UN CUORE GRANDE GRANDE
Vincenzo Bertolone




Quando F. Dostoevskij paradossalmente scriveva che, se fosse stato costretto a scegliere tra la verità e il Cristo, avrebbe scelto Gesù Cristo, confessava, che soltanto Cristo è la verità, la via, la vita.
La bellezza
“sempre antica e sempre nuova”, che S. Agostino riconosce di aver cercato anche quando da essa rifuggiva, è l’irradiazione del Volto e del cuore di Cristo, che noi chiediamo ogni giorno con l’invocazione orante: “Illumina, Domine, Vultum tuum super nos !” (Fa’ splendere, Signore, il tuo volto su di noi), oppure con la struggente preghiera : “Faciem Tuam, Domine, requiram!”, Signore, cercherò sempre il tuo volto!
Questo Volto è anche questo cuore, il cuore umano di Dio-Figlio, che vogliamo cercare particolarmente nell’atmosfera dell’Anno giubilare della Misericordia: Misericordioso Gesù, abbi pietà di me.

...ecco davanti a noi il cuore grande, grande del Figlio, il cui Volto misericordiosissimo ci si manifesta attraverso la parte del corpo – il cuore, appunto – che appare come la più profonda, la più umana, la più carica di sensi simbolici, la più evocativa della carica propulsiva dell’amore divino e umano del Figlio incarnato.
Il cuore ha le sue ragioni, che solamente un cuore innamorato sa comprendere. Scriveva Blaise Pascal nella sua Apologia della religione cristiana (poi: Pensieri), parlando appunto delle ragioni del cuore: “Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce affatto; lo si comprende in mille cose. Io dico che il cuore ama l’essere universale naturalmente e se stesso naturalmente, secondo che v’indulge o s’indurisce contro l’uno e contro l’altro, a sua scelta. Voi avete respinto l’uno e conservato l’altro; è forse per una ragione che voi vi amate?”...


Di fronte al cuore di Gesù sono secondarie le domande e le spiegazioni razionali ma prevalgono le ragioni del cuore, cui non si fanno domande. Dobbiamo solo lasciarci prendere nel vortice d’amore, come i mistici e gli asceti moderni, che vi dedicarono, tanta attenzione.

[...]
Papa Francesco, ha potuto parlare, una volta, quasi preludendo all’Anno della misericordia, dell’umiltà del Cuore di Cristo, che rimane fedele a noi e non ci tradisce mai: “Gesù rimane fedele, non tradisce mai: anche quando abbiamo sbagliato, Egli ci aspetta sempre per perdonarci: è il volto del Padre misericordioso. Questo amore, questa fedeltà del Signore manifesta l’umiltà del suo cuore: Gesù non è venuto a conquistare gli uomini come i re e i potenti di questo mondo, ma è venuto ad offrire amore con mitezza e umiltà. Così si è autodefinito: «imparate da me che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29).
... noi possiamo sperimentare e assaporare la tenerezza di questo amore in ogni stagione della vita: nel tempo della gioia e in quello della tristezza, nel tempo della salute e in quello dell’infermità e della malattia”.

In definitiva, sul volto del Dio umanato, traspare quanto è custodito nel suo cuore e chi ha l’occhio attento e scaltrito, come il vero devoto del cuore di Cristo, riesce bene a distinguere la genuinità del messaggio d’amore trasmesso: “Solo chi ama può pronunciare la parola ‘cuore’ sapendo quello che dice, e solo chi è unito con amore al Signore crocifisso comprende che cosa significa parlare del ‘Cuore di Gesù’”.

In questo senso, il termine cuore diviene oggi un simbolo attualissimo, grazie al quale ci è dato di riscoprire nella vita cristiana, il grande valore del simbolo: contro un pensiero umano, che pretenderebbe di essere totalmente trasparente a se stesso e di ridurre a questa trasparenza la realtà intera, risalta con nuova forza ciò che è evocativo, ovvero ciò che riunisce ciò che è lontano senza peraltro annullare le differenze, ma nemmeno renderle inconciliabili. ...


“Come pregate?”, domandò una volta Bordignon (si tratta di un ignoto personaggio-interlocutore di madre Teresa), a madre Teresa di Calcutta; ed ella:
“Cominciamo la nostra giornata cercando di vedere il Cristo attraverso il Pane e durante la giornata continuiamo a vederlo sotto le apparenze dei corpi logori dei nostri poveri. Preghiamo anche con il nostro lavoro, compiendolo con Gesù, per Gesù e verso Gesù. I poveri sono la nostra preghiera. Portano Dio in loro. La preghiera, è pregare in ogni cosa, pregare nel lavoro”.

[...]


“Gesù stesso nei suoi gesti, nei suoi miracoli, nei suoi contatti con tutti, incarna la misericordia di Dio;
egli è la rivelazione e la massima attuazione della sua misericordia… Tutto il vangelo di Luca può essere chiamato: ‘il Vangelo della misericordia’. E in particolare nel suo mezzo, come nel suo cuore, (cap. 15) si trovano le ‘parabole della misericordia’”.

Queste parole ci riscaldano il cuore e ci fanno sperare di rivedere l’alba dopo la notte e le tante ombre del mondo. Attendiamo fiduciosi l’alba del cuore e del volto di Cristo, che speriamo di poter contemplare senz’arrossire, come in quest’invocazione di David Maria Turoldo:

«Non so quando spunterà l’alba
non so quando potrò
camminare per le vie del tuo paradiso

non so quando i sensi
finiranno di gemere
e il cuore sopporterà la luce.

E la mente (oh, la mente!)
già ubriaca, sarà
finalmente calma
e lucida:
e potrò vederti in volto
senza arrossire.



da: Vincenzo Bertolone, Vescovo -
Un Cuore grande, grande

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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