DONNE E UOMINI CAPACI DI CARITÀ
Francesco Beschi




… il linguaggio più comprensibile per comunicare il Vangelo è quello della Carità vissuta. È il linguaggio di molti cristiani anche tra noi; è il linguaggio con cui le nostre comunità, capaci di Vangelo e di Eucaristia, desiderano parlare in modo sempre più chiaro e convincente a tutti; è il linguaggio di tante donne e uomini di buona volontà, che non si dicono cristiani, ma vivono il messaggio evangelico; è il linguaggio di Gesù e dunque del nostro Dio. Le donne e gli uomini capaci di Vangelo e di Eucaristia sono e debbono essere capaci di Carità.


[…]

Le mani di Dio sono mani di misericordia: la mano del perdono dei peccati e quella delle opere di misericordia. Tutta la vicenda biblica e l’evento culminante della missione di Gesù sono la testimonianza di queste mani misericordiose. Lasciamoci raggiungere ed abbracciare dalle mani di Dio: il Papa si fa interprete dell’attesa, a volte nascosta, ma certamente diffusa e sofferta, di una misericordia più grande del nostro peccato e di un amore capace di nutrire tutta l’esistenza.

[…]

L’icona scelta per rappresentare il cammino di quest’anno è quella del Buon Samaritano. …
Tra i molteplici passaggi del racconto di Gesù, vorrei particolarmente sottolineare il sentimento della compassione. È il sentimento che cambia lo sviluppo della narrazione. I diversi protagonisti passano sulla medesima strada e vedono la medesima scena, ma colui che avvia un processo di salvezza è chi si lascia muovere interiormente, visceralmente, dalla compassione.

Permettete questa osservazione a margine: oggi si sottolinea spesso come le prese di posizione dell’opinione pubblica siano soprattutto di indole viscerale. Si parla di emotività, di istinti, di impulsività, affermando che massmedia e capipopolo sollecitano volutamente queste reazioni per i propri interessi. Nella parabola ci viene presentata una condizione per certi versi analoga, ma di tenore assolutamente diverso: ci troviamo davanti ad una
visceralità che muove a condividere la sofferenza di chi soffre, a ribellarsi alle cause di questa sofferenza adottando scelte che non la moltiplichino e a soccorrere in modo fattivo chi dalla sofferenza è provato.
La compassione è la stessa visceralità di Dio nei confronti dell’uomo e della sua radicale condizione di precarietà.
La compassione evangelica rappresenta il tratto del coinvolgimento personale nella relazione con l’altro e determina una trasformazione che assume il volto del prossimo.
Gesù indica nell’inseparabilità dell’amore di Dio e del prossimo il comandamento più grande.

Questo primo insegnamento è decisivo, ma inevitabilmente solleva la domanda: chi è il mio prossimo? L’esito finale della parabola stravolge ogni definizione di prossimo proiettata fuori di noi e indica invece una scelta, una determinazione, uno stile: il prossimo non si sceglie, ma prossimo si diventa.
Il comandamento dell’amore prevede che sia io a farmi prossimo ad ogni persona umana, particolarmente a chi è provato nella vita.

“Va’, e anche tu fa lo stesso” è l’indicazione fondamentale che Gesù consegna al lettore del Vangelo e al discepolo che crede in Lui. Chi è il cristiano? Si tratta di una domanda dalle molte risposte.
Ne evoco una che può suonare come provocazione, ma che in questo contesto mi sembra del tutto pertinente:
“Il cristiano è colui che ama”.


L’esigenza fondamentale che la Parola e l’esistenza di Gesù sottopongono a coloro che lo seguono è quella della
conversione: una trasformazione profonda, frutto della Grazia e della libertà, che descriverei in quattro modi.
--- Il
passaggio dalla durezza alla tenerezza del cuore …
Essa consiste essenzialmente nella comprensione di ogni persona nella sua interezza.
Il gesto rivelatore della tenerezza di cuore è l’abbraccio che accoglie e raccoglie tutto di una persona.
È l’abbraccio di Dio che diventa liberante e risuscita in noi la possibilità di una vita contrassegnata fondamentalmente dall’amore.

---
Il passaggio dal timore all’amore …
La rivelazione fondamentale del Vangelo è quella del radicale amore di Dio, donato definitivamente, totalmente e universalmente nella persona di Gesù: è un amore che libera dal potere del timore.
Siamo dunque chiamati ad uscire dalla schiavitù della paura e incamminarci sulla strada dell’amore aperta dal Signore Gesù.

---
Il passaggio dal giudizio alla misericordia …
La misericordia non è un’amnistia generalizzata, tanto meno una giustificazione al relativismo morale;
non è l’anestesia della coscienza e della responsabilità.
È una disposizione più alta, più comprensiva della grandezza di ogni essere umano e insieme della sua miseria; è una possibilità di riscatto e di risurrezione offerta a ciascuno;
è la rivelazione del volto di Dio, come Gesù ci consegna.
È quella sapiente pratica, insegnata da Papa Giovanni, capace di distinguere l’errore dall’errante, il peccatore dal peccato, condannando con chiarezza il primo e donando la possibilità di ricominciamento al secondo.

---
Il passaggio dalle opere di misericordia ad un cuore misericordioso.
Direi che è il passaggio fondamentale.
… Se è vero che un’opera di misericordia dovrebbe nascere da un cuore misericordioso, altrettanto vero è che il cuore misericordioso non è semplicemente la somma di molte opere di misericordia.
… Se riteniamo che il Vangelo e l’Eucaristia siano capaci di dar forma alle nostre esistenze personali e comunitarie, tanto più coltiviamo la convinzione che l’esercizio della Carità possa diventare una strada su cui avviene la trasformazione del cuore di pietra in cuore di carne.



da: Francesco Beschi, Vescovo -
Uomini e donne capaci di Carità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org