I sogni cominceranno ad accadere
Matteo Ferrari, monaco





La predicazione di Giovanni è nel deserto: "... comparve - è scritto - a predicare nel deserto". Ritorna alla mente il passo di Osea: "L'attirerò nel deserto e le parlerò sul cuore"; se non c'è un minimo di silenzio, di deserto, di intimità, c'è il comizio, non c'è la Parola di Dio, non c'è la conversione. Mi colpisce un primo versetto del brano, l'incipit - l'inizio - della presentazione del Battista: perché delle folle è detto da dove venivano, da Gerusalemme, da tutta la Giudea, dalla zona adiacente al Giordano? Del Battista invece, nel vangelo di Matteo, si dice "comparve", come se non avesse un luogo geografico da cui venire. "Comparve", come se venisse dall'alto, e infatti subito è detto che la sua predicazione è compimento di una profezia: E' un uomo di Dio. E che gli interessasse Dio, che lo appassionasse Dio glielo si leggeva addosso, nella pelle, per come vestiva e per come mangiava.

Accorrevano, dunque.
Era passata la voce. Ma i motivi dell'accorrere - i motivi sottesi all'accorrere - possono essere tanti e non sempre sono i più limpidi. Fondamentalmente c'era un accorrere perché nell'aria c'era - ieri come oggi - un bisogno, una sete di "nuovo", una sete, un bisogno di cambiamento. Non se ne può più. E allora - come ti viene passata la voce : sai è là ... - accorri. Ma - vedete - gli occhi del profeta non si ingannano, non gli bastano le folle e neppure gli basta che gli si chieda il battesimo. "Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente? Fate dunque frutti degni di conversione ... ". Il Battista - come Gesù - inizia chiedendo la conversione.

Il regno di Dio è vicino, il Messia è alle porte. Occorre convertirsi, cioè passare da una vita abitata dalla nostra meschina sapienza, a una vita abitata dalla sapienza grande e vera, la sapienza di Dio.
Lasciati abitare e guidare: questa è la conversione. Lasciati mutare i giudizi da questa nuova sapienza. Parte di qui il rinnovamento. Se non sei disposto a mutare, a mutare secondo Dio, scordatelo: scordatelo il rinnovamento. Se non abbiamo voglia di cambiare noi stessi, addio cambiamento, costruiremo un altro mondo vecchio come quello di prima, o ancora più vecchio del mondo di prima.

Sta qui il problema. Anche oggi c'è un gran correre. Di qui e di là. Voci di qui, voci di là. Voci dall'al di là, va di moda l'apparizione, il miracolismo. Ci vorrebbe un Giovanni Battista che grida: convertitevi! Avete voglia di cambiare - ci direbbe - o avete voglia di soddisfare pruriti religiosi? Volete cambiare vita, volete lasciarvi guidare dall'altra sapienza - quella di Dio - o volete rassicurare la vostra vita, con un battesimo in più? Senza cambiare noi, senza rinnovare noi stessi, il mondo rimarrà quello di prima. E' giusto sognare e lavorare per un mondo nuovo.

Le parole del profeta Isaia erano di quelle che fanno sognare il cuore: "Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto. Il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà ... ". Parole che riguardano certamente, nella loro pienezza, il mondo futuro.
Ma, d'altro canto, parole che non possono essere rimandate totalmente al mondo futuro, se non si vuole fare della religione l'oppio dei popoli. Parole dunque che prefigurano assetti nuovi, dove la giustizia viene fatta anche ai poveri, dove essere diversi non è un attentato, ma una ricchezza, dove a rapporti di diffidenza sottentrano rapporti di fiducia, dove ha fine lo spadroneggiare impunito dell'ingiustizia, dove ha fine il saccheggio: un corso nuovo.

Ma c'è una condizione purtroppo negletta e dimenticata. E' scritto: "Non agiranno più iniquamente, né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese, come le acque ricoprono il mare".

Sì, abbiamo bisogno che la saggezza di Dio riempia questo paese: non saggi di corte - ognuno tira l'acqua al suo mulino - ma la saggezza del Signore. Allora, solo allora, i sogni cominceranno ad accadere.










da: Angelo Casati, Ricordare le sue parole
Edizioni Centro Ambrosiano 2002, pg 14-16

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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