L’ANNO LITURGICO
Mons. A. Donghi

L’anno liturgico ci appare oggi come un monumento ben costruito e imponente, che si proietta sul calendario dell’anno e teologicamente lo anima. La storia della liturgia insegna che questo edificio è frutto di molteplici secoli di evoluzione e comprende lo studio dei tempi e dei giorni secondo la loro caratterizzazione liturgica, ossia in quanto punti-sintesi del mistero di Cristo.

Il calendario, su cui si inserisce l’anno liturgico, significa per noi “
hic et nunc” il ritmo del tempo della vita umana scandito sulla terra dal corso delle stagioni naturali, secondo l’orbita del sole e i suoi cicli giornalieri o annuali, secondo le fasi della luna, determinato anche dal sistema dal computo delle settimane o degli anni.
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La vitalità sacramentale dell’anno liturgico è data dalla significatività del “tempo” che con tutte le sue connotazioni costituisce in certo qual modo la “materia” dell’evento pasquale così come l’anno liturgico ce lo presenta. Lo sforzo di cogliere il valore di tale elemento nell’ambito della vita della chiesa ci permette di superare la tentazione di leggere lo scorrere delle diverse solennità e festività in termini estrinseci o soggettivistici, per percepire la pregnanza del cammino della chiesa nell’arco di tutto l’anno.

La temporalità qualifica il soggetto nella sua creaturalità e Io educa a vivere in un contesto di accoglienza del Mistero in modo da realizzare la vocazione dell’uomo secondo l’insegnamento paolino: “In lui ci ha scelti prima della fondazione del mondo per trovarci al suo cospetto santi e immacolati nell’amore” (Ef 1,4).

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Per i battezzati i tempi sono compiuti (cf. Mc 1,15) e contemporaneamente devono essere personalizzati nella “conversione” a Cristo. L’accostarci all’anno liturgico con fruttuosità comporta l’urgenza da parte nostra di acquisire in modo sempre più approfondito le significazioni della fede che devono qualificare lo scorrere del tempo.
La Chiesa ha davanti a sé Cristo, pienezza dei tempi, si ritrova nell’evento della salvezza in forza della generosità-liberalità divina, e avverte come la propria esistenza debba realizzarsi nel mistero pasquale del Signore, lasciandosi in esso attrarre in modo incondizionato.
Tale orientamento postula necessariamente che tra il tempo nella sua storicità e il tempo del soggetto s’inserisca il tempo intermedio dell’attualità sacramentale del Cristo che ricrea inesauri bilmente la vita dei fedeli.
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Chiamati a crescere in Cristo


Ogni cristiano, mediante la rigenerazione dall’acqua e dallo Spirito Santo (cf. Gv 3,5) e la condivisione della morte, sepoltura e risurrezione del Signore (cf. Rom 6,3-11), ha ricevuto l’impegno a vivere secondo il mistero pasquale e a sviluppare la volontà di personalizzare l’ora di Cristo per ricondurre la propria realtà personale nel mistero trinitario. Solo nel conseguimento di tale meta il fedele è veramente se stesso. Nello scorrere del tempo, infatti, è incessantemente chiamato ad accogliere il Regno e a porsi nell’itinerario della redenzione. La valorizzazione del tempo da parte del cristiano si fonda sull’ansia immessa dallo Spirito nel cuore del credente di una incessante e inesauribile cristificazione. Colui che ha scelto Cristo è invitato ad edificare l’istante come una costante confessione di fede in Cristo, in modo che Cristo divenga il tutto in tutti (cf. Col 3,11).


La metodologia dell’anno liturgico presenta una significativa efficacia per raggiungere tale pienezza. La sua dimensione ciclica e lineare, infatti, sottolinea e aiuta la vocazione del fedele a crescere in Cristo. Da una parte nel ritorno ciclico dell’anno liturgico noi celebriamo la fiducia di Dio nei confronti dell’umanità, che viene sempre invitata a ricevere con animo aperto e ben disposto la Pasqua e a lasciarsi in essa trasfigurare.

