“SVEGLIATI MIO CUORE” (Sal 57)
Domenico Cancian





Il Salmo 57 suggerisce una preghiera accorata a chi si sente braccato da nemici paragonati a delle belve (del resto il terrorismo in atto non scherza). La preghiera vale anche per chi si sente oppresso da sofferenze più grandi di lui.

Pietà di me, pietà di me, o Dio, in te si rifugia l'anima mia; all'ombra delle tue ali mi rifugio…”.
Dio interviene, libera e salva.
Il salmista intona il canto di ringraziamento:
Voglio cantare, voglio inneggiare: svégliati, mio cuore, svégliatevi arpa e cetra, voglio svegliare l'aurora… grande fino ai cieli è il tuo amore e fino alle nubi la tua fedeltà.

Con l’arpa in mano, dopo l'angosciosa preghiera notturna, il salmista già a intravede l'aurora che preannuncia il sorgere del sole e grida:
“SVÉGLIATI, MIO CUORE!”

Per ben tre volte è utilizzato questo verbo riferito prima al proprio cuore (la parola originale è “fegato”, simbolo dell'interiorità passionale e umana), poi agli strumenti musicali e infine all'aurora perché si affretti a diffondere la luce piena del giorno.


Una mobilitazione totale per cantare un solo motivo: l'amore e la fedeltà senza misura di Dio!
Vengono in mente le parole di Sant'Agostino: “Svégliati, uomo: per te Dio si è fatto uomo. Svégliati, tu che dormi Cristo ti illuminerà”.

Viene anche in mente il prossimo Convegno di Firenze: In Gesù Cristo il nuovo umanesimo. Il messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2015 si intitola: “Rinfrancate i vostri cuori” (Gc 5,8). Vuole svegliarci dall'indifferenza che indurisce il cuore e lo addormenta nel comodo egoismo. …

La Chiesa ha il compito di tener aperta la porta tra Dio e l'uomo “mediante la proclamazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti, la testimonianza della fede che si rende efficace nella carità”.

Il mondo tende a chiudere quella porta per poi … rinchiudersi nelle tenebre del male che proviene dalla durezza del cuore (sclerocardia). Chiudere il cuore dinanzi al fratello bisognoso è resistere all'amore, non lasciarci permeare dall'amore misericordioso che Gesù è venuto a donarci.

“Per superare l'indifferenza e le nostre pretese di onnipotenza”, Papa Francesco chiede “un percorso di formazione del cuore” perché divenga umile, mite, misericordioso, accogliente e generoso, simile a quello di Gesù, il buon samaritano (cf Lettera pastorale, Il Vangelo sorgente di umanità nuova).
Per questa trasformazione suggerisce tre impegni: la preghiera, i gesti di carità (anche piccoli, ma concreti), la conversione dai propri vizi che bloccano l'amore (superbia, invidia, gelosia, aggressività, maldicenza…è questo il digiuno più importante).

Svégliati, mio cuore,
--- ci sollecita fortemente ad aprire il nostro cuore all'amore fecondo e accogliere il dono della vita umana dal concepimento alla morte naturale, sostenendola sempre, specialmente quando è fragile, emarginata, scartata, ridotta ad oggetto di consumo. La costruzione di un nuovo umanesimo è la vera sfida che ci attende e parte dal sì alla vita.

Svegliati, mio cuore, perché possa servire con amore chi è malato.
--- ci ricorda che occorre "la sapienza del cuore" infusa dallo Spirito Santo in chi è disponibile, ma che richiede tutta la nostra collaborazione.
Il Papa elenca cinque atteggiamenti essenziali per servire con amore il Signore nella persona sofferente. In buona sostanza c’é bisogno di offrire al malato concreti aiuti per lavarsi, vestirsi, nutrirsi, non avvilirsi. Vale più un gesto attento, gratuito, delicato che mille discorsi.

La conferma è immediata: chi fa così sperimenta che c'è più gioia nel dare che nel ricevere, ed è sempre di più quello che si riceve di quello che si dà.










da: Domenico Cancian fam, Vescovo -
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