8 dicembre: IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA B.V. MARIA
Settimo Cipriani



Genesi 3,9-15.20

Efesiní 1,3-6.11-12

Luca 1,26-38




«TI SALUTO, O PIENA DI GRAZIA, IL SIGNORE È CON TE»

Ben a ragione capita la festa dell’Immacolata proprio nel cuore dell’Avvento, che intende prepararci a rivivere il «mistero della Redenzione» in certi avvenimenti dove la grazia fa irruzione in maniera sovrabbondante: la Incarnazione del Verbo, infatti, l’esultanza del Precursore nel seno materno, il «Magnificat» di Maria, la gioia dei Pastori, la luce dei Magi, la consolazione di Simeone ed Anna inaugurano i tempi nuovi e definitivi della salvezza.

Essi, però, sono stati preparati da molto lontano, addirittura da «prima della creazione del mondo», come ci dirà tra poco san Paolo (Ef 1,4). La Immacolata Concezione di Maria rappresenta una di queste tappe «preparatorie» della salvezza; anzi la prima, se è vero che essa è prevista e preannunziata, insieme al Cristo suo Figlio, nel famoso così detto «proto-vangelo » (Gn 3,15), che la Liturgia ci propone oggi come prima lettura.
Non è soltanto Cristo che gli uomini hanno atteso e attendono da sempre, ma anche la Madre sua che lo ha offerto al mondo non solo come «frutto» del suo seno, ma anche della sua santità sublime, diventando lei stessa, prima ancora del Figlio, «segno» privilegiato della umanità «nuova» che sarebbe nata dalla Redenzione.


   


Maria «segno» dell’umanità «nuova»
Ed é a lei come «segno» di questa umanità nuova, totalmente vittoriosa del male e del peccato, completamente aperta e disponibile all’amore preveniente e salvante di Dio, che la Liturgia ci invita oggi a rivolgere con esultanza il cuore e la mente per lodare Dio che «ha fatto in lei cose grandi» (cfr. Lc 1,49), per cercare di «ritrascrivere» nella nostra vita la sua esperienza di fede e di amore. Sì, perché Maria non è una creatura avulsa dalla storia e sottratta al tragico «quotidiano» che incalza ciascuno di noi. La stupenda pagina del Vangelo, che ci descrive l’annuncio dell’Angelo, ci dice come essa sia stata una creatura completamente libera, capace di dire in maniera cosciente ed anche sofferta il suo «sì» al Signore: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38).

Pur essendo privilegiata e prevenuta dall’amore di Dio, essa ha costruito con le sue stesse mani la propria santità: ha sentito anche lei, come il Figlio, la asprezza dell’«obbedienza».
A ragione perciò sant’Ireneo, applicando alla Madre una sentenza detta per il Figlio (cfr. Eb 5,9), poteva scrivere che essa «obbedendo divenne causa della salvezza per sé e per tutto il genere umano». Obbedendo in tutto e per tutto a Dio, ha insegnato anche a noi a fare altrettanto: in questo modo è diventata e continua ad essere «causa della nostra salvezza», così come è stata e continua ad essere «causa della nostra gioia».

Una sintesi meravigliosa dei sentimenti e dei pensieri che siamo venuti esprimendo, riecheggia nel bellissimo prefazio odierno: «Tu hai preservato la Vergine Maria da ogni macchia di peccato originale, perché, piena di grazia, diventasse degna Madre del tuo Figlio.

In lei hai segnato l’inizio della Chiesa, sposa di Cristo senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza. Da lei, Vergine purissima, doveva nascere il Figlio, agnello innocente che toglie le nostre colpe;
e tu sopra ogni altra creatura la predestinavi per il tuo popolo avvocata di grazia e modello di santità». L’Immacolata, perciò, non è un quadro da ammirare con stupore e con esultanza, ma un «modello» da imitare nella nostra vita di ogni giorno, una «figura» di quello che deve essere la Chiesa come «comunità dei santi».

[...]

«Eccomi, sono la serva del Signore»

Sia pur velatamente, con quella finezza da ricamo che è propria dell’arte letteraria di Luca, alla pagina della Genesi che abbiamo appena commentato rimanda il brano evangelico che ci descrive l’annunciazione dell’Angelo a Maria. Qui però tutto è capovolto: Maria, la nuova Eva, è la vergine «saggia» che dialoga con l’Angelo per cercare di capire meglio la volontà di Dio, non per sottrarvisi, come era invece avvenuto per la vecchia Eva, che dialoga con il serpente.
Maria, dopo aver afferrato il senso della missione propostale da Dio, accetta, pur intravedendone tutte le difficoltà, addirittura la paradossale sproporzione fra le sue deboli forze umane e il risultato trascendente, infinito, della sua cooperazione all’iniziativa divina: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38).
La «disobbedienza» di Eva è superata all’infinito dalla «obbedienza» di Maria, come quella di Adamo è superata da quella di Cristo: «Come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti» (Rm 5,19).

 

[...]

«Hai trovato grazia presso Dio»
Ma un’altra osservazione vorrei fare, prima di chiudere: in Maria si celebra la «gratuità» più radicale dell’amore e della benevolenza di Dio verso gli uomini. È quanto risulta dal saluto dell’Angelo: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te» (v. 28).
E sappiamo benissimo che quel «piena di grazia» traduce una espressione greca, al participio perfetto passivo (kecharitoméne), che esprime uno stato, già preesistente e che perdura ancora, di amore, di preferenza, di bellezza, di santità che Dio soltanto ha creato in Maria. È quanto risulta ancora dalla replica dell’Angelo dopo le prime titubanze della Vergine: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (v. 30).

Però su questa gratuità «creativa» si innesta una capacità di risposta e di cooperazione, che esalta ancora di più il dono assolutamente gratuito di Dio. Rispondendo all’Angelo: «Avvenga di me quello che hai detto» (v. 38), Maria ha permesso alla «grazia» di invadere il mondo e di «creare» quella umanità «rinnovata», di cui lei è l’esemplare più bello.
È diventata «Madre» di Cristo, perché prima ancora, in maniera misteriosa, ne è stata «discepola», come dice stupendamente sant’Agostino: «Essa fece completamente la volontà del Padre, e perciò è più grande per Maria l’essere stata discepola di Cristo che non madre di Cristo». Il prodigio più grande per lei, e per tutti noi, è che Maria ha incominciato ad essere fedelissima «discepola» di Cristo fin dal primo istante del suo esistere come nostra «sorella»!





da: Settimo Cipriani - Convocati dallaParola
Edizioni Paoline - pp 513-520




 

 

 

 

 

 

 

 

sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org