TEMPO ORDINARIO: IL TEMPO ORDINARIO
Monastero di Camaldoli




Il tempo ordinario è costituito da trentatrè o trentaquattro settimane, distribuite tra la festa del battesimo del Signore e l’inizio della quaresima (primo periodo), e tra la settimana dopo pentecoste e la Solennità di Cristo Re (secondo periodo). A differenza degli altri tempi liturgici, il tempo ordinario non celebra un particolare mistero della vita del Signore e della storia della salvezza, bensì il mistero di Cristo nella sua interezza. E’ il tempo per eccellenza della sequela e del discepolato, sulle orme di Gesù verso il compimento della storia (XXXIV domenica). Due elementi sono fondamentali per cogliere il significato e l’importanza del tempo ordinario: il lezionario, con la lettura semicontinua dei vangeli sinottici, e la domenica.

Il primo elemento che dà senso al tempo ordinario sono le Scritture che vengono proclamate nella liturgia, il lezionario che ritma il cammino delle domeniche e dei giorni feriali. Di domenica in domenica si segue il Signore sulla via del “compimento di ogni giustizia” (Mt 3,15), perché la chiesa diventi sempre più somigliante al suo maestro e sposo. Così la lettura dei vangeli è l’elemento che segna il cammino delle domeniche e delle ferie.

La domenica, in ogni ciclo annuale, si segue un diverso evangelista. Nell’anno A Matteo, nell
’anno B Marco, nell’anno C Luca, nella forma della lettura semicontinua. Le prime letture tratte dall’Antico Testamento vengono scelte in base al brano evangelico, in modo che ci sia un rapporto di promessa-compimento, profezia-realizzazione… Le seconde letture invece seguono la lettura semicontinua dell’epistolario paolino, della lettera di Giacomo e della lettera agli Ebrei. Anche nei giorni feriali si segue il criterio della lettura semicontinua dei testi biblici. Si leggono ogni anno i tre vangeli sinottici: Marco (settimane 1-9); Matteo (settimane 10-22); Luca (settimane 23-34).


  Celebrando nella sua globalità il mistero di Cristo, seguendo il suo Signore, sulla strada di Gerusalemme, la chiesa impara, “interiorizzando” le sue parole e i suoi gesti, la sequela nell’ordinarietà della vita che anche nei suoi “tempi ordinari” è trasfigurata e illuminata dalla luce pasquale.

Il secondo elemento che caratterizza e segna il cammino della tempo ordinario è la domenica.
Questo tempo liturgico infatti è quello che maggiormente, soprattutto dopo la riforma liturgica del Vaticano II, fa emergere l’importanza della celebrazione della domenica per la vita della chiesa.

Nel tempo ordinario la chiesa, di domenica in domenica, celebra “il giorno del Signore” senza la compresenza di altri elementi della celebrazione del mistero di Cristo come negli altri tempi liturgici. Nel tempo ordinario la domenica è celebrata in quanto domenica.
In questo giorno la chiesa celebra la fonte della sua vita e la meta del suo cammino.



La domenica, il primo giorno della settimana, è il primo giorno della creazione, quando YHWH separò la luce dalle tenebre; questo giorno è inoltre “il primo giorno dopo il sabato”, giorno della risurrezione del Signore, e pertanto “primo giorno” della creazione rinnovata; in fine la domenica è “l’ottavo giorno”, il giorno che, rompendo il ritmo settenario, esce dal tempo e annuncia la vita nuova ed eterna del Regno di Dio.
Intorno a questi due assi portanti la chiesa nel tempo ordinario si sperimenta in cammino, sostenuta dalla parola, sulle orme di colui che per lei e per l’umanità intera ha donato la sua vita. Celebrando così il mistero di Cristo nel tempo del suo pellegrinaggio, la chiesa impara a conformare la sua vita a quella del suo Signore. Il tempo ordinario, che spesso viene considerato quasi un “tempo minore”, un tempo “poco significativo”, è invece il tempo dove si gioca la verità degli altri tempi, il tempo dell’ordinarietà e della quotidianità, il tempo della vita dei discepoli di Gesù che devono fare della Pasqua il criterio fondamentale della loro esistenza.









da:
http://www.monasterodicamaldoli.it/index.



 

 

 

 

 

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