EPIFANIA DEL SIGNORE
Enrico Masseroni




Isaia 60,1-6:
La gloria del Signore brilla sopra di te.

Efesini 3,2-3.5-6:
Tutti i popoli sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità.

Matteo 2,1-12:
Siamo venuti dall’Oriente per adorare il re.




ALLA RICERCA DEL MESSIA

No, l’Epifania non è un Natale di serie B, vigilia di un ritorno ai soliti giorni, dopo il ponte a più arcate tra il vecchio e il nuovo anno. L’Epifania disegna la scia di luce del mistero dell’incarnazione. Parole e segni la-sciano progressivamente passare il chiarore del sole: Gesù Cristo. Ma l’Epifania esprime il dinamismo inconfondibile della fede: da una parte contempla il mistero del Figlio di Dio che si fa dono, entra nel tempo informe degli uomini invadendolo di luce; dall’altra porta a scandagliare il cuore dell’uomo nella sua travagliata ricerca di Dio. Dio chiama l’uomo, l’uomo cerca Dio. Per questo il racconto dei Magi è una storia ancora più vera. Non serve divagare sul genere letterario del brano di Matteo: l’avventura dei sapienti venuti dall’Oriente, al di là del suo linguaggio narrativo, consegna alcune precise verità.

   


Dopo i pastori, i Magi; dopo gli ultimi divenuti i primi del presepe, anche i lontani figurano tra i primi chiamati. Il racconto di Matteo prende il via da alcune notizie precise circa il luogo e il tempo di Gesù nato a Betlemme; e fa alcuni cenni sfumati: i Magi, l’Oriente lontano. Donde vengano costoro non si sa. Dalla Persia? Dalla Mesopotamia? L’Oriente è un orizzonte aperto, generico. Nel quadro evangelico i Magi figurano come dei sapienti, esperti di astri. Nulla più. Ma c’è un’idea forte nei loro pensieri; una domanda entrata nella loro storia alla visione di una stella: «Dov’è il re dei Giudei che è nato?».

«La sua stella»
Sulla scena campeggia dunque la stella. Una stella che chiama, mette in cammino alcuni uomini, li strappa alle loro regioni. È una stella che mette scompiglio, inquietudine tra i poteri sicuri della città. Una stella che guida i passi dei cercatori del re dei Giudei e trasmette una grande gioia ai Magi ormai alla volta di Betlemme. Il segreto di questa stella viva che desta sentimenti di ricerca e di gaudio non è taciuto.
Non è un astro qualsiasi; è la «sua» stella. In verità non manca la luce di una stella nei grandi dell’antico Oriente. Ma nella Bibbia la luce evoca il fulgore di Dio; e la stella ha un chiaro sapore messianico. Per Luca la luce è la gloria del Signore che avvolge i pastori (2,9); per Giovanni la luce vera è quella del Verbo che illumina ogni uomo (1,9); per Matteo la luce è la «sua» stella che chiama i pagani all’incontro con il Messia Signore.

L’Epifania — secondo punto luminoso del mistero — è pure un segno anticipatore del futuro destino di Gesù. Giovanni lo dice in modo lapidario: «La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta» (1,5). Matteo, attorno alla «sua» stella, narra l’audacia dei Magi; ma coglie pure il turbamento di Erode e della città; l’inquietudine di una classe sacerdotale che rilegge le antiche profezie, ma non si muove verso Betlemme. Anzi Matteo registra il drammatico passaggio del potere: dal turbamento al feroce progetto di eliminazione del Bambino. Già l’Epifania presenta sulla scena della storia il destino di Gesù «segnò di contraddizione»: cercato e rifiutato, amato e perseguitato. L’Epifania, un segno pasquale. Sul cui sfondo viene adombrato il dramma di Israele nel suo rifiuto messianico.
Al centro dell’evento c’è dunque la manifestazione del Signore: terza verità. L’Epifania è svelamento di Gesù come il Messia. Due verbi fissano l’atto dei Magi: «Prostratisi lo adorarono». Il gesto, accompagnato dai doni, nella prassi orientale evoca il riconoscimento di una dignità regale. Ma la comunità credente ha riconosciuto, nella sequenza quasi liturgica dei Magi, la fede gioiosa dei nuovi credenti venuti dal mondo pagano. Il volto del Messia invade con la sua luce divina il cuore dell’uomo.

Di qui il tema dell’uomo cercatore di Dio. Il contrasto tra i personaggi del presepe è palese: da una parte il potere arroccato e bugiardo di Erode, il sapere inerte dei sacerdoti e degli scribi, l’indifferenza grave della città. Dall’altra l’avventura dei Magi, guidata dai segni di Dio: la stella e soprattutto la parola dei profeti. E così la ricerca appassionata non si arresta all’ombra dei palazzi, ma approda fuori mano nella piccola città di Davide davanti al Bambino. Ecco i Magi. Ecco l’uomo: cercatore e adoratore di Dio.

Scoraggiarsi è facile
La dimensione avventurosa della fede dei Magi è palese; è un risvolto che sa di fascino. Ma è più vero il suo aspetto di fatica. Nella ricerca di Dio si parte talora con entusiasmo. Ma poi ci sono i poteri persuasivi di turno, che riducono la fede a una questione marginale. C’è il muro dell’indifferenza, la spinta deviante dei bisogni quotidiani, esasperati dai messaggi dalle mille promesse.
C’è il vento della controtestimonianza dei credenti. E così lo scoraggiamento è al varco.
Forse è questa la patologia più diffusa della fede. Mille ragioni pesano sulla fatica della ricerca; e si finisce per lasciar perdere, smarriti nei quartieri di Gerusalemme che sanno di Babele. Si tira a campare all’insegna di un’esistenza impastata di dubbi e di compromessi. Eppure non mancano due certezze da riaccendere nell’avventura della fede: Dio non lascia mancare la «sua» stella.
È lui a chiamare nel profondo della coscienza, a gettare il seme dell’inquietudine e della nostalgia. È lui a sospingere verso Betlemme: soprattutto con la parola, la preghiera, la testimonianza credibile della comunità cristiana.
Ma, non meno, la fede riserva gioia e pace: il più delle volte dopo tante eclissi di Dio; dopo il tunnel della crisi o del dubbio. Purché non manchi la pazienza del cercare con cuore onesto. Anche la gioia dei Magi non fu a basso prezzo.





da: Enrico Masseroni - La Parola come pane - Il Vangelo della Domenica
Edizioni san Paolo 1998 - pp 35-38




 

 

 

 

 

 

 

 

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