Dall’altra si pone in luce come il Cristo sia attivo per trasformare in sé tutto l’uomo e per donargli la piena partecipazione al suo mistero. Nello scorrere dell’anno liturgico viviamo in Cristo il tempo della salvezza per essere sempre più gloria di Dio in modo da condividere il significato stesso della sua vita: glorificare il Padre e sperimentare in modo inesauribile la vittoria pasquale. In tale visione si evidenzia tutto il valore educativo dell’anno liturgico nel corso del quale ogni cristiano entra nella novità di Dio. [...]

Alla luce della centralità di Cristo, il mistero continuamente celebrato in tutta la sua totalità in ogni atto cultuale, l’anno liturgico è il succedersi, nell’ambito di 365 giorni, di tutto il mistero della salvezza: l’Avvento è il tempo della storia prima di Cristo, il Natale ci fa contemplare l’Incarnazione, la Quaresima ci presenta Gesù maestro nella storia; il Triduo pasquale ci immette nel mistero di Gesù che muore e risorge per noi; il periodo pasquale ci offre la gioia di contemplare nell’esultanza il Risorto tra noi; il tempo fra l’anno è la Chiesa, che celebrando la presenza sacramentale del suo Signore, personalizza il mistero della salvezza nella prospettiva della pienezza finale; la solennità di Cristo Re ci fa pregustare l’incontro definitivo con il Signore quando Dio sarà tutto in tutti.

Durante lo svolgersi dell’anno liturgico, celebrando il mistero di Gesù glorioso, facciamo si che la storia venga intrisa di eternità; ogni anno accogliamo l’eternità che entra nella nostra storia e ogni anno siamo maggiormente inseriti in Cristo rispetto all’anno antecedente, perché abbiamo vissuto in maggiore intensità questa esperienza di infinito nel mistero pasquale di Cristo Signore.

L’anno liturgico perciò non è la celebrazione di feste per rompere la monotonia che a volte appesantisce il tempo, ma è l’accoglienza dell’eternità di Cristo glorioso. Protagonista dell’anno liturgico non sono i misteri di Cristo, ma Cristo stesso che cammina nella storia degli uomini assumendo ruoli diversi: l’attesa, il Verbo incarnato, Gesù morto e risorto, il Cristo ecclesiale, il Cristo escatologico. Potremmo definire il rapporto che intercorre tra l’unicità del mistero Cristo e le diverse celebrazioni con l’immagine della luce che penetra un prisma di cristallo e si rifrange in tanti colori: dagli ultravioletti agli infrarossi. E’ l’unica luce (Cristo) che ha molti riflessi diversi (i misteri di Cristo).

Se nell’ambito dell’esperienza creaturale il tempo è momento di maturazione, il Verbo stesso ha assunto il tempo dell’incarnazione per imprimergli dinamica di eternità: “Dio si è fatto temporale perché noi, uomini temporali, divenissimo eterni” (S. Ireneo). Perciò l’anno liturgico è veramente camminare nella eternità e assumere l’eternità attraverso il nostro camminare storico.

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Allora il tempo non è scandito dall’orologio, né dai mesi e dagli anni, ma dal rivelarsi di Dio attraverso i suoi “mirabilia”. L’oggi di Dio è il valore della storia degli uomini. Il concetto di anno liturgico non è quindi solamente teorico, ma ci chiede di riprendere coscienza di un dato di fatto: siamo uomini del tempo e viviamo nel tempo; Dio assume il tempo e vive nel tempo, perché l’uomo cammini verso l’eternità.

VALORI EMERGENTI DELL’ANNO LITURGICO

La ritualità, segno dell’oggi dell’evento pasquale, aiuta la comunità a porsi in docilità di fronte all’azione divina che educa i fedeli alla vitalità del mistero nascosto in Dio e rivelatosi in Cristo Gesù (cf. Col 1,26). Alcuni aspetti in modo particolare affiorano e ci permettono di cogliere la profondità educativa dell’anno liturgico per l’insieme della comunità ecclesiale e per ciascun suo membro.

