4 dicembre: SECONDA DOMENICA DI AVVENTO
Andrea Cardone


Dalla lettera di S. Paolo apotolo ai Romani (15,4-9)
«Fratelli, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché in virtù della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture, teniamo viva la nostra speranza. E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti ad esempio di Gesù Cristo, perché con un solo animo e una sola voce rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi perciò gli uni gli altri come Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo si è fatto servitore dei circoncisi in favore della veracità di Dio, per compiere le promesse dei padri; le nazioni pagane invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: “Per questo ti celebrerò tra le nazioni pagane, e canterò inni al tuo nome”».



FIGLI DI DIO E FRATELLI TRA NOI

La liturgia dell’Avvento si propone di ravvivare, in noi, la speranza della salvezza, il cui fondamento è la parola di Dio, che ci giunge attraverso gli scritti dell’Antico e Nuovo Testamento e, cioè, attraverso il libro per antonomasia che è la Bibbia, i cui destinatari sono gli uomini di tutti i luoghi e di tutti i tempi.
Come in una composizione musicale, anche nella Bibbia, c’è il motivo dominante, che la pervade dalla prima all’ultima pagina e costituisce l’idea conduttrice e unificatrice di essa: la speranza del Salvatore.

Ad accendere, nel cuore dell’uomo, questa speranza, fu Dio stesso che, dopo la rovina provocata dal peccato dei nostri progenitori, rivolgendosi alla nostra madre Eva, le disse che, dal seme di lei, sarebbe venuto colui che avrebbe schiacciato il capo al nemico infernale (cfr. Gen. 3,15).
I profeti, illuminati da luce soprannaturale, confermarono, lungo il corso dei secoli, tale promessa e predissero anche il modo e le circostanze in cui essa si sarebbe compiuta. Il Messia Salvatore verrà — ribadirono quegli uomini di Dio — e, a prezzo delle sue sofferenze e della sua stessa vita, opererà la redenzione e offrirà a tutti la salvezza, trionfando finalmente di tutti i suoi nemici.


  Fu questa speranza che confortò e sostenne, attraverso i secoli, il popolo eletto di Dio, in mezzo alle più grandi prove e umiliazioni.
Nei momenti più duri ed angosciosi della sua esistenza, esso si rifugiò, come in una fortezza, in questa suprema speranza del Salvatore e trovò, in essa, il segreto per superare tutte le persecuzioni e sopravvivere a tutte le sue sventure.
«Tutto ciò che è stato scritto prima di noi
— ci dice S. Paolo —
è stato scritto per nostra istruzione».

Ora, il primo insegnamento che ci viene impartito dalla S. Scrittura è che Dio è Padre e noi tutti siamo suoi figli e fratelli tra noi.


Infinito nella sua bontà e nella sua misericordia, Egli, nell’esigere da noi un amore forte e generoso a lui e ai nostri fratelli, ci ha voluto mostrare come tale comandamento affondi le sue radici negli incancellabili rapporti di paternità e di filiazione, esistenti tra lui e noi, e in quelli di fraternità, che intercorrono tra noi e gli altri, per cui amare Dio e i nostri fratelli è una necessità, prima ancora di essere un precetto. A chi vuole conseguire la salvezza, non viene proposta altra via che l’amore.

 

Ma come si può amare e perseverare nell’amore, quando quotidianamente ci si imbatte in mille incomprensioni, resistenze e contrasti? Quando non pochi sono schiavi del loro egoismo e non si adoperano se non per il loro tornaconto, disinteressandosi di tutti gli altri?

La S. Scrittura risponde assicurandoci che Dio, il quale ci ha illuminati sulla via che dobbiamo per-correre, ci aiuterà, con la sua grazia, a perseverare in essa e non mancherà di consolarci nel nostro cammino, perché resti viva in noi la speranza della salvezza eterna. Il Dio della perseveranza e della consolazione infonderà nei nostri cuori gli stessi sentimenti di solidarietà, di amore, di tenerezza, di disponibilità a sacrificarci per gli altri, su l’esempio di Cristo Gesù, perché, pienamente concordi tra noi, possiamo, con tutto il nostro essere, rendere gloria a Dio, Padre del Signore Gesù Cristo.


Perché il suo insegnamento risultasse più efficace, l’apostolo S. Paolo adduce l’esempio di Nostro Signore, il quale, nonostante la nostra indegnità, si è fatto nostro fratello; è diventato solidale con noi, sino ad addossarsi la responsabilità di tutti i nostri peccati e a diventare la personificazione stessa del peccato, al fine di espiarlo nella natura umana da lui assunta. Con tale espiazione, egli è divenuto l’artefice insostituibile della redenzione, dalla quale non viene escluso nessuno: per gli Ebrei, essa è l’adempimento delle promesse fatte da Dio ai loro padri; per i pagani, è la manifestazione d’una misericordia, che non avrebbero neppure lontanamente immaginata. In virtù del sacrificio volontariamente offerto sul Calvario, Cristo ha sconfitto tutti i nostri nemici ed ha assoggettato a sè tutte le nazioni, le quali, entrando far parte del Corpo Mistico, ch’è la Chiesa, sono chiamate a cantare con lui, loro Capo e loro Re, l’inno di riconoscenza e di amore a Dio Padre, che ha voluto la nostra salvezza.

Pertanto, occorre riconoscere quanto sia indispensabile, per noi, applicarci a leggere, con particolare attenzione, la Bibbia; a meditarla, per farne la guida nel nostro cammino verso la patria del Cielo.
Essa non risponde soltanto ai più inquietanti interrogativi dell’animo umano circa l’esistenza di Dio e la sua trascendenza, l’origine delle cose e il loro ultimo fine, la vita dell’uomo e la sua immortalità, la legge morale, che gli interdice di abusare della sua libertà e di riconoscere i diritti di Dio sopra di lui...;
ma la Bibbia è anche il libro che ci conforta nelle nostre dolorose esperienze di ogni giorno e ci garantisce che le più profonde aspirazioni del nostro animo non andranno deluse; il libro che ci aiuta a non scoraggiarci dinanzi alle difficoltà, a non temere le persecuzioni, a non farci travolgere dalle tentazioni che ci opprimono, né dalle seduzioni del mondo, che ci insidiano dappertutto. È il libro che ci aiuta a proseguire con fiducia nel nostro cammino, poiché ci ricorda che accanto a noi, dentro di noi c’è Dio; quello stesso Dio che, per millenni, fu il conforto e la speranza del suo popolo eletto.


Occorre, dunque, aprire i nostri cuori all’azione dello Spirito Santo, per imparare, su l’esempio di Cristo, a superare, nella carità, le divergenze di carattere e di opinioni, le diversità di atteggiamenti e di giudizio, le nostre rivalità e i nostri egoismi, e arrivare a stimarci vicendevolmente, ad amarci nonostante le nostre deficienze, e a lavorare insieme per instaurare in noi stessi, nelle nostre famiglie e nel mondo intero, il Regno di Cristo la sua pace.







da: Andrea Cardone M.I. - Incontri festivi con i primi collaboratori di Gesù -
Religiosi Camilliani - Largo Ottorino Respighi, Roma pp 14-18






 

 

 

 

 

 

 

 

 

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