4 dicembre: SECONDA DOMENICA AVVENTO
Enrico Masseroni



Isaia 11,1-10:
Giudicherà con giustizia i poveri.

Romani 15,4-9:
Gesù Cristo salva tutti gli uomini.

Matteo 3,1-12:
Convertitevi: il regno dei cieli è vicino!



UN BATTESIMO DI CONVERSIONE

Vigilare: è la grande consegna per il tempo di Avvento.
Ma che vuol dire? Non certo stare con le mani in mano a sospirare un futuro migliore.
Lo afferma una singolare figura di profeta con l’impeto della voce, ma soprattutto con il vigore della testimonianza. La parola Avvento fa subito pensare a Giovanni il precursore, colui che sta sul crinale tra l’antico e il nuovo testamento.
Una figura familiare, ma lontana dalla nostra vita: un gigante fuori moda, dalla coerenza granitica, dallo sguardo interrogante, dalla voce robusta, dalla parola severa. Parola e cuore sembrano convergere in colui che deve venire. Sta qui la grandezza di Giovanni: dire Gesù.
Eppure, nonostante il messaggio scomodo, molta gente accorreva a lui «da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano». È il fascino misterioso della verità?

Che dice questo strano profeta? Le prime parole vanno dritte al cuore dell’attesa messianica. Un programma. Se tutto il racconto di Matteo gravita attorno al tema del regno di Dio, Giovanni lo preannuncia; e soprattutto provoca l’unica risposta vera alla novità di Dio: la conversione.
Anzi il messaggio dell’uomo del deserto fa eco allo stesso programma di Gesù:
«Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino» (Matteo 4,17).


   


Confessare le colpe
Urge cambiare dentro, il modo di pensare, per rivedere poi la vita e le opere. La conversione richiede il coraggio di un giudizio vero sul proprio peccato, come strada deviata, per maturare una decisione seria nella direzione di Dio. La confessione delle colpe è il primo passo per ottenere il perdono di Dio e per ricevere il battesimo; il quale non è un’abluzione rituale per una purificazione legale, e neppure ancora il battesimo cristiano. Ma solo un segno di purificazione interiore. Tuttavia il movimento di conversione, partito dal di dentro e reso visibile attraverso il rito, non finisce qui. Giovanni è esigente, imperativo: «Fate dunque frutti degni di conversione». Dal battesimo alle opere.

E, infine, la meta del movimento di conversione. Nella parola impetuosa del rude profeta emerge tutta la verità della sua vita e del suo battesimo.
In lui tutto grida Gesù. E il Messia viene additato come colui che «battezzerà in Spirito Santo e fuoco»; colui che dona lo Spirito e distrugge il peccato nel fuoco.
Il battesimo di Gesù segnerà dunque l’atto di nascita della creatura nuova per opera dello Spirito.

Ma non tutti ci stanno. C’è molta gente attorno a Giovanni. Forse tutti si mettono in fila sul greto del Giordano per farsi battezzare. Persino i farisei e sadducei, annota Matteo. Perché costoro accorressero nel deserto di Giovanni non è ben chiaro. I primi infatti passavano per osservanti ostinati della legge e delle tradizioni, sino a un ridicolo formalismo. Pertanto snobbavano volentieri il battesimo di Giovanni (Luca 7,30). I secondi, i sadducei, erano distanti mille miglia dallo spirito dell’austero profeta; con le loro idee libere e la loro morale arrendevole stavano agli antipodi del severo messaggio giovanneo.

Eppure Matteo riferisce che Giovanni, «vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: “Razza di vipere...” ». Insomma, parole di fuoco. Non serve vantare Abramo per padre; non giova dichiarare un’appartenenza anagrafica al popolo di Dio. È inutile andare al rito e restare chiusi nel proprio mondo di autosufficienza e di presunzione. Il tono di Giovanni è sferzante. L’immagine delle «vipere» smaschera la loro malvagità, il loro stile sfuggente e ambiguo. E per essi Giovanni evoca l’intervento di un Messia severo che farà finalmente la verità sulla storia e sulla vita di tutti.

Un altro Avvento di riti?
Chissà, forse con il passare dei giorni, spunta dentro un impulso a pregare di più, a passare qualche domenica diversa. Forse, pure attraverso i figli che vanno a catechismo, arriva qualche messaggio, qualche sollecitazione a partecipare. Ma niente è così facile come la convivenza tra il rito e una vita che resta tale e quale. Sovente la Parola di Dio è ascoltata distrattamente; oppure la predica è noiosa; o, guarda caso, si fa seguire. E bravo quel prete! Ma di qui a mettere in conto quella strana parola «conversione» ne passa.

Eppure l’Avvento è un appuntamento di grazia, in cui fare il punto, prendere sul serio la Parola.
Forse c’è da rivedere i rapporti in famiglia; o fare i conti «onestamente» con qualche comandamento di Dio. Forse c’è una coscienza da svegliare. Insomma, la conversione scava in profondità.
«Non crediate di poter dire fra voi: “Abbiamo Abramo per padre” »... «Siamo andati a Messa.
Abbiamo mandato un assegno per... I conti sono a posto». La conversione è un’altra cosa.





da: Enrico Masseroni - La Parola come pane - Il Vangelo della Domenica
Edizioni san Paolo 1998 - pp 17-19




 

 

 

 

 

 

 

 

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