20 novembre: CRISTO RE DELL'UNIVERSO
Gian Mario Redaelli



2 Sam 5,1-3 • Sal 121 • Col 1,12-20 • Lc 23,35-43


“C’ERA ANCHE UNA SCRITTA, SOPRA IL SUO CAPO: QUESTI È IL RE DEI GIUDEI!”


IL MESSAGGIO

Uno “strano re” quello che viene proposto alla nostra contemplazione ed adorazione dalla pagina evangelica odierna!


Un re:

— privato di ogni libertà di azione, perché inchiodato;
-— che ha come corona un casco di spine e come trono una croce.

Si, è da contemplare questo “nostro, unico, vero Re!”. Una regalità, la sua, diversa da ogni tipo di regalità umana, che possiamo immaginare.

Gesù Cristo: è Lui il senso della storia umana e del cosmo intero. Tutto ruota intorno a Lui, Signore dell’universo. È quanto S. Paolo ha maturato e consegnato nel celebre inno della lettera ai Colossesi (seconda lettura).
Con questa solennità (istituita da Pio XI nel 1925) si chiude l’anno liturgico. Al centro della liturgia odierna è collocata la croce, da cui Cristo offre salvezza e perdono. A Lui apriamo con fiducia il cuore e le porte delle nostre case, perché: “dove regna il Signore, regna la pace” (Salmo responsoriale).


   


PRIMA LETTURA E SALMO
Il brano parla di Davide, acclamato re dagli anziani d’Israele e consacrato con l’unzione regale. Davide è prefigurazione di Cristo, Messia e Re; il suo regno è segno del Regno di Cristo, non più circoscritto al tempo della storia, ma esteso al secolo futuro. Commovente la professione di fedeltà che tutte le tribù fanno, considerandosi una sola cosa con colui che il Signore ha scelto come Pastore e Capo del suo popolo: “Noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne”.

Il Salmista, rievocando la gioia dei pellegrini che intraprendevano il “santo viaggio” verso Gerusalemme, esprime l’intensa commozione che inondava il loro cuore quando giungevano alle porte della Città Santa, meta delle loro aspirazioni più profonde.


SECONDA LETTURA

L’inno, collocato da Paolo all’inizio della lettera indirizzata ai cristiani di Colossi, afferma il primato assoluto di Gesù Cristo. È Lui il Primo e il Modello originario di tutti gli esseri; è Lui la sorgente della grazia, che perdona e salva; è il Primo dei risorti; verso di Lui crocifisso converge la nostra storia, che in Lui trova il suo compimento. La nostra unità si realizzerà totalmente nel Cristo-Re quando tutte le creature, e particolarmente l’uomo, troveranno in Lui il loro totale compimento.


VANGELO

Sulla croce, Gesù riporta la vittoria definitiva sulle forze del male e inaugura il Regno di giustizia e di pace fondato sull’amore, che tutto dona.
Ai piedi della croce l’intera umanità è convocata per riconoscere in Gesù il Re che
toglie i peccati del mondo, i nostri peccati. Toglie il peccato della folla divenuta improvvisamente muta; dei capi religiosi che considerano i tre condannati abbandonati da Dio; degli aguzzini, che sfogano la loro rabbia sui malcapitati; del condannato che insulta gli altri condannati, con i quali dovrebbe essere almeno solidale.
Egli toglie, ancora, il peccato di coloro che non sono là presenti: Pilato, Erode, Pietro, gli altri Apostoli e coloro che preferiscono badare ai propri affari. Si, Cristo in croce è il solo vero Re, perché la vera regalità consiste nel togliere il male ovunque esso si annidi, obbliga gli uomini a riconoscere i loro peccati, a mettere in luce l’ingiustizia perpetrata ai danni degli innocenti, a smascherare la menzogna.
suscita pentimento e conversione, di cui abbiamo un modello nella persona del “buon ladrone”. Questi riconosce il male commesso, ma non si lascia sommergere dal proprio peccato, scopre che Cristo, suo compagno di sventura, è innocente; non solo, ma scorge in Lui qualcosa di infinito, lo riconosce Re: “Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.
perdona. In Gesù sulla croce non c’è ombra di odio, nessun moto di rivalsa, nessun indurimento orgoglioso verso coloro che l’hanno condannato. La sua regalità non serve per salvare se stesso, ma gli altri, cioè l’umanità.



RIFLETTI

Ecco chi è Gesù, il Nazareno: il nostro Re! Prova a riflettere su questo testo del Rahner, noto teologo: “Due uomini bestemmiavano la morte perché non la comprendevano.
E chi la può comprendere?

Uno guardò alla morte di Cristo e ciò che vide bastò perché comprendesse la propria morte.
Infatti, la si è compresa e compresa bene, se si dice al Cristo morente: ‘Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno’. E a questo morente il Figlio dell’uomo disse: ‘Oggi, sarai con me nel paradiso’.

E questo lo dice anche a noi!”. Alla scuola di Gesù hai ora compreso come salvare la tua vita: non ti resta che fidarti di Lui, come il buon ladrone, e intraprendere la strada dell’amore e del servizio, che Egli ti ha aperto, per giungere anche tu al Regno.





da: Gian Mario Redaelli - Leggere, spiegare, comprendere la Parola -
Edizioni Dottrinari - via F. Wennwe, 39 - 84080 Pellezzano SA, pp 205-207




 

 

 

 

 

 

 

 

 

sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org