IL TEMPO DI AVVENTO





L'Avvento ci invita ogni anno a riprendere a camminare attraverso i sentieri del tempo, verso il compimento di ogni frammento di eternità che possiamo pregustare giorno dopo giorno.
Nel particolare contesto dell'Avvento si potrebbe dire che si tratta di accompagnarsi reciprocamente in un rinnovato cammino verso la luce: le notti, che si allungano sempre di più, scavano nel cuore dell'uomo il desiderio che si pone a baluardo del terrore davanti alle interminabili notti, che colorandosi sempre più tardi, si lasciano prima desiderare e poi accogliere come un vero miracolo che rinnova lo stupore.

Potremmo immaginare noi stessi nella situazione dei nostri progenitori che si resero conto, senza troppe spiegazioni, dell'ineluttabile accorciarsi delle giornate: quale angoscia e quale paura di piombare in un'oscurità senza più albe!
Nonostante tutte le nostre conoscenze scientifiche rassicuranti, talora - a livello interiore - ci troviamo nella medesima situazione dei nostri più remoti antenati: le nostre notti rischiano di sembrarci troppo buie! Ed è proprio in questa sottile lama di angoscia che, ogni anno, la Chiesa festeggia il suo "capodanno liturgico", dando così inizio alla celebrazione del tempo proprio quando tutto sembrerebbe dire che esso ci stia sfuggendo di mano. Proprio mentre la luce decresce la Chiesa prepara le lampade dell'attesa, in cui l'olio della speranza e dell'amore riversato nei piccoli orci del nostro cuore "
non si svuoterà" (1Re 17,14).

 


Attraverso le letture e la preghiera, così toccanti nel tempo di Avvento, una goccia quotidiana di amoroso olio ravviva la lampada della nostra attesa con una piccola misura di serenità e di speranza, da ricevere e da donare, a cui scaldarsi e con cui consolare, che illumini il nostro volto di un sorriso e che rinfranchi il cammino dei nostri compagni di viaggio: ogni uomo e ogni donna combattuti tra speranza e disperazione, tra desiderio e angoscia.

Ogni anno, nel pieno inverno del nostro emisfero, accanto alla luce sempre più desiderata e gustata, è come se fossimo invitati a prenderci cura del fiore della nostra umanità che è il Verbo fatto carne, il cui amoroso frutto penderà dal legno della croce.

L'abate di Chiaravalle così spiega: "Vediamo anche Nazaret, il nome della quale è interpretato come 'fiore'; in essa fu nutrito il Dio fanciullo che era nato a Betlemme, così come il frutto si forma sul fiore: affinché il profumo del fiore precedesse il sapore del frutto ed il succo santo, che i profeti odorano, si riversasse nella bocca degli apostoli" . (Bernardo di Chiaravalle, “Elogio della nuova cavalleria”, VII, 13)

Questo testo di Bernardo, tra i più sottili e raffinati scrutatori del mistero del Verbo fatto carne, ci aiuta a fare del nostro cuore una piccola Nazaret, un'accogliente Betlernme in cui - anche oggi - il Signore Gesù si possa offrire, nella disarmante forza di un bambino, all'abbraccio dell'umanità.

Lungo i giorni dell'Avvento che stiamo iniziando, attraverso l'ascolto della parola di Dio racchiusa nelle Scritture, siamo come invitati a fare della nostra vita un pezzetto di terra in cui il seme del Verbo possa cadere serenamente, esservi accolto generosamente, germinare timidamente e fiorire in tutta la sua bellezza. Anche in questo caso vale la legge del contrasto che esalta i profumi e i sapori.
Mentre la terra è - almeno nel nostro lembo di pianeta - imprigionata dal freddo e dal gelo, come credenti osiamo parlare di fiori e preparare ogni cosa per il Fiore della nostra vita che è Cristo.

Dante nel suo Paradiso metterà proprio sulla bocca di Bernardo, che si rivolge alla Madre di Dio, queste parole:
"Nel ventre tuo si raccese l'amore, per lo cui caldo nell'eterna pace, così è germinato questo fiore".
Ciò che ha vissuto con amore inenarrabile Maria di Nazaret possa diventare il desiderio del nostro cuore e la fatica - operosa e gioiosa - di questo nostro tempo di attesa e di preghiera, in una crescente intelligenza dell'amore: permettere a Cristo di essere il fiore del nostro cuore e il profumo effuso sempre più sensibilmente dalla nostra intera vita.

Percorrere le tappe che conducono di domenica in domenica fino al Natale può diventare veramente una tappa nella propria vita interiore. Una condizione è l'attitudine al silenzio, allo stupore, alla ricettività di quelli che sono i segni e le parole che la liturgia ci mette davanti agli occhi del cuore, alla porta dell'orecchio e sulle nostre povere labbra come la Madre di Gesù, la quale
"da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" (Lc 2,19).







da: fratel Michael Davide - introduzione al Tempo d'Avvento - Messale Quotidiano

Edizioni Dehoniane, Bologna






 

 

 

 

 

 

 

 

 

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