— La centralità dell’evento Cristo educa il cristiano ad avvertire e a godere del mistero della creazione e della redenzione in cui è veramente se stesso. In tale orizzonte e in una simile atmosfera rigenerante, il discepolo del Redentore riscopre nello scorrere della temporalità la propria vocazione ad essere creatura nuova, continuamente salvata, per edificare i diversi istanti della vita secondo il mistero Cristo Signore in atteggiamento eucaristico. Il dispiegarsi sacramentale dei divini misteri della vita del Salvatore stimola la comunità a comprendere come la propria storia sia inserita in un mistero di gratuità trinitaria e a lasciarsi avvolgere da tale dono per poter sviluppare se stessa secondo il progetto divino. L’anno liturgico rappresenta la scuola continua per una vera ominizzazione in Cristo Gesù.

— In tale ottica i fedeli vengono educati ad un reale e sano ottimismo. La potenza della Pasqua del Signore, mentre qualifica la quotidianità dei battezzati, fa loro capire come nel contesto della fede l’esistenza si sviluppi interamente nella fedeltà divina come un combattimento tra la grazia e il peccato, tra la luce e le tenebre, tra il senso della vita e la sua assurdità, tra la libertà e la schiavitù.

Il lasciarsi educare dall’anno liturgico, al cui centro opera la Pasqua del Signore, significa evitare di cadere nell’ottimismo esagerato che non permette di leggere in modo vero le oscurità della vita quotidiana, e nel pessimismo che genera chiusure e depressioni e impedisce alle creature di respirare un’atmosfera di speranza.
I cristiani sono guidati in modo particolare ad apprezzare il significato della durata, della vita del loro tempo, del cosmo come tempo di lievitazione per una piena comunione con la SS. Trinità. Il succedersi dei misteri della salvezza illumina di eternità pasquale i diversi istanti della vita terrena e inonda di esultanza messianica i cuori dei fedeli.

— Tale vitalità comporla l’instancabile decisione dell’uomo di porsi in una diuturna condizione di cambiamento di vita: il cuore nuovo che determina tutti i comportamenti, il rifiuto della fatalità, la confidenza nel perdono, la speranza di una conversione sempre offerta e di una condizione relazionale sempre in sviluppo con i fratelli, la proiezione cristiana in una vita piena al di là del mistero della morte. L’anno liturgico ci colloca nella condiscendenza del mistero. Nella Pasqua del Signore celebriamo la fedeltà del Padre che non delude chi a lui si affida.
La presenza di Cristo nello scorrere dell’anno liturgico costituisce un vivo punto d’incontro delle tre Persone con il credente in una atmosfera di salvezza in atto e genera un’instancabile rigenerazione esistenziale. Tutto ciò comporta la costante attitudine di abbandono di ciò che è caduco e che appartiene al vecchio Adamo, per rivestire di luminosità il nuovo Adamo e godere pregustativamente della perfetta libertà .

— La celebrazione dell’anno liturgico è una celebrazione ecclesiale, e tale ricchezza rappresenta una costante educazione al mistero della comunionalità. La temporalità pasquale della fede è un tempo di appartenenza al popolo, d’assenso dato ai valori ricevuti dal vivere nella comunità di fede, di solidarietà nelle prove e nelle difficoltà, di attesa di una pienezza comunionale, di esperienza fraterna della “pazienza di Dio” in cui si celebra in modo continuativo il perdono pasquale. La personalizzazione nello Spirito Santo della redenzione da parte dei fedeli non implica un ripiegamento su se stessi e la non-comunione, anzi il rifiuto di tali possibili difficoltà. Il soggetto nel cammino dell’anno liturgico viene educato ad essere docile all’ispirazione pasquale che viene dall’alto mediante l’accoglienza attiva della proclamazione della Parola per creare in essa la comunione con i fratelli.

