2 novembre: COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI
P. Ernesto Della Corte



"La morte è ciò che maggiormente sentiamo come estraneo ed estraniante, ed è anche la nostra proprietà più originaria, tanto che risulta semplicemente disumana l'attuale sottrazione della morte al morente negli ospedali: oggi, annota Norbert Elias, si muore molto più igienicamente che nel passato, ma anche molto più soli.

Il cristiano, che non pone la sua fede nell'immortalità, ma nella resurrezione da morte, sa che la sua fede non salta, ma traversa la lacerazione della morte, e sa che questa lacerazione drammatica è assunta in Dio. Sa che la morte non è solo una fine ma anche un compimento. Ed egli impara a vivere la morte come atto nella preghiera, nel donare tempo, cioè vita, a Dio nella preghiera. È anzitutto lì che la «nemica» morte può essere vissuta come vita per e con Dio così da essere resa «sorella».

Vi è una sapienza che nasce dal «contare i giorni» (cfr. Salmo 90,12) cioè dall'assumere serenamente la limitatezza dei giorni, la dimensione della temporalità e la morte. Il credente può arrivare a vivere in modo pacificato e sereno tale accettazione, fondandosi sulla fede nel Dio che, come l'ha chiamato alla vita, così lo chiama a sé attraverso la morte: «Tu fai tornare l'uomo alla polvere quando dici: "Figli di Adamo, ritornate!"» (Salmo 90,3).

 


Carissime/i,

la morte pone un limite alla nostra vita storica e ci offre un tempo per apprezzare e vivere la Vita, che è un dono di Dio. Senza questo limite il nostro orgoglio e la nostra egolatria crescerebbe a dismisura.

Questo termine è una parete scoscesa per chi non ha Fede, ma diventa solo un varco verso la Vita definitiva che chiamiamo "eterna" per i credenti. Nel "giorno senza tramonto" - come recita la Liturgia - ci addormenteremo a questo mondo e ci risveglieremo nella Luce, se qui avremo vissuto il monito di Gesù: "Convertitevi e credete al Vangelo" (Marco 1,15).

Il potere, il successo, il comando, la tirannia, l'ergersi sugli altri, l'appropriarsi dei ruoli non salveranno dalla dannazione eterna quanti confidano e continuano a confidare nella mentalità mondana.

Già qui, già ora, ognuno di noi sta costruendo e posizionandosi nella corsia che i propri atti scelgono: quella corsia in cui ci poniamo sarà la stessa dall'altra parte del tunnel, verso la Luce per chi l'ha scelta già qui e ora, verso l'annientamento per chi vive e continua a vivere nel tenebre.

Facciamo una scelta vera e definitiva e ritroviamoci nella preghiera per sostenerci gli uni gli altri.

In Xsto Gesù P. Ernesto Della Corte, fratello



da: http://www.parrimmacolataconcmontesantangelo.it/







 

 

 

 

 

 

 

 

 

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