IL TEMPO DI NATALE





Percorrere le tappe che conducono di domenica in domenica fino al Natale e attraverso i giorni e le feste natalizie introducono alla contemplazione del Verbo fatto carne, il quale «venne ad abitare in mezzo a noi», può rivelarsi un'avventura spirituale, e diventare una tappa nella propria vita interiore come per la Madre di Gesù, Giuseppe suo sposo, i pastori, i magi, i vegliardi Simeone e Anna... ciascuno di noi.
Se il desiderio di essere di Dio e con Dio è ciò che spinge un uomo a chiedere la fede e, con il dono dello Spirito, a mettersi in cammino verso la Patria, allora la celebrazione del Natale del Signore è la celebrazione della certezza che tutto, se viene da Dio, si compie.

Il tempo di Avvento con la sua ripresa costante delle profezie e dei grandi eventi della storia di Israele non fa che immettere ciascun credente in quel dinamismo di speranza e di attesa che dall'inizio del tempo giunge fino «alla pienezza dei tempi» (Gal 4,4).
Questo senso del compimento fa dire con tono stupito e commosso alla liturgia di san Giovanni Crisostomo:
«Tu hai visitato l'umanità in molti modi, nella tenerezza del tuo cuore: hai mandato i profeti, hai operato potenti prodigi per mezzo dei santi che, di generazione in generazione, ti furono vicini. E quando venne la pienezza dei tempi, ci hai parlato per mezzo del tuo proprio Figlio».

 


Il Natale del Signore, di cui celebriamo non la ricorrenza bensì il memoriale dell'incarnazione del Verbo nei limiti dello spazio e del tempo, ci obbliga a non pensare alla divinizzazione in termini spiritualizzanti ma in termini di «incarnazione», ossia di trasformazione e di comunicazione della vita divina alla nostra stessa vita. È ciò che i Padri esprimono con l'immagine dell'admirabile commercium, ossia lo scambio tra l'umano e il divino.
Di questo dinamismo è simbolo, ogni volta che si celebra l'eucaristia, la commixtio: «L'acqua unita al vino sia il segno della nostra unione con la vita divina di colui che ha voluto assumere la nostra natura umana». L'eucaristia è certo il memoriale della Pasqua del Signore, ma la Pasqua di morte-risurrezione non è altro che il compimento di quel cammino di avvicinamento di Dio all'uomo perché l'uomo possa tornare a Dio.

Questo grande esodo di ritorno è proprio cominciato con e nell'incarnazione che, datasi come avvenimento nella storia, si fa evento di grazia nel cuore dei credenti.
Il Natale del Signore celebra il compimento delle profezie, l' esaudimento del grido dei poveri di ogni tempo é di ogni luogo che attendono la salvezza e la gioia.
Ma proprio il Natale del Signore, che rappresenta il compimento dell'attesa di tutta l'umanità e in particolare di Israele, mette il cristiano di fronte alla sfida di ogni compimento della vita di fede: il compimento di una promessa coincide con l'inizio della Perseverante fedeltà al dono che viene fatto.

La celebrazione del Natale del Signore ci viene offerta di anno in anno per verificare quanto il Cristo - che portiamo dentro di noi come seme che viene dallo Spirito - è cresciuto dentro di noi, per verificare, attraverso l'ascolto docile e amoroso della parola di Dio racchiusa nelle Scritture e la celebrazione dei sacramenti, quanto e come il nostro desiderio di Dio si stia trasformando in presenza di Dio in noi.

Ciò che rimane essenziale nell'economia della Salvezza è proprio la nascita di Cristo nell'anima, in ciascuno di noi. Il Cristo è venuto ad abitare tra gli uomini al fine di essere accolto in loro nell'intimo dei loro cuori; è venuto in mezzo a noi al fine di crescere tra noi e dentro di noi e prendervi progressivamente tutto il posto. Che non capiti che la parola dell'apostolo includa anche noi: «Venne tra i suoi e i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,11); se così fosse, infatti, se non accogliessimo il regno di Dio come un bambino tra noi, allora - a suo tempo - non saremo accolti nella pienezza del banchetto del Regno così che gli angeli possano ripetere nel nostro tempo:
«Vi annunciò una grande gioia: oggi è nato per voi un Salvatore» (Lc 2,10).
Questo canto degli angeli ha squarciato la notte di Betlemme e, riscaldando il citare dei pastori e dei Magi di santa curiosità, ha fatto mettere in cammino i primi e in viaggio i secondi: e noi?
Stiamo camminando verso la grotta per vedere o ce ne stiamo tranquilli nei nostri palazzi come Erode?

Se il Natale mette ali ai piedi della nostra anima, allora il Natale del Signore non sarà «venuto» e «passato» invano, ma sarà stato un momento prezioso di quella lunga gestazione spirituale verso la nascita del Cristo dentro di noi come diceva, col suo tono sempre così perentorio e lapidario oltreché poetico, Angelus Silesius:
«Quand'anche Cristo fosse nato a Betlemme mille volte, se non nasce in te, tu sei perduto per l'eternità».







da: fratel Michael Davide - introduzione al Tempo di Natale - Messale Quotidiano

Edizioni Dehoniane, Bologna






 

 

 

 

 

 

 

 

 

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