— La ripetitività stessa dell’anno liturgico esprime in modo chiaro come il tempo sia il tempo della instancabile azione di Dio nei confronti dell’umanità. L’incontro pasquale con Cristo avviene sicuramente in pienezza da parte di Cristo nell’incontro sacramentale, ma la comunità assume molto lentamente i valori che vi sono celebrati in ordine ad una “identificazione” con il Risorto.


La ripetitività ciclica dei diversi tempi liturgici ci fa capire come Dio Padre ci prenda per mano e in una inesauribile novità esistenziale ci introduca nella sua “familiarità” (cf. Ef 2,19).
La reiterazione annuale non può essere interpretata come una ripetizione pura e semplice, ma come una incessante proposta di salvezza in Cristo Gesù, a cui dovrebbe corrispondere una crescita personale ed ecclesiale da parte della comunità dei redenti che avrà il suo compimento solo nella Gerusalemme celeste. Infatti la diuturna celebrazione della Pasqua di Cristo è vista come il tempo della passività dell’uomo e dell’agire divino dove tutto fluisce dal Padre nello Spirito per sviluppare un incessante processo di novità nel cuore dell’umanità tutta.

CONCLUSIONE

Il mistero della liturgia è attualità continua del mistero pasquale e l’anno liturgico nel suo procedere e nel suo dispiegarsi nel ciclo di 365 giorni ci offre tutto l’evento Cristo nei suoi diversi aspetti.
In questo esso rappresenta uno dei luoghi per eccellenza del cammino di Dio con il suo popolo per educarlo alla sua pienezza.
Lo scorrere dell’anno liturgico non rappresenta una successione filmica di tanti momenti della storia della salvezza, che la chiesa vede passare davanti a sé e cerca di vivere attraverso degli sforzi volontaristici o un clima festaiolo che ha lo scopo di rompere l’abitudinarietà monotona della vita.
Esso significa che Dio scende tra gli uomini e dona loro il suo Cristo perché questi con loro salga verso la Gerusalemme celeste, ed essi trovino in lui il modello per essere se stessi e ne siano il volto al momento finale dell’incontro con il Padre.

La pedagogia liturgica, nell’ottica della vitalità della fede, attualizza il processo di maturazione integrale propria di ogni fedele e il mistero della celebrazione cristiana in modo particolare può condurre l’uomo a tale freschezza. L’anno liturgico con la ricchezza del suo contenuto e con i suoi ritmi ciclici inculca sempre più nel cristiano una concezione globale della fede da sviluppare in conformità alla vocazione battesimale: vivere in Cristo Gesù nella docilità allo Spirito in una inesauribile dossologia al Padre. Inserendoci nel dinamismo dell’anno liturgico si crea in ognuno di noi una imperiosa necessità di essere, di agire e di operare in sintonia con ciò che professiamo e preghiamo. L’oggi dell’evento pasquale diviene una proposta per scegliere in modo sempre più vivo con i fratelli la strada di Gerusalemme per condividere con loro la glorificazione del Risorto. Mediante un’incessante assunzione nelle motivazioni esistenziali che hanno animato tutto l’arco della vita di Gesù, noi veniamo coinvolti in tutto il suo mistero.

L’anno liturgico ci presenta tutta la proposta di salvezza e in ogni festività noi godiamo di tutto il mistero per essere veramente assunti, nella docilità divina, a far si che solo il Cristo viva in noi e assumi ogni nostro comportamento. I fedeli, ponendosi alla scuola della Sapienza e divenendo suoi alunni nello scorrere dell’anno, saranno perciò edificati nello Spirito Santo in vera comunità di salvezza, e ogni loro atteggiamento personale o comunitario sarà veramente riflesso della gloria pasquale, verità e realizzazione di ogni uomo.


da: Don Antonio Donghi, L'ANNO LITURGICO E LA LITURGIA DELLE ORE - la Chiesa viene santificata nel tempo - pro manuscripto , pp 4-18












 

 

 

 

 

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