27 novembre: PRIMA DOMENICA DI AVVENTO
Andrea Cardone


Romani (13,11-14)
«Fratelli, è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino.
Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie.
Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri».



CHI HA TEMPO NON PERDA TEMPO

L’Avvento è il tempo di preparazione al nostro incontro con Cristo, nel mistero del suo Natale.
Come già nell’Antico Testamento, Dio suscitò, lungo il corso dei secoli, uno stuolo di profeti che tenessero viva, tra i figli d’Israele, la speranza nel futuro Messia e li disponessero ad accoglierlo convenientemente, così oggi la Chiesa si adopera perché i fedeli si preparino a celebrare, con fede e riconoscenza, il Natale del Salvatore.

La promessa, fatta da Dio agli albori dell’umanità, si è compiuta e il suo avveramento è garanzia di un’altra promessa fatta da Cristo durante la sua vita terrena: con il verificarsi di essa, si concluderà la storia del mondo.
«Il Figlio di Dio verrà — ha detto Gesù — nella sua maestà, con tutti gli angeli; si siederà sul trono della sua gloria» (Mt 25,31) e giudicherà tutte le nazioni della terra. Cristo, che è già venuto nel mondo venti secoli fa, vi ritornerà, dunque, una seconda volta. Di questo suo ritorno, però, non ha voluto rivelarci né il giorno né il momento, perché noi fossimo costantemente preparati ad accoglierlo. «Come il lampo... così la venuta del Figlio dell’uomo» (Mt 24,27).

Le due venute di Cristo nel mondo — la prima che appartiene alla storia e la seconda che avverrà alla fine dei tempi — sono due incontri ufficiali con l’umanità e se al primo non furono tutti presenti, al secondo non mancherà assolutamente nessuno. Tra questi due incontri, però, se ne inseriscono innumerevoli altri, non meno importanti, anche se di carattere più intimo e personale.


   


Noi ci incontriamo con Cristo tutte le volte che instauriamo — attraverso la preghiera o la meditazione — il nostro colloquio con lui, con l’intento di conoscerne meglio il pensiero ed eseguirne, con maggiore prontezza e generosità, il volere. Ci incontriamo con Cristo, quando andiamo a visitarlo nella sua casa e ci prostriamo con fede dinanzi al tabernacolo, per confidare a lui le nostre preoccupazioni, le nostre pene, le nostre gioie... E che dire degli incontri che abbiamo durante la nostra partecipazione alla S. Messa, quando, unendoci al Sacerdote eterno e invisibile, ch’è Cristo, offriamo al Padre la vittima espiatrice dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo? E quando, ricevendolo nella S. Comunione, l’accogliamo come amico insostituibile e artefice principale della nostra santificazione?

 

Ma oltre a tutti gl’incontri che possiamo avere con Cristo durante questa vita, ce n’è uno di capitale importanza, nel quale verrà decisa la nostra sorte per sempre: quello che avremo con lui, al termine del nostro pellegrinaggio terreno. Una luce soprannaturale di straordinario splendore, irrompendo allora nelle nostre coscienze, ci svelerà, con assoluta certezza, il nostro stato di grazia o di colpa, di amicizia o di inimicizia con Dio, e in quello stato in cui saremo allora trovati, resteremo per sempre.

L’Avvento ci invita a compiere una seria e profonda revisione di vita, che ci prepari non solo a celebrare santamente la nascita del Salvatore, ma ci disponga soprattutto all’incontro che avremo con lui, in quello stesso istante in cui partiremo da questo mondo. «È ormai tempo di svegliarvi dal sonno — ci ammonisce S. Paolo — perché la nostra salvezza è ora più vicina di quando diventammo credenti». Tra i primi convertiti di Roma, era probabilmente accaduto ciò che accade quasi a tutti i cristiani; a un fervore iniziale, spesso tien dietro un periodo di tepidezza.


Il battesimo segnò certamente l’inizio della nostra salvezza: per esso, fummo rigenerati alla vita so-prannaturale della grazia e il nostro essere cominciò a riflettere lo splendore stesso di Dio; resi conformi a Cristo, diventammo immagini viventi di lui. Per bocca dei padrini che, in quel giorno ci rappresentavano dinanzi alla Chiesa, noi ci impegnammo a combattere le nostre passioni perverse; a resistere alle insidie del demonio e del mondo, per custodire intatta in noi stessi l’immagine del nostro divin Salvatore Gesù e a svilupparla sempre di più, mediante la nostra colla-borazione alla grazia, sino a raggiungere la massima perfezione possibile a una debole creatura umana.

Dal giorno del nostro battesimo, sono ormai trascorsi degli anni e il nostro ingresso nella casa del Padre è più vicino di quando diventammo membra vive di Cristo. Ora, se riandiamo con la mente al passato, ci accorgiamo che a propositi generosi di virtù e di santità, si sono spesso alternati, nella nostra vita spirituale, periodi di stanchezza, di torpore, di pericolosi sbandamenti e forse anche di gravi infedeltà alle aspettative di Dio. Il pensiero che ci avviciniamo, ogni giorno di più all’ultimo traguardo e all’incontro personale con Cristo, deve scuoterci dalla nostra tepidezza e impegnarci, con tutte le nostre forze, al compimento del bene, all’attuazione di quel programma di santità, che Dio ha concepito per ciascuno di noi, nel chiamarci alla fede.

Purtroppo, non sono pochi coloro che s’illudono di poter rimettere ad altro tempo, ciò che dovrebbero compiere nel momento presente e, presi da tale illusione, vivono nella negligenza dei propri doveri. Perciò, molto opportunamente l’apostolo Paolo ci ricorda che, per noi credenti, la notte di questa vita, piena di incubi, di timori, di debolezze e di infedeltà, sta per finire e il giorno della nostra liberazione si sta avvicinando a grandi passi. Se è vero, infatti, che le nostre passioni perverse e il demonio riescono alcune volte ad offuscare la nostra mente e a farci perdere la visione esatta delle cose e ci trascinano nella colpa, quasi senza che ce ne avvediamo, è anche vero che, con la morte e resurrezione di Cristo, è iniziata l’aurora d’un giorno nuovo, che avrà il suo meriggio nella gloria del Cielo. Ora, per partecipare ad essa, è urgente che pratichiamo le virtù inculcateci da Dio e diventiamo intransigenti con il male (impurità, contese, gelosie...) e incontentabili nel bene, sino a quando non avremo, nella misura più perfetta possibile, impersonato in noi stessi Cristo, così da potere, confortati dal suo aiuto, perseverare nella lotta contro i perversi desideri della carne, ed uscirne vittoriosi.







da: Andrea Cardone M.I. - Incontri festivi con i primi collaboratori di Gesù -
Religiosi Camilliani - Largo Ottorino Respighi, Roma pp 9-13






 

 

 

 

 

 

 

 

 

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