gesù?


   


Quattro dialoghi
Il raccontare di Giovanni procede con ritmo semplice e vivace, composto e preciso. Si possono isolare quattro dialoghi. Ognuno fa luce sul volto di Gesù in faccia alla morte. Il primo si snoda con i discepoli. i quali non danno l’impressione di capire il linguaggio del maestro, né tantomeno il suo modo di agire. Temono per la sua sorte. Ma soprattutto scrollano il capo quando parla della morte di Lazzaro come «sonno». Non capiscono. Mistero. Ma tutto il discorso con i discepoli nel capitolo 11 sta sotto la luce del versetto 4. Perché la malattia e la morte di Lazzaro? «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato». Per l’uomo la morte è solo morte. Solo enigma. Per Gesù diventa un «segno» in cui si rivela la potenza di Dio nel Figlio.

Nel secondo dialogo il discorso si fa esplicito: Gesù incontra Marta e parla con lei. Qui si va al centro di tutto il racconto giovanneo. I versetti 25-26 sono la punta più alta, un vertice. Paradossalmente, di fronte alla morte, il crocevia più drammatico e più ineludibile dell’esistenza si rivela il tratto più inaudito dell’identità di Gesù; e, insieme, il vero destino dell’uomo.
Gesù si presenta come «la risurrezione e la vita»; e l’uomo, ogni uomo, attraverso la fede in lui «non morrà in eterno». Tra le sette autorivelazioni presenti nel quarto vangelo, nessuna è così vertiginosa e tale da coinvolgere lo stesso destino umano. Gesù è la risurrezione, è la vita: di Lazzaro e di ogni uomo. Questa è la fede cristologica a cui è sollecitata Marta.

Il terzo dialogo si snoda invece con Maria. Il tono, già intriso di commozione, si fa più intenso. Un fremito di caldissima umanità passa nelle persone. Gesù fa chiamare di nascosto Maria. Le vuole parlare. E la notizia le arriva come raggio di luce nel suo chiuso dolore: «Il maestro è qui e ti chiama».
A differenza dell’incontro con Marta, quello con Maria è senza parole. Il dialogo si pone a livello di sentimenti: al dolore cupo di Maria e al suo gesto implorante, Gesù «si commosse profondamente, si turbò... scoppiò in pianto». Egli entra così in sintonia profonda con il dolore umano. Persino i Giudei intuiscono in quel pianto un amore singolarissimo. Appunto il linguaggio dell’amicizia. E Maria conserva nel cuore il volto umano del maestro.

E, infine, il dialogo di Gesù con Lazzaro. Il racconto della risurrezione dell’amico scorre via rapido. Gesù gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».
E, un grido solenne, imperativo. L’espressione è tipica di Giovanni: esprime il potere di Gesù sulla morte. Il comando scaturisce da un contesto di preghiera. Gesù dà lode al Padre per il segno che sta per compiere perché il mondo creda nella sua missione. Di fronte alla morte egli vince con la risurrezione. L’ultima parola autorevole è sua. Come il Verbo fu principio della creazione, così la parola vince sulla morte. Il ritorno alla vita di Lazzaro è un «segno» della morte e risurrezione di Gesù; ma insieme anche un segno dell’ultima parola di Dio sulla storia: una parola di vita.


Paura della morte?

Ogni potere umano, per quanto spavaldo, soccombe davanti alla morte. Le filosofie hanno usato molte parole per ammansire la morte, per interpretarla. Talora ne hanno aggravato il mistero. Quando si parla di essa come puro fatto biologico, o come «assurdo», non restano forse le domande più struggenti? Che ci sarà dietro la sua porta? Gesù ci offre uno squarcio luminosissimo, confortante: è lui stesso la porta di ogni morte. «Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me non morrà in eterno». Dunque è umano aver paura della morte. Nulla decide la vita come la morte. E nulla decide la morte come la vita. Nulla è irripetibile come la morte.

Ma perché la Chiesa ha proposto questo vangelo nel cuore della Quaresima? I vangeli di queste domeniche evocano la parabola dell’esistenza umana: che rinasce nell’acqua del battesimo come la Samaritana; viene illuminata dalla fede come il cieco nato; risorge dalla morte come Lazzaro. Allora c’è un’altra morte di cui avere paura: il letargo del peccato, l’anestesia del mondo che addormenta il cuore. Ci vuole la Quaresima e la Pasqua ormai vicina per un sussulto della coscienza. Per ridestare il desiderio di risurrezione e di vita. Ma occorre ascoltare la parola di Gesù: «Lazzaro, vieni fuori!». Dal tuo sepolcro. Dal tuo peccato. Dalla tua indifferenza. Svegliati!





da: Enrico Masseroni - La Parola come pane - Il Vangelo della Domenica
Edizioni san Paolo 1998 - pp 82-85



 

 

 

 

 

Introduzione al TRIDUO PASQUALE
Ogni azione liturgica della Chiesa si costituisce come un’interruzione del tempo e del quotidiano per far sì che un tempo ...continua

 

13 aprile: GIOVEDI' SANTO
Giacomo Biffi
Con questa intensa celebrazione "nella cena del Signore" ha inizio il Triduo pasquale, cuore di tutto l'anno cristiano. In esso ...continua

 

14 aprile: VENERDI' SANTO
Comunità di Bose
Il mistero della passione e della morte di Gesù è contemplato attraverso il cosiddetto quarto canto del Servo del Signore, la cui ...continua

 

16 aprile: PASQUA - RISURREZIONE DEL SIGNORE
Enrico Masseroni
Ecco il punto più luminoso del tempo. Ogni esperienza di fede della comunità cristiana è piena di questa notizia. Ecco la ...continua

 

9 aprile: DOMENICA DELLE PALME
Enrico Masseroni
Un dono sarebbe doveroso chiedere almeno una volta in vita: quello delle lacrime di fronte al mistero della passione di Gesù ...continua

 

9 aprile: DOMENICA DELLE PALME
Centro Dioc Vocaz Seminario Vescovile di Patti
Oggi finisce la Quaresima; da lunedì inizia la settimana santa. Interessante: la Quaresima si conclude con una festa, ...continua

 

2 aprile: QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA
Enrico Masseroni
Nessuna esperienza è così universale come il morire: anche ...continua

2 aprile: QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA
Centro Dioc Vocaz Seminario Vescovile di Patti
Come la samaritana ha assaporato l’acqua viva offerta da Gesù ...continua

 

 

PROPOSTE DI MEDITAZIONI  - Desideriamo offrire testi spirituali, che possono essere di aiuto per nutrire la nostra fede e rafforzare la nostra vita in Cristo: sono un'occasione per confrontare la nostra esperienza cristiana con quella di testimoni 'antichi' e contemporanei. I testi sono presi da: Meditazioni per l'anno liturgico. Dagli Autori di tutti i tempi.

La Speranza cristiana - Rendere ragione della speranza che è in noi - papa Francesco
Pasqua del Signore - Enzo Bianchi
Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele - sant'Andrea di Creta
Cristo, la risposta che ci è donata - Alessandro Maggiolini
Dio piange, sapete?... - Paolo Curtaz
Il deserto condizione del cristiano - Anna Maria Canopi OSB

 

 

 

 

